Meteore


di nascosto
da quella me tergiversante
che mi gabbava con romanticismi
_scrisse perfino di gabbiani e amori_
m’incontro coi poeti del disordine
quelli dei fiori morti e giorni dispari

prendo distanza
dai qualunquismi del dolore
dalle lamentazioni mie ed altrui
dalle epopee di eroi crepuscolari
scritte su pagine di sabbia

siamo fugaci apparizioni
fuochi di paglia apparsi per un attimo
e subito scomparsi
in una pandemia d’assuefazione

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Atmosfera protetta

 

vennero e se ne andarono
soccorritori in abito arancione
portarono altra sabbia nel deserto
il disorientamento dei relitti
al vecchio geco senza più ventose

a me l’incaglio in pensieri d’ovatta

dov’ero
quando mi colse la memoria
di quelle cose frivole
che si potevano dipingere a tratteggi
piumaggi e cappellini
barattoli di spezie da cucina
e salti facili
come bere dell’acqua?

Per amore di chi (lo sanno bene)
mi adatto a questa me di sussistenza
e scrivo della vita
in lettere che fanno mongolfiera
facendomi sperare ancora incolume
in un prossimo e soffice accielaggio

 

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Senza interlocutore

grigio
così è il dolore quando si resiste
racchiusi in una bolla
_e non è fuori che imperversa il caos_
dentro si sta sospesi
alluvionati
un profilo e nient’altro

al traboccare delle assuefazioni
piegati alle angherie della coscienza
ci si rivolge a un dio dai mille nomi
pur sapendo
che non darà risposta

ci vorrebbe una grande compassione
per un’analgesia efficace
una pacata dissolvenza
e non uno tsunami
a deflagrare in cuori arresi

 

 

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Vernissage

cristina bove

Avenue de la Liberté, nombre 14
poco distante dalla sinagoga
era lì che attendevo, nell’abito di seta
tagliato da un autentico kimono
un costume di scena tra le robe
del teatro in disuso.
L’Istituto Culturale Italiano
apriva le sue sale alle mie tele.

Ventitreenne giovane pittrice
esordiva il dépliant,
promettente dicevano gli inviti e
il Direttore amico degli artisti.

Stringevo mani, dispensavo sorrisi
l’emozione mi arrochiva la voce.
Il libro aperto sopra la consolle, in attesa
di firme
ed ecco nomi, e segni d’entusiasmo
l’augurio dell’amico tunisino
già pittore famoso
ed io confusa
col mio bambino in braccio
e un altro che aspettavo…
Fu così che li scelsi.

Rifiutai quell’invito: La “galerie des…”
(dimenticai nel mentre)

e poi ci fu la cura degli amori.

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Il contrario di niente è ancora niente

fantasmi - by criBo

i fantasmi s’aggirano confusi
nelle case infestate dagli umani
tacciono per eccesso di ragione
temono i loro fiati
le parole che annientano il mistero
sentono voci dichiarare il pieno
dove c’è il vuoto estremo

nell’alchimia del vano sproloquiare
che nulla di sicuro riferisce
voti apparentemente disuguali
s’affidano a progetti inconsistenti
suadenti baronie rosacrociane
prone all’alloro e all’oro

i fantasmi ricordano le ceneri
mimetizzate in costruzioni ardite
tutte rivolte al cielo
che le ignora

 

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Madre con braccia di mimosa

 

https://n4.sdlcdn.com/imgs/i/1/u/Mimosa-Pudica-Touch-me-not-SDL101435906-1-2dcd7.jpeg

per mio figlio Giona

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sentiamo
per non ridire ciò che già sappiamo
e d’altri accadimenti inflazionati
perpetuare il ricordo

“l’amore che ci è dato
non sempre è come lo vorremmo, ma
è pur sempre amore”
disse il poeta
_di quel bene bisogna essere grati_
anche tacendo

non sono avvezza alle lamentazioni
con le mie foglie bianche mi allontano
foglie “noli me tangere”
pudicamente chine sui dolori
_non tanto quelli fisici_
ma quelli del distacco

l’amore non si insegna
né lo si può pretendere
si può dare soltanto
e quando si fa spina la tua assenza
te lo mando
con un abbraccio virtuale
anche se non lo sai

 

 

 

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Impersistenza

 

questi-non-sono-versi-by-cribo

 

ancora ci sarebbe
da consegnare fogli scritti a mano
i documenti delle cause perse
mentre la vita mi agguantava ed io
mi battevo col granchio

vinsi
mi oltrepassai
e giunsi qui col tempo sulle spalle

le sottrazioni furono acquisite
depositate in ordine di addii
errori ed omissioni annessi
mi diedero tagliandi
da spendere se stavo per morire
e ancora vissi

nei giorni avuti in concessione
forse qualcosa scrissi
qualcosa anche dipinsi
ma
di verbi inconiugati
d’instabili scintille
non ci sarà memoria

 

 

 

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L’oceano in una boccia

criMare - by criBo

nella finzioneterapia
belletto sulle pagine
_leggiamo il male sulle guance rosa_
il ritocco dei versi in photoshop
formare una pozzanghera

intrappolati nelle solfe
ci si rimanda alle calende greche
estratti a morte
“a comme ven ven”   _Napoli docet_

Ogni momento è statico
testimonianza dell’effimero
cianometafore
le dipingo col blu di metilene
_il blu dell’anima_

il mio cervello è un mare
vi nuotano pensieri
girovagando da una tempia all’altra

 

 

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Bombyx mori

https://i2.wp.com/omodeo.anisn.it/omodeo/images/seta.jpg

 

