Finché si accade, anche si vede il mondo

 

sulla scala wp - by criBo

poi ci si può fermare
smettere il filo e a capo
nella stasi
abituarsi al bianco dell’assenza
e quindi stare
nell’invisibilità dei punti omessi
nell’abbagliare della sparizione

dismessa al movimento
essere il foglio
senza nessuna traccia di scrittura
senza

 

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Il mondo senza volontà, né rappresentazione

 

diamond

in una folle corsa al muro cieco
il palio ha l’inquietudine dei vinti
la brutale acquiescenza delle orde

un metacarnevale di viltà:
mascherati da bravi cittadini
moriamo fianco a fianco
coriandoli di melma
in apparente singolarità

siamo inclusioni fossili
d’un cielo screditato che simula il diamante
anime prigioniere
in questa densità così asfissiante
che ci costringe a vivere da ombre
e a non poterci amare

 

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Manifesto

via Manifesto

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Dis_soluzioni

 

 

sul viso-lago sembra agonizzare
ogni livello, ma
chi sta morendo veramente è il tempo
si cancellano date e appuntamenti
si sta fuori da calendari e santincielo
in fondo
la vita è come un fiore di ciliegio
muore per dare vita a un frutto rosso
un nòcciolo nel centro
il cuore a spasso

ore tatuate sulla pelle
fingono il senso della rotazione
spariscono alle feste obbligatorie
finiscono in un pianto di parole
mentre un tergicristallo
passando e ripassando sui dolori
elimina ogni traccia dal quadrante

 

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Eros, Hypnos, Thanatos

La Vie et la Mort de Gustav KlimtSiamo avvezzi al concetto dell’ineludibile conflitto tra Eros e Thanatos, ma forse è più realistico pensare che il vero conflitto è quello tra Hypnos e Thanatos.
Il sonno spegne quotidianamente l’azione e se non fosse per l’attività onirica, anche l’immaginario si disattiverebbe. L’immaginario che possiamo verificare solo al risveglio.
Ma nella morte questo risveglio non ci sarà, e quindi chi potrà testimoniare d’essere stato vivo?

Quelli che restano sperimentano l’assenza, chi è morto non saprà di essere assente.
Allora c’è da chiedersi in che cosa consiste la morte veramente.
Una disconnessione dal mondo degli eventi di chi sa e non può opporsi al disgregamento?
Un senso di inanità di chi assiste ma non può sapere di quel disfacimento?
Scriveva la mia amica Lucia Tosi:

“di che parla la poesia?
della morte.
solo della morte?
della morte, sicuro.
ma non è vero: c’è di tutto nella poesia.
c’è di tutto, sì: ma lei è sempre lì.
ci sono alberi e vento e acque…
…ma lei è sempre e ovunque: in quegli alberi in quel vento e nelle acque.
non posso pensare che i poeti mi parlino solo della morte.
se i poeti sono poeti ti parleranno sempre e soltanto della morte
che la nominino o la tacciano, la morte di tutti, la loro stessa morte
è sempre e ovunque.
non ci credo.
ora non lo pensi: ma poi lo penserai.
e quando?
quando incontrerai davvero un poeta. e lo incontrerai dentro di te e dentro
di te ti parlerà con parole che non si leggono che non si possono sentire.
e dietro gli alberi i volti le case la guerra l’amore sentirai che si nasconde lei.
ti prenderà un brivido una vertigine ti stringerà alla gola.
sarà terribile, sarà spaventoso?
sarà scoprire che si può amare la vita.”

E questa è l’acquisizione del poeta, che della finitudine ha la cognizione ma vede uno spiraglio oltre il mistero.
Ci si può accontentare? Ci si deve.

