Addio a Gabriele La Porta

grazie come allora, Professore, dell’immenso dono di aver ospitato e letto la mia poesia

 

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Lettera al buio

oltre la finestra - by criBo

ti scrivo mentre sono ancora viva
_dopo non so se mi sarà possibile_
non ti faccio le solite domande
ormai lo so che non rispondi mai
stai sulle tue
hai tutti gli avvocati difensori
intonacati d’oro
garanti delle guerre e dei profitti
adescatori di bambini

dicono che ci sei (ci fai?)
perché se tu ci fossi
salveresti i tuoi figli dai tuoi figli
tuoneresti a chi uccide in nome tuo
che uccide te
e se s’ingabbia il viso di una donna
è il volto tuo che viene messo in gabbia.

ho lame che mi girano il cervello
sono adirata nel sentire che
siamo la colpa e il male
_ma chi ha inventati i terremoti
i virus, le tante malattie, le menti abiette
la vita incerta ma la morte certa?

fummo davvero stupidi
mangiammo quella mela per sapere
e conoscemmo solo il suo anagramma

 

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Il pesce luna

pesce luna nella bolla - by criBo

Si dibatte ma non lo dà a vedere
ha perso il cielo e le costellazioni
sta con le squame di ciniglia
in extralarge
tuta comprata online
sta tentando di dare un po’ di lucido
alla sua gravità
solenne pesce guappo
o guascone per dire:
faccio da me
faccio quel che si può
boccheggio piano
in una bocciastanza

 

 

 

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L‘uomo del carbone

https://i1.wp.com/blog.hoteleuropaischia.it/wp-content/uploads/2013/01/San-Gregorio-Armeno.jpgaveva solo gli occhi
il resto era più nero della grotta
in cui pesava carbonella e trucioli

ne aveva un po’ paura la bambina
aggrappata alla gonna di sua nonna
_sarebbero venute dal passato ombre più dense_
e non sapeva dirsi in quale luogo
fossero state aperte quelle dighe
ché a perdersi tra pieghe di grembiuli
e fiocchi sui colletti
andava a scuola già da appena nata
come tutti, del resto.

Poi venne il gas
il carbonaio imbiancò le sue pareti
si ripulì le mani
e smerciò  burro caramelle e latte

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Cognizione postuma

in una stanza tutto l'universo - by criBo

Lo sapeva che per essere viva
confondeva le ombre alla finestra
_amava l’accensione controvento_
faceva finta che si fosse insieme
ma era sola
e non come si è soli tra la folla
era la folla stessa

attraversata da una voce
sette strati d’intonaco sul muro
_s’intravedeva il cielo tra le crepe_
a contrastare il tempo
il tempo che non c’era

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Alla periferia di noi

siamo i bambini usciti per giocare
e non tornati più da quel cortile
bambole e costruzioni
il frammento di muro usato come gesso
si disegnava la campana
e i numeri
erano come gli occhi della vita
tenuta stretta per non precipitare

a chi ci consegnava quel dolore
che ci faceva tristi in scarpe piccole?

Diventavamo isole
per non essere il mare che le affonda
e siamo giunti dove ogni bambino
si specchia e non si riconosce

ci si distoglie dal riflesso
scrivendo il proprio nome nella sabbia

 

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Vado a comprare le sigarette

tabaccheria di mia nonna

disse
lasciandosi da sola sulla porta
esco e ritorno subito
però
abbandonò le cose trattenute
le misure superflue
i versi obesi
e se ne andò giuliva
oca presunta in volo, ma
toccare il suolo col didietro
è conseguenza logica
quando non è possibile toccare
il cielo con un dito

all’angolo
di via San Biagio dei Librai
con San Gregorio Armeno
c’è ancora una tabaccheria
quella dei suoi fantasmi
e dei presepi
dove sua nonna rivendeva sale
quaderni e caramelle
e suo padre fumava le Camel

 

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Radici

cristina tra i nonni
cristina piccola

Mio padre si sposò
perché tra le macerie
nel dopoguerra dei sopravvissuti
ebbe voglia di vivere la vita
come nei film di allora
poi se ne andò
perché nessuno gl’insegnò l’amore
e ci lasciò
mia madre e noi tre figlie piccole
e bastò
malgrado fosse vivo
a farci orfane

si fece un posto vuoto nel mio cuore
così che non si aggiunse un altro vuoto
quando venni a sapere ch’era morto
e penso che
lui forse è in qualche posto imperscrutabile
più giovane di me

 

 

 

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Sparecchio

 

bucce di mandarino - by cribo

Non voglio vedere altro
che le bucce di arance e mandarini
nel piatto a fine pranzo
il resto, prima e dopo, è un filo che non cuce
i lembi del mio mare
se volete sedere alla mia favola
sappiate che vi amo
a prescindere
mica perché l’amore è universale
no
l’amore mio è una briciola di pane
non sazierà nessuno


sarà fiato a chi respira a stento

finisco di raccogliere le estreme
inutilità
le idee farraginose che non valgono
nemmeno un foglio bianco
evado
prima di tutto da me stessa
e vado
_forse portandovi con me_

 