Siamo alla frutta
disse al gelso il bruco
_o quel che ne restava_
intanto che forava la matassa

ma dal groviglio a seta persa
sbucava stropicciata una farfalla
_mors tua vita mea_
latinizzò alla spoglia
meglio volare un solo giorno
che esistere per anni
tessuta in uno scialle

 

 

 

 

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Avaria

maelstromBattezzare una falla
di navemadre ferma in darsena
squarcio da cui pescare il cielo
caduto in mare prima del naufragio

ci perdonino i figli
la perdita di bussole
le imprese non portate a compimento
i miraggi condussero lontano
le tempeste spogliarono progetti
perdemmo alberi e vele
ci ritrovammo persi tra relitti

si nasce in strade liquide
si naviga a soggetto
fino all’estrema collisione

e nei frangenti le cartografie
salvate da salsedine di pianti
un lascito di porti da scoprire
ai discendenti

 

 

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Logout

casa rossa- by criBo

nell’alternanza della percezione
distanziamento dalle cose tutte
dal vuoto che mantiene posti liberi
_la natura e i suoi amori ineludibili_
mi manco

dalla porta di casa al supermarket
dietro la mascherina la mia assenza
è cosa manifesta
posso andare
recitando a memoria qualche frase
di residua apparenza

se un pomodoro avesse la parola
direbbe della vita la sostanza
meglio di me
che sono una passata andata a male
prossima alla scadenza

 

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La falena e l’abbaglio

Dal bozzolo alla notte
nell’ illusorio volo
la breve libertà del sognatore

il tempolampo di degustazione
il nettare l’inebria e non s’accorge
che quella luce effimera tradisce
e una lusinga d’ali
è l’obolo pagato con la vita
al giustiziere della fiamma

 

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Stati d’ambiguità

dai ruderi wp - by criBo

profili controcielo
riti di luna piena sui gradini
portano chiavi di decrittazione

un consulto di spettri
revisiona la mia sostanza oscura
l’impalcatura d’ossa che sorregge
solfeggi d’una musica distorta
ghirigori di vento sulla bocca

questa sono
che sta di casa sotto i cornicioni
perché sui tetti il sole
illuminando tegole e camini
svela la morte della notte
i suoi segreti
che la mia mente non sa fronteggiare

 

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L’aria tra punti e onde

entang

attraversando fenditure
asterischi di luce
o fluttuazioni
sorprendono chi guarda e s’avventura
a prendere lanterne in questi mari
d’eternità soffusa in una stanza

respira opale
ha gli occhi di salsedine
il pescatore di riflessi in acqua
vede tutte le stelle farsi scie
e linee vacillare in sospensione

lui ch’è anche lei
disvelano illusorie consistenze
sono tratteggi in via di sparizione
nella marea che avanza

 

 

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Noi degli anni quaranta

cribaby

reduci dai confini dell’età
andati e ritornati mille volte
dalle battaglie quotidiane
ci teniamo per mano
sappiamo di dolori e conseguenze
della fugacità delle ore liete
di quello che lasciammo o che perdemmo
della malinconia quando ci prende
ci perdoniamo le dimenticanze

nascemmo che ululavano sirene
ancora tra le braccia delle madri
scendevamo le scale dei ricoveri
fino al cessato allarme

scampammo ad infezioni micidiali
grazie a Fleming
alla poliomielite grazie a Sabin

giocavamo con bambole di pezza
macchinine di latta
soldatini di stagno e burattini

crescevamo in famiglie numerose
fummo bambini della resilienza
quando non esisteva questo lemma

avevamo ideali di giustizia
credemmo nella forza del pensiero
nella bontà specifica dell’uomo
fummo ingenui
cantammo nei concerti e nelle piazze
ipotizzando libertà e giustizia
pensammo che la nostra resistenza
fosse determinante

e adesso che la strada è giunta al termine
stando seduti ai bordi della vita
vicini pur essendo distanziati
ci abbracciamo

 

 

 

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All’incrocio dei tempi

 

scala in blu - by criBo

– verrò quando si perderanno le grammatiche –
diceva
e non avevo da rispondere
salivo scale e scale e scale
ero spossata
– verrò quando saprai guardare il precipizio
senza paura d’inciampare –

fui tentata dall’ultimo gradino
mi sedetti
per rilegare fogli e copertine
d’un libro scritto a mano
bianco su bianco

– son qui per essere sepolto tra le pagine –
disse
ed io per la mancanza di numeri e capitoli
mi perdonai d’aver omesso il titolo e l’autore

e confluimmo insieme, corpo e anima
a perenne sconfitta di memoria
sotto una sola epigrafe

 

 

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Una per mille

copertina romanzo una per mille

 

 

 

per leggere il mio romanzo in pdf

questo è il link per scaricarlo
UNA PER MILLE

 

 

 

troverete alcune recensioni  qui

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Horror vacui

via Horror vacui

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Realtà irrequieta e transitoria

telomerasi - -by criBo

I corpi
in apparenza predeterminati
sono frattali dipanati, sparsi
nell’aria grigia di quaggiù
_l’azzurro è un noncolore, il cielo un’illusione_
e non c’è luogo o tana per gli esseri che siamo
scomposti e ricomposti
dispersi nel pulviscolo dei giorni
mentre implodono e nascono universi

noi perpetriamo l’incessante fine
invece di sottrarci
ai sortilegi dell’amore
ai sensi dell’effimera bellezza
che ci annebbia la vista del dolore
_tramandiamo la vita con la morte_

forse sarebbe il caso
di mandare combriccole divine a quel paese
strappare il velo che ricopre il vero
_il brulicare degli insetti, i mali
il marcio sotto i fiori, i movimenti peristaltici
gli animali in divise o giarrettiere
lo sfacimento occulto delle tombe _
dovremmo rifiutarci
di riprodurci ed imbandire tavole agli dei

 

 

 

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