 

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Dormire

 

balaustra sull'irreale - by criBo

il sonno ci conduce sul confine
quasi una morte in prova
_ poi si torna_

ma quando resteremo addormentati
in un mattino che non ci vedrà
che non vedremo
avremo perso il giorno
e non sapremo della nostra assenza
_né che non si ritorna_

 

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Apologia del falso in abito mimetico

nell’indeterminato è da s-piazzisti
vendere sottobanco gli ideali
di eroi da videogame e da fumetti
i giochi bellicosi
per meglio allontanare i tempi neri
le valli delle lacrime
i mari opposti ai cieli
il buio dei cuori

ti erigeranno un monumento
soldato che uccidesti altri soldati
ti eleggeranno martire e leggenda
avrai la storia dei sopravvissuti
una medaglia
così non saprai mai
che sei anche tu una vittima di guerra

e le armaturemaschere
faranno da esoscheletri in musei
a ricoprire il nulla che rimane
delle battaglie vinte

la storia è scritta a sangue dai potenti
l’alloro è uno specchietto per allodole
i corpi           vuoti a perdere

 

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Fuga da un divano

via Fuga da un divano

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Là fuori

via Là fuori

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OICSEVOR LI

via OICSEVOR LI

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il mio nuovo libro

http://www.arcipelagoitaca.it/wp-content/uploads/2018/11/scheda-la-simmestria-del-vuoto.pdf

#arcipelagoitaca #cristinabove #lasimmetriadelvuoto

 

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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Tentare è l’infinito d’un verbotranello

in volo - by criBo

Sotto i portici della città bianca
guizzavano pesci venuti dal mare
_ avevano appreso a volare da soli_
non sapevano che
l’insidia può essere un concavo azzurro
dipinto da un folle pittore
un’esca nell’arco
nel varco dei suoni

un coro di uccelli
diretti a paesi lontani
diceva di vita oltre muri e bastioni
oltre fumi d’incenso e colonne di chiese
mezzelune di sangue
_di pinne o di ali si va controsole_
si cade, si sale, si muore

i pesci non hanno mai sete
non sanno il sapore dell’aria
e annegano in volo

 

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Di genere

*Abbiamo un modo così particolare
di scriverci la vita addosso
certificati d’esistenza in cui pezzi mancanti
più o meno visibili
ci sottraggono peso (dimagrimento garantito)
ci squalificano fino a dimostrare
che non siamo più stelle dipinte belle

continua qui  Di genere

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Le inaspettate assenze

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

Il tempo fa strani scherzi
a chi si dona e a chi si nega
senza dare segnali
_ un bip d’avvertimento, anche via mail_
pertanto ci si adatta a fare finta
che tutto vada ben (signora mia)
un muro di caselle
o colombari
a mettere un po’ d’ordine
_un frego nero sopra il cuore_
per barattare amore con la morte

e poi tradirsi di comune accordo
leggere storie travisate
(signora mia, che ridere)
mentre chi tace sa
che tutto andava fatto
tutto vissuto perché niente dura.
Un decennio da ricordare è tanto
è più di una costanza fatta corpo
è l’intimo che viene rivelato

il tempo abbia riguardo
per questa pietra incisa
e mi sorprenda
smettendo di restarsene alla porta

 

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Ritorneremo fieri

 

la macchia rossa - by criBo

siamo rossi
rose imperfette dalle spine tante
_non ne faranno un fascio_
nell’onda di bitume che dilaga
custodiamo memorie
forse verranno giorni come allora
che si credeva nella libertà

a poco a poco
tradendoci la vista
sono precipitate nuvole di fumo
_sembravano d’organza_
e adesso piove il cielo
le stelle son cadute nelle fogne
il verde vira al nero
e nei roseti mangiano le foglie
milizie di tentredini assetate
di potere e di sangue

ma l’anemia non appartiene al sole
e una falce di luce
sventolerà sulle città risorte
a un refolo scarlatto

 

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Scritture all’acqua pazza

che c'è nella stanza - by criBo

quel numero assassino
contato alla rovescia
ti ridisegna a ghirigori ciano
_una bellezza strana, disarmante_
e una follia d’inverno
ti ricompatta per non farti andare
prima dell’ora ics

comunque andrà
la mietitrice cieca avrà i tuoi occhi
punterà il dito in un registro d’ombre
_in una scelta a caso, o forse no_
ti falcerà di netto

poi scriverà il tuo nome sulla sabbia
verrà l’alta marea
e sparirai nell’onda di risacca

 

