Poesondando

 

racconta il mare - desktop - by criBo

le parole
significanti d’altre immagini
insidiano i poeti
conducono al confine dove umano
si mescola all’arcano
e l’uomo strapazzato dai pensieri
scaraventa la mente oltre il suo mare

nello sbuffo d’inchiostro
la menzogna
è il neroseppia dell’umanità

dal sommo degli scogli
il pescatore delle allegorie
simile al pensatore di Rodin
osserva il nerofumo dei vocaboli
calare su spirografi e gorgonie
intrappolare anemoni e coralli
disperderne i colori

le sinfonie dell’acqua
inascoltate
spariscono tra cumuli di sabbia

 

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nell’Aldiquà

spiraglio 3   wp - by criBo

cominciammo da un varco
ignudi e ignari
e finiremo in un tramonto oscuro
fingendo pace dove c’è tempesta

mettiamo tende agli occhi
che non si scorga la malinconia
né s’intravedano presagi
il venir meno
i dolori costanti o intermittenti
_passeranno di certo e noi con loro_
e la bellezza che ci ha sostenuto
sarà come un belletto sulle ossa
un trucco per nascondere frattaglie

e siamo qua
nell’incessante rappresentazione
esposti al caso e alla necessità
luciferi nell’ombra

 

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Quei momenti

klimtiana 3 - by criBo

che ci s’incontra sconosciuti in viso
come se si vivesse d’altro nome
_liftati a scanso di ricordi_
ci s’allontana e ci si riavvicina
in un continuo smarrimento dati

si finisce
trascritti sulla carta
un rigo dopo l’altro in sinfonie
copiate dagli uccelli appollaiati
sui fili della luce

voi sapete
la cesura improvvisa
la parola mancante sulla lingua
l’avevamo da fare quella cosa
_quale cosa?_
quella fuggita via
sparita come i sogni all’alba
senza scusanti oniriche

quei momenti
che si subisce il furto dei pensieri
e ci si arrende
al viversi d’inverno senza foglie

 

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Luoghi dismessi e spazi irreperibili

scintillanza-2-by-cribo.jpg

se andare fosse
un movimento verso il non vissuto
_pochissime le tracce scampate all’amnesia_
se per amare il non potuto amare
disperso in altra vita
quella che mai ritornerà nel fiore
forse diresti che c’è ancora un passo
e un altro ancora, ma
ometteresti ch’è verso la fine

diciamolo compendio questo viaggio
nei vicoli dei ninnoli superflui
_l’arte nasce dai semi dell’argilla_
mi radicò come se il cuore fosse terra
e la passione un fiume che l’inonda

piante e rime barocche sembrerebbero
se l’occhio non scoprisse l’entropia
che ne sconfessa l’ordine

quella figura che non sono io
quella figura che non sei più tu
_sono le controparti dell’immenso_
vanno dove ogni dove è tramontato

ci restano pensieri da scambiare
su ciò che non si disse e non si fu

 

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Architetture oniriche

LEGANERD_028641

estranea alle mie braccia
suddivisa
una che sembra tante e in sogno
tra gli scaffali d’un supermercato
incontra la regina d’Inghilterra che
furtivamente mangia un pomodoro
e si confida: sono senza una casa
risponde una di me sofisticata: maestà
l’hanno defenestrata?
Giunge un commesso dalla faccia equina
reca un vassoio di chiavi
ci mostra un falansterio in costruzione
lillipuziani omini nel diorama

a un tratto
sbuffando e sferragliando
passa un convoglio e striscia le vetrine
il capotreno è stanco e sogna il mare
senza binari né stazioni: un cielo
caduto tra le case

gente che vive a vela
sospinta da un respiro di bambino
_un attimo e si è vecchi_
inclusi tutti
adiacenti a colori
prigionieri in un cubo di Rubik

 

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In sovraesposizione

che c’era troppa luce
_abbagli sempre all’ordine del giorno_
non si guarisce dalle proprie ombre
con fari spazza nebbia
come non ci si salva dai malanni
pigiando una tastiera
dandosi al bricolage
o alla corsa nei sacchi

tutti che siamo foglie
in un autunno già virante al grigio
ricordiamo le mani e i lumi verdi
le immagini bizzarre d’un riquadro
ch’era la nostra casa
ci accadeva di vivere di voci
che parevano amore __sia ben chiaro_
in due lingue diverse
accomunate nell’inconsistenza
d’una scrittura semplice


ottobre 2017

 