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Favola capovolta e oscuri indizi

la morte e la bella addormentata - by-cribo

Il re dei vagabondi
s’aggira sul confine della notte
in cerca delle lune sui cuscini
aspetta che la donna appisolata
stanca di mille vite
dimentichi l’azzurro latitante
e accolga il nero

mentre nel gelo ardente i testimoni
carichi di pendenze tragicomiche
fanno silenzio in camera
il prestanome della vita
il principe di tutti magistrati
bacia la donna antica
e l’abbandona
per sempre addormentata

 

 

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La torre di bovele

la costruzione dell'effimero wp - by criBo

 

Fuori dicono il mondo
in mille lingue
vorrei capirle tutte
ma sono analfabeta
traduco la ragione in segni futili
così mi defenestro
in piccoli suicidi quotidiani
e mi vengo a mancare
pezzo a pezzo

 

 

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Variabili di stormo

Dunque     _qualcuno parlava dalla crepa _
è un muro molle ma pur sempre muro
il sacco materiale che ti avvolge
e l’ombra che s’adatta alle pareti
quasi una moltitudine di storni

dunque     _la voce è appena un mormorio_
il corpo è d’incostanza sostanziale
sta in terra ma nel cielo vola a V
tra questo e quello e quanto ancora sia

pulsare sibillino tra le costole

dunque     _un frullare d’ali dalla crepa _
è una funzione tattica
una sorta di beffa in algoritmo:
si sciama tutti simultaneamente
intanto che nell’aria
nugoli d’universo vanno e vengono

 

 

 

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A ciascuno le lische di battaglia

 

il mago ha due bacchette per il riso
mago cinese
cucina il pescepalla
_fu comprato al mercato delle spine_
in fondo al pozzo dei nondesideri
il mago sa che per morire
si deve essere vivi (mago lapalissiano)
e dopo pranzo
arrotola se stesso e la tovaglia

_i pesci stanno zitti_
se avessero da dire in lingua oceanica
farebbero le bolle nella pentola
ma chi saprebbe leggerle? Il cuoco no
che pure essendo magico
non sa tradurre il senso delle squame
_l’ittica ha le sue regole d’etimo e di logica_
una magia nell’acqua scritta a pinna
inchiostratori calamari e seppie
ossi da farne versi
per qualche pescatore di poesie

 

 

 

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Il Tempo non ha numeri

tempo (tecnica mista) - by criBo

Il Tempo non ha numeri
soltanto punti seminati a vanvera
su fogli siderali
effimere di nove in cieli oscuri
e noi, che attraversiamo le stagioni
i campi coltivati a pane e sogni
siamo senza una vera consistenza
elaboriamo date e calendari
scriviamo d’esistenza e altre quisquilie
sperando che gli dei
non siano tutti analfabeti e apatici

 

 

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Mi sento antica

guardando cassiopea

sarà che ho smesso d’inventare
di scrivere sui muri cose lievi
_gli amici e gli altri amori hanno da fare_
io stessa non saprei che cosa dire
e resto sola in questa
sala di nonattesa
in terapia discognitiva
e se
quasi di contrabbando appare il sole
chiudo finestre e porte
e faccio buio

ne scrissi al tempo che segnavo date
e ancora scriverei:
“…È vero, è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.…”

è tutto
e passa

 

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Non si può chiudere l’inarrestabile

 

punto e parabola -  by criBo
quando il morirsi  (in apparenza)
degrada in balbettio di sillabe
per mancanza di logica
_i poeti trascrivono fantasmi_
e l’espediente che li fa apparire
è un cero acceso
a fare ombre di mani sull’altare
mentre di noi si perde l’avvenire
_il confine del nulla è il nulla ancora_

ed è così che navighiamo il vento
nuvole appesantite dalle ossa
che nell’inverno della vita
cadono in pioggia sulle strade morte
_fogli sgualciti in lingue indecifrabili_
il cerchio della vita è un io spezzato:
e nello spazio libero
si sta come qualcosa d’incompiuto

 

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Esseri umani

farfalla nella teca - by criBo

esseri umani
vissuti come meglio si poteva
in spazi angusti
__il corpo stringe fino a fare male__
nel panorama di quattro pareti
anime chiuse intorno al proprio cielo
un punto di cobalto
e un dio di carta che nasconde Dio
__si va per convenienze e convenzioni__
il tempo disfa ciò che si tramanda
voci e fiumi
se la vita è un ciclone
l’eternità è un silenzio senza fine

 

 

 

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Finché si accade, anche si vede il mondo

 

sulla scala wp - by criBo

poi ci si può fermare
smettere il filo e a capo
nella stasi
abituarsi al bianco dell’assenza
e quindi stare
nell’invisibilità dei punti omessi
nell’abbagliare della sparizione

dismessa al movimento
essere il foglio
senza nessuna traccia di scrittura
senza

 

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Il mondo senza volontà, né rappresentazione

 

diamond

in una folle corsa al muro cieco
il palio ha l’inquietudine dei vinti
la brutale acquiescenza delle orde

un metacarnevale di viltà:
mascherati da bravi cittadini
moriamo fianco a fianco
coriandoli di melma
in apparente singolarità

siamo inclusioni fossili
d’un cielo screditato che simula il diamante
anime prigioniere
in questa densità così asfissiante
che ci costringe a vivere da ombre
e a non poterci amare

 

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Manifesto

via Manifesto

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