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La beffa dell’arca

barca-2-by-cribo

Avremmo visto il luogo
in cui si nasce dalla propria morte
e si continua a vivere in esilio
_quando inventammo il cielo_
ciascuno immerso nelle proprie nuvole
con la testa al di là delle montagne
un santo scalatore
o un imbecille

ma non si può guardare oltre le stelle
per noi soltanto punti luccicanti
noi che sfidiamo il danno e l’impostura
percorrendoci a tratti di matita
in un quaderno squinternato
i fogli allo sbaraglio

a leggerli saranno angeli imbelli
caduti dalle sfere e tratti in salvo
da noi mortali indottrinati a morte
_ geni o decerebrati_
figli di qualche nume intestardito
illusi da un Noè
che ci fa stare in piedi sulla tolda
per poi buttarci tutti quanti giù

 

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Consegne inverse

 

 

fantasime 2 - by criboMi mancano le ore strampalate
i gesti noti
le confidenze amene su quelli di là fuori
_ascoltavo per ore_
le sospendevo ai margini
e le dimenticavo
ponevo l’attenzione ad altre cose

sfilavano ritratti singolari
di amori, non amori, amori meno
_non lo sapranno mai_
ed io non tradirò questo silenzio
nemmeno ad occhi spenti

anni che riparavano l’esilio
della ragazza morta e poi rinata
con tenera allegria
“si merita un autunno d’altre rose”
veglie di capodanno giorno e notte.
Scritture in anteprima
_le ho conservate tutte_
alcune rimarranno a me soltanto

 

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Non sempre presente nel corpo

in una stanza tutto l'universo - by criBo

a volte chissà dove sto
se non m’incontro
ho provato a chiamarmi
coi nomi che mi dava un forestiero
_i nomifiori che si fanno specchi _
ma quel suono
è diventato un flauto muto
perciò nessun apostrofo mi avvera
né mi rende reale

pesanti primavere a datazione
sarà per questo che non mi rispondo
_udito selettivo: soltanto ticchettii_
il corpo è sordo
lo posso attraversare e non mi sente
l’anima invece dista dai quadranti
e scrive un lungo amore, universale

 

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era il lontano 2008

 

postato su Splinder  26/02/2008   alle ore 07:05
(riuscii a copincollare il tutto prima che la piattaforma chiudesse)

A QUATTRO MANI

Questo racconto nasce davvero a quattro mani, ossia: la parte in blu è mia, la parte in nero è di Enrico Gregori (avrebbe voluto restare anonimo, salvo disvelarsi in seguito ad alcuni commenti) che si è prestato gentilmente a fare da controparte maschile e renderlo, così,  più verosimile. Lo ringrazio di cuore per aver collaborato a qualcosa che ci ha divertito entrambi.  

                 *

          Non era previsto che ti vedessi. Ma quel seminario di narrativa e poesia, organizzato ad Orvieto, ha spinto persino te a lasciare l’eremo. Raccolte le tue forze, ti sei messa su un treno e hai trovato posto nel mio stesso piccolo albergo.
Mi è venuto un colpo nel vederti alla reception.  – Ma daiiiiiiii, stai davvero qui Martina? E sola, per giunta. Bravissima-.
La tua sorpresa, se possibile, è ancor più grande della mia.
Cerchi di sviare l’imbarazzo cercando qualcuno che ti accompagni in camera con la valigia. -E io che ci sto a fare, allora?- dico.
La tua valigia la prendo io e mi incammino con te che mi sei accanto…

 –Che strana coppia- pensa il receptionist. In effetti lei, piccolina, gli arriva si e no alla spalla, ha capelli biondi che le incorniciano il viso alquanto giovanile, certo, ma si capisce che lui è più giovane, forse cinquantenne, un bell’uomo alto, snello.
La scorta verso l’ascensore.
Lei sembra intimidita, teme perfino di guardarlo negli occhi, lo scruta dallo specchio di sfuggita…
Sono arrivati al piano, lei gli indica la sua camera.