 

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La beffa dell’arca

       https://ancorapoesia.files.wordpress.com/2017/02/barca-2-by-cribo.jpg?w=353&h=235

Avremmo visto il luogo
in cui si nasce dalla propria morte
e si continua a vivere in esilio
_quando inventammo il cielo_
ciascuno immerso nelle proprie nuvole
con la testa al di là delle montagne
un santo scalatore
o un imbecille

ma non si può guardare oltre le stelle
per noi soltanto punti luccicanti
noi che sfidiamo il danno e l’impostura
percorrendoci a tratti di matita
in un quaderno squinternato
i fogli allo sbaraglio

a leggerli saranno angeli imbelli
caduti dalle sfere e tratti in salvo
da noi mortali indottrinati a morte
_ geni o decerebrati_
figli di qualche nume intestardito
illusi da un Noè
che ci fa stare in piedi sulla tolda
per poi buttarci tutti quanti giù

15 ottobre 2018 (riproposte)

 

 

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Mezzo secolo e più (quasi spaventa)

fondaco

Erano tra le ombre
e adesso vanno sconfinando il tempo
vivono di parole _resta il fiato_
i volti hanno subito mutamenti
cere colate lungo candelabri
scoscesi fino al piano dei ricordi
_sembravano dissolti_
ci si dispone alla malinconia dei vivi
s’aprono falle in corpi arrugginiti
ormeggiati sui soliti stoini

c’era una volta il mare, e il bastimento
poteva essere un vicolo e una casa
ma le cartografie
segnavano le porte anziché i porti
e ci si ritrovò nella tempesta
allontanati a vita
da tutte le possibili varianti

dall’oblò
si affaccia il timoniere
senza più desideri di attraccare

 

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Loop

orli di luce - by criBo

Aspettava
sull’orlo di una nuvola
la nuova forma in cui precipitare
_sarebbe stata stretta_ tuttavia
avrebbe ottemperato al suo dovere:
sperimentare la materia e il tempo

altri infiniti sparpagliati in luci
prima d’avere l’ombra e il peso
sapevano d’esistere
ma
senza consolidarsi
non potevano amarsi né abbracciarsi
né guardarsi negli occhi
allora
sfidando malattie, ferocia e morte
divennero molecole di un corpo

conobbero gli opposti
l’incessante mutare delle cose
il domandare senza le risposte

chi non si arrese al buio, scoprì i colori
le musiche del Tempo
la Bellezza
così placava l’ansia del distacco
distoglieva il pensiero
da quell’insana voglia di ritorno

 

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Chi osserva che

 

A lato della strada in cui si corre
nei sacchi per raggiungere il traguardo
palo della cuccagna
coppe e affini
seduta sto sul margine di pietra
tra un dormiveglia e l’altro
in riva alle miserie
ai fagotti deposti sul confine
le mancanze
sono la fiamma occulta che le nega
mantenendo le braci

su quelle a piedi nudi
per ambizioni estreme
_traguardi scivolosi_
vince chi sa aggrapparsi

ho la coscienza della fine
la grandezza che fu
dalle grotte graffite ai grattacieli
gli eroi delle leggende e delle arti
imperatori, papi, santi e rei
la terra ci contrasta
indifferente alle memorie umane
a onori e glorie
e ci conserverà
in un museo di polvere

 

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Parola di Cambronne

Quando le vie sono finite
si avanza su sterrati
i prati infradiciati dalle piogge
piegano sulle buche
giochiamo a nascondino trallallà
votiamo per cartelli indicatori
ohibò! _mandano tutti a quel paese_
e i poveri viandanti per passare
devono fare salti doppi e tripli
contati dalle pecore _in verità montoni_
per farle addormentare

giochiamo a chi si sveglia dal letargo
insonnolito
stanco di cure palliative
esonerato dalla vita
sonnambulo sui margini
del nero più profondo
_l’abisso aspetta che
si metta un piede in fallo_

la speranza è penultima a morire
l’ultima fu evacuata

 

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Le ombre di Platone

https://ancorapoesia.files.wordpress.com/2019/09/b01b3-alegor25c325ada2bde2bla2bcaverna2bpor2bmarkus2bmaurer.png