 Lui apre e dà uno sguardo. <Semplice ma carina, ti piace Martì? Sennò vediamo di cambiare>.
No va bene –rispondi un po’ imbarazzata- e poi saranno tutte uguali. Anche la tua sarà così-.
-Bè, penso di sì. Che ne dici allora di lasciare qui la tua valigia e andare a vedere la mia stanza? Credo che con quello che passa il frigobar sia giusto fare un brindisi a questo inaspettato incontro. O no?…-

 Lei gli sorride e poi dice: -Forse più tardi, adesso mi serve una bella doccia calda, il viaggio è stato lungo e ho bisogno di rilassarmi. Potremo vederci per cena.
Lui rimane un po’ perplesso, poi: – Mannaggia sono già stato invitato dal mio editore, non posso proprio rifiutare.-
-Beh, allora ci vediamo domani a colazione.-
Sta per andare via, ma all’improvviso si volta e la prende fra le braccia.

 Un abbraccio affettuoso, nulla di più. Ma tanto basta a coglierla di sorpresa. Lei si lascia abbracciare e abbraccia lui timidamente. Poi lei si avvia verso la finestra. Scosta un po’ le tende e comincia a osservare la piazza. Non si vede molto. Alle 18 il sole è già quasi del tutto tramontato. Forse rimane così per capire cosa vuole fare lui.
Martina sente la porta che si chiude. Si gira. Lui è lì. La porta è stata chiusa dall’interno. Quello scatto, forse, era l’inizio di qualcosa. Non lo sapeva lei, non lo sapeva lui.
Nel dubbio, Martina continuò a dargli le spalle rimanendo alla finestra…

 Sentì le sue mani sulle spalle premere delicatamente per farla girare verso di lui. Si trovò con il viso contro il suo petto. Poi lui le sollevò il mento per guardarla negli occhi, lei li chiuse perché non poteva fare altro, ma li riaprì un attimo, il tempo di scorgere quelli di Roberto che erano un mare di desiderio.
Li richiuse, avrebbe voluto opporsi, fare quella benedetta doccia, ma lui la teneva stretta a sé, poi cominciò a carezzarle i capelli.

 -Dio che momento!-  dice lui -Ma –aggiunge- può anche finire qui, non importa. Se vuoi fare la doccia in santa pace è quello che devi -.
Ma lo dice continuando ad accarezzarle il viso. E Martina non si muoveva. Difficile interpretare se fosse terrorizzata o piacevolmente investita da una gradevolezza dimenticata.
Roberto pensa che non ci possono essere parole per poter uscire dai dubbi.
Le sfiora le labbra con le dita. Poi si avvicina a lei. Continua a guardarla negli occhi per accorgersi di un suo eventuale moto di ripensamento. Nulla.
Roberto prende il viso di Martina tra le guance. Accosta le sue labbra a quelle di lei e, delicatamente, comincia a far scivolare la sua lingua dentro la bocca di Martina a incontrare la lingua di lei…

 Roberto intanto pensa: adesso la mia lingua toccherà la sua dentiera… ma, no, nessun intoppo, e quei denti che prima ha potuto scorgere nel sorriso, sono proprio i suoi. In effetti lei ne va molto fiera: ha dovuto affrontare tutta una serie di interventi chirurgici sul proprio corpo, ha dovuto fare parecchie volte i conti con la morte, non ultima una grave malattia cardiaca che le impedisce di vivere una vita “normale” , ma non conosce il mal di denti. – Quasi ridicolo-  le viene da pensare.
Ma il bacio di Roberto sta diventando più intenso, lei ha voglia di sottrarsi, lei ha voglia di restare… in mezzo c’è Martina che non ci sta capendo più niente.

 Lui sente la lingua di lei solo per un istante. “Cazzo ho esagerato”, pensa.
E si discosta. La guarda, tenta di capire i danni provocati. Martina non lascia trapelare. Roberto non vede altra soluzione che fermarsi, lasciarla respirare. Coordinare idee emozioni per quanto possibile.
“Capirò da ciò che fa lei quale dev’essere il prosieguo di questa meravigliosa follia. E se prosieguo ci debba essere.”
Ora è lui a mettersi alla finestra. E guarda giù. Avverte sempre alle sue spalle Martina. Percepisce quasi il rumore dei pensieri della donna. Ma non conosce il contenuto dei pensieri…

 Martina intanto osserva la sagoma di Roberto controluce. Vorrebbe chiamarlo, vorrebbe ancora restare fra le sue braccia, ma un piccolo dolore al centro del petto le sta facendo accelerare il respiro, lo conosce e lo teme… C’è tutto un fremito nel suo corpo, sensazioni che non provava più da anni, vorrebbe non avere più quel maledetto pacemaker, vorrebbe avere venti anni di meno ed essere qui con lui, per poter tradire perfino se stessa, ma quell’affanno le da l’àut-àut… Non sa, Roberto, che potrebbe morirgli tra le braccia, se solo acconsentisse al suo desiderio. Questo lui non lo vuole sentire, questo lui lo ha talmente ben evitato, proibito, che è diventato un tabù tra loro.
Potrebbe raccontargli di come ha vissuto in sogno già quell’incontro, di quali sensazioni fosse stato preda il suo corpo e di come fosse stata poi male… ed era soltanto un sogno… Questa presenza reale, con tutta la sua carnalità prorompente, sarebbe stata la sua fine.

 Pensieri, sospiri. Un palpitare di emozioni senza alcuna parola.
A Roberto le parole non servono. Quel silenzio pesa. Probabilmente è una sentenza. E’ stato quello che è stato. E nulla di più può essere. Ricorda pregressi discorsi, le paure di lei. Quei desideri che dovevano per forza rimanere inespressi.
Trova solo la forza di dire <Non è successo nulla, Martì, nulla di irreparabile….

 Martina rimase a guardare il vano della finestra vuoto… Roberto aveva sostato un attimo sulla porta, forse nella speranza che lei lo richiamasse, poi era uscito, chiudendosela alle spalle.
Lei allora si alzò, aprì i rubinetti della vasca e una volta colma ci si immerse, l’acqua l’avvolse come una carezza, non certo quella di Roberto, ma lei vi si lasciò andare ed acqua nell’acqua le sue lacrime si dissolsero nel vapore del bagnoschiuma.

 Era molto in ansia. “chiamo? non chiamo? vorrei solo sapere se è tutto a posto. Ma se lei interpreta la mia telefonata come uno sprone a ripensarci?”
E poi… “ma ‘sti cazzi”, si disse. Voleva sapere come stava Martina. Se fosse rimasta immobile con le sue paure o se la tensione si stesse stemperando insieme al suo corpo nudo immerso nella vasca. – Ei – disse quando lei rispose- dimmi che va tutto bene, per favore!-

 Lei attese nella vasca, il cellulare poggiato sullo sgabello accanto, e sperava che lui la chiamasse, che le dicesse ti amo, a prescindere, anche senza poterti avere, e allora lei gli avrebbe detto, tra le lacrime:- ti amo…

 -Sto qui, sì bene… per quanto possa star bene io- disse Martina.
-Oh!- riuscì solo a dire lui.
-Oh?-
-Oh… sì perché non posso dire…-
-Cosa non puoi dire?-
-Qualcosa che forse ti costringerebbe a chiedermi di tornare lì da te-
-Decido io, non credi?-
-Non proprio, se io provoco-
-dimmelo-
-Ti amoooooooooooooooo! Cazzo-…

 E vissero, non si sa per quanto, infelici e dementi  

 -fanculo… 🙂

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qui ho riportato tutti i commenti

 

1
E’ molto commovente, con quel pizzico di ironia che evita ogni autocompiacimento.
Complimenti….anche al coautore.
🙂
Delon 26/02/2008 09:05

2
Cara Cristina : ri-commento… ,
la chiusura finale è magnifica!
Gianni Langmann 26/02/2008 09:45

3
bello bello questo racconto. Mi sorprende il passaggio dal tempo presente al passato, ma è una storia ben costruita e le due voci danno proprio il senso del ritmo.
fantastico il finale!
silvialeonardi 26/02/2008 10:58