Ho visto i figli degli dei minori
farsi preghiera di ritorno
per piccole felicità di corpi muti
e non posso capire
se vivere per vivere
mi basterebbe per voler esistere
sbaglio perché non so, mi dicono
_e forse hanno ragione_
io non vorrei che il mondo
mi fosse irraggiungibile

ho vissuto la fuga dal dolore
dissero che fui debole
che nessuna ferita la giustifica
e che di cuori persi ed ossa rotte
è pieno il mondo
_e forse hanno ragione_
a me restano i dubbi da caverna
i pensieri dispotici
l’incolpevole notte che ha la meglio
sulle nebbie del giorno

dovrei imparare a vivere
da chi sa contentarsi delle rocce

 

 

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storia di code e squame

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Docente e discente

riflesso lampada e viso  - by criBo

L’imparavo
di misteriose anestesie
un dolore educato
da malati in pantofole di feltro
foulard di seta stile regency
il vecchio professore
insegnava che i testi si dissolvono
e l’ora che compare sui quadranti
è sempre l’ora ics

ho appreso
mentre badavo a figli cose e case
a disegnare immagini fluenti
quasi che tralasciarmi nel contesto
mi consentisse d’essere nel mondo
e nel contempo
diversamente altrove

 

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La follia del granello di sabbia

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sotto la lente che ingrandisce
appare un masso
l’io
quello di tanti e questo mio
che si presenta come fosse fisso
su piattaforme social
ma l’anima del vento ci solleva
minuscoli fantasmi della spiaggia

vennero le balene ad arenarsi
gravarono di morte
lillipuziane imprese

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Letti non fummo a viverci di vuoto

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E di quel fiume
che ci percorre dalla fronte ai piedi
siamo la forma d’acqua
il greto e l’argine
conteniamo gli azzurri e gli uragani
tracce d’immenso e terre di confine
scorriamo tra le rapide
aggrappati al pensiero per resistere
e giungere alla foce

 

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77

la vague, le vent, le cri - by criBo

77: due zampe per concludere la testa
c’era una festa _siamo ai convenevoli_
considerando il simbolismo magico
pressapochismo fantasioso alchemico
fanno ventottomilacento giorni circa
seicentosettantamila ore e qualche aggiunta
per sette cicli di trasformazione
di me che nacqui, niente esiste più

quell’io che dice io
è un’astrazione metafisica
racchiusa in una forma semovente
la misteriosa quiddità dell’Es

 

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Spoeticando

sera sul terrazzo wp - by criBo

Oggi si fa da punto alle questioni
morali o quel che sia
da punto messo prima di finire
_non si scrivono case ma pensieri_
quindi tra pavimento e cielo
un susseguirsi di filosofie banali
mentre si bendano le mani al vecchio folle
e più non s’intravede quel che fu
quasi che non si fosse stati giovani

mari d’agosto che si stava a riva
a sorvegliare figli
ricordo solo gialli di tramonto
sbuffi di sabbia agli occhi
vissuti in prosa stretta
c’erano pranzi e cene da allestire
i conti da pagare al salumiere
e le bollette

adesso ho tempo ma non ho più voglia
di rassettarmi gli abiti e i capelli
esco col viso dei registri
anagraficamente incontestabili
e scrivo tanto per sentirmi viva
quanto basta

 

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In buona compagnia

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

E adesso che i contorni sfumano
che le conseguenze saranno impraticabili
e il gesso per segnare nuove formule
è senza una lavagna
adesso
che le certezze sono tutte in una
una soltanto
_la spiegazione non è di conforto_
posso vegliare i miei fantasmi
o relegarli dentro le pareti
ma so che sono vivi più di me
mettono firme ai versi
ridono delle mie corbellerie
_sanno delle minuzie cerebrali_
talvolta fanno finta d’essere telepatici
spostano fatti accreditati in fatti futili
così ch’io possa stare senza remore
nella quiete di me stessa
giocando a nascondino con la mente

 

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L’orizzonte degli eventi

aquilone in campo azzurro - by cristina bove

sporgersi da finestre
sogni di carta in veste di aquiloni
in attesa d’un vento di ritorno
speranzosi d’illogico volare
selfie di facce lisce come bambole
icone senza età

ma infondere un colore alle propaggini
non mette primavera alle radici
né configura nuove chiome agli alberi
quando le stecche rotte
malgrado nastri e fiocchi
fanno precipitare
sgualcite inconsistenze di velina

resta la parte incognita a tentare
il volo oltre lo squarcio della carta
ma il cielo è una metafora
un miraggio d’azzurro
che sembra unire il buio dell’infinito
al buio del mondo
 

 

 

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