4
*Delon, grazie, mi fa piacere che tu ne abbia colto anche il lato commovente, avevo il timore che non risaltasse più nell’ironia.
* grazie ancora, Gianni.
* Silvia, un piacere immenso vederti, eh, sì, anch’io ero un pò perplessa per i tempi, ma poi lho preferito lasciarlo così come lo ha scritto “lui” perchè, in fondo è come se fosse sospeso tra la narrazione immediata e il ricordo. Grazie, anche a nome del coautore.
cristinabove 26/02/2008 11:22

5
certo che però, cara Cristina, mi fai venire una curiosità di conoscere questo coautore….
silvialeonardi 26/02/2008 11:26

6
– Silvia, purtroppo l’amico non si concede più di tanto…ed io non lo posso forzare.
cristinabove 26/02/2008 12:37

7
..è bellissimo..
🙂 gea
utente anonimo 26/02/2008 20:30

8
molto divertente seppur triste ed anche molto verosimile, molto verosimile.
complimenti a te, Cri, ed al tuo anonimo amico di penna.
bravissimi.
natàlia  26/02/2008 22:43

9
Bello, Cri…Complimenti a te e al coautore.
Milvia
Soriana 26/02/2008 22:44

10
Sembra un racconto di “vita vera”
Scritto con il cuore
Complimenti a tutti e due
Siro5451 27/02/2008 00:31

11
Una piacevole sorpresa leggerti in prosa. Brava e bravo il misterioso coautore.
Al prossimo racconto.
Lory
lauraetlory 27/02/2008 08:41

12
* gea, grazie :-))
* Anche a te Nat.
* Milvia, felice che ti piaccia.
*Chiara, grazie per averlo definito di “vita vera”.
* Lory, quale onore! grazie a nome mio e “suo”.
cristinabove 27/02/2008 09:49

13
Sono meravigliato e offeso. Ma come, cribbio, non si riconosce dallo stile inimitabile che il coautore sono io? Quale cocente delusione!!!!!
🙂
Allora, il racconto potrebbe intitolarsi “Il diavolo e l’acqua santa” e ovviamente rimane da stabilire chi sia l’uno e chi sia l’altra. Nasce comunque da uno scherzo tra me e Cristina. “Oh come sei poetica”, “Oh come sei crudo”. Insomma una sorta di “sfida”/commistione tra i suoi “Fiori e fulmini ” e il mio “Un tè prima di morire”. Una pazziata copia-e-incolla fatta scambiandoci gli stralci via email. Insomma, tanto per deludere chi ci avesse visto chissà quali significati e impegni letterari, esso non è altro che il frutto di un pomeriggio in cui nè Cristina nè io avevamo una mazza da fare. Ma l’ozio, a volte, non è solo il padre di tutti i vizi, ma anche il fratellino di qualcosa di leggibile. Grazie a tutti, di cuore.
enricogreg 27/02/2008 15:37

14
A questo punto, visto che Enrico è venuto allo scoperto, dovrei cambiare la presentazione del “pezzo” ovviamente.
Solo che non so da che parte cominciare…
Mi consiglierò con “lui”
cristinabove 27/02/2008 16:16

15
bellissimo, bravi entrambi. è di infinita dolcezza e alle lacrime, che in fin dei conti genera, ben si accompagna un sorriso. ciao!
brugallantz 27/02/2008 16:58

16
Dolce e amaro come la vita.
Intenso e leggero.
Divertente e triste.
Insomma è perfetto.
Anche se devo ancora capire quale parte del corpo di Enrico guida la sua mano quando scrive.
Se fosse il cervello le parti in nero sarebbero bianche.
Il suo cuore, probabilmente, ha sviluppato negli anni una capacità di simulare intelligenza pur partendo dalla sola eppure immensa sensibilità.
Bravi.
eventounico 27/02/2008 18:33

17
Bravo evento, come al solito hai centrato il bersaglio. Io ho un’enorme sensibilità. A forza di veder disgrazie, sto davvero male quando la gente soffre.
Perché non ti impicchi?  🙂
enricogreg 27/02/2008 21:13

18
*grazie, bru.
*evento, io ti ringrazio per tutti gli apprezzamenti carini che mi riguadano, Enrico ci pensa da solo,vedo.
cristinabove 27/02/2008 23:47

19
Ah….Enrico! Dovevo riconoscere la tua vena di narcisismo quando descrivi l’uomo dicendo che è un cinquantenne, bell’uomo alto e snello.
che vanitoso! 😛
silvialeonardi 28/02/2008 09:18

20
Commovente e bellissimo. Che bella idea questa di scrivere a quattro mani. Sei davvero brava, Giulia
giuba47 28/02/2008 09:34

21
* Silvia, la parte in blu è mia, sono io che lo descrivo così, non conoscendolo di persona…
se per caso lo rileggi vedrai anche che i riferimenti di Enrico al diavolo e all’acquasanta, e cioè che non si capisce bene quale sia l’uno e quale sia l’altra, calza a pennello.
ciao.
cristinabove 28/02/2008 10:12

22
Sono arrivata quando il mistero era gia’ svelato ma credo che la mano di Gregori l’avrei riconosciuta. Da cosa? Chi altri poteva scrivere: sti cazzi, io voglio sapere come sta Martina?
Un marchio di fabbrica!
Laura
p.s. visto che si puo’ scrivere a quattro mani, Enrico?
lauraetlory 28/02/2008 11:08

23
* Laura, felice di vederti. Secondo me , in questo caso, Enrico si è tenuto parecchio…ed è perciò che non è stato “sgamato” subito.
a presto, ciao.
cri
cristinabove 28/02/2008 11:53

24
Per quanto mi riguarda si può scrivere a 4 mani se esse si trovano suddivise 2+2 ad alcuni chilometri di distanza. Probabilmente se io e Cristina fossimo stati vicini nel contesto della scrittura, io mi sarei fermato a riga 3.
Quanto al mio marchio di fabbrica sono entusiasta e ti ringrazio. Secondo te sarebbe lo “‘sti cazzi”. E io che pensavo fosse qualche passaggio alla Hemingway! 🙂
enricogreg 28/02/2008 12:00

25
…ti lascia in bocca un po’ di amaro questo racconto lieve e pregnante al tempo stesso; fa tenerezza la “competizione” tra il cuore sano ed il cuore malato di Martina…dolcissimo.
gattoquatto 28/02/2008 15:41

26
oohhhhpss…. mi ero confusa Cristina. Ci ha già pensato Enrico a cazziarmi in privato!! 🙂
baci
silvialeonardi 28/02/2008 16:08

27
Laura, sei un mito! Il marchio di fabbrica eh eh…l’hai inquadrato benissimo il caro Enrico!
silvialeonardi 28/02/2008 16:09

28
*Per Giulia, scusami se non ti ho ringraziata del commento, lo faccio adesso.
ti abbraccio

*gattoquatto, hai ragione, è dolceamaro come spesso lo è la vita…
grazie della visita.
cristinabove 28/02/2008 16:33

29
Signora, mi avete proprio spiazzata. E’ molto intenso, ma con dei bei tratti di leggerezza. Complimenti ad entrambi. Rosa Maria
utente anonimo 02/03/2008 22:47

30
*Grazie, Rosa Maria, sicuramente anche a nome di Enrico.
cristinabove 02/03/2008 23:41

31
Mi piaci anche in questa veste (insolita,almeno per me), Cristina. Quanto a Enrico, non dubitavo affatto della sua…vena poetico-sentimentale!!!… Dolce e insieme divertente, leggero. Bel racconto, davvero. Complimenti a entrambi.
annarita59 24/01/2009 00:16

 

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a distanza di un anno ancora commenti? fosse che cristina e io siamo un evergreen? 🙂
enricogreg 24/01/2009 10:52

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No! Siete una bella “ribollita”.
Ma poi…che cos’è questa ribollita? E’ una variante del pancotto ( primo piatto lombardo)?
Baci, Miriam
utente anonimo 24/01/2009 13:58

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*Annarita,  grazie
*enrico, et vist?..  🙂
*Miriam
mai assaggiato la ribollita, spero sia più buona del pancotto, che proprio non mi piace.
baci
cristinabove 24/01/2009 14:33

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