La torre di bovele

la costruzione dell'effimero wp - by criBo

 

Fuori dicono il mondo
in mille lingue
vorrei capirle tutte
ma sono analfabeta
traduco la ragione in segni futili
così mi defenestro
in piccoli suicidi quotidiani
e mi vengo a mancare
pezzo a pezzo

 

 

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Variabili di stormo

Dunque     _qualcuno parlava dalla crepa _
è un muro molle ma pur sempre muro
il sacco materiale che ti avvolge
e l’ombra che s’adatta alle pareti
quasi una moltitudine di storni

dunque     _la voce è appena un mormorio_
il corpo è d’incostanza sostanziale
sta in terra ma nel cielo vola a V
tra questo e quello e quanto ancora sia

pulsare sibillino tra le costole

dunque     _un frullare d’ali dalla crepa _
è una funzione tattica
una sorta di beffa in algoritmo:
si sciama tutti simultaneamente
intanto che nell’aria
nugoli d’universo vanno e vengono

 

 

 

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A ciascuno le lische di battaglia

 

il mago ha due bacchette per il riso
mago cinese
cucina il pescepalla
_fu comprato al mercato delle spine_
in fondo al pozzo dei nondesideri
il mago sa che per morire
si deve essere vivi (mago lapalissiano)
e dopo pranzo
arrotola se stesso e la tovaglia

_i pesci stanno zitti_
se avessero da dire in lingua oceanica
farebbero le bolle nella pentola
ma chi saprebbe leggerle? Il cuoco no
che pure essendo magico
non sa tradurre il senso delle squame
_l’ittica ha le sue regole d’etimo e di logica_
una magia nell’acqua scritta a pinna
inchiostratori calamari e seppie
ossi da farne versi
per qualche pescatore di poesie

 

 

 

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Il Tempo non ha numeri

tempo (tecnica mista) - by criBo

Il Tempo non ha numeri
soltanto punti seminati a vanvera
su fogli siderali
effimere di nove in cieli oscuri
e noi, che attraversiamo le stagioni
i campi coltivati a pane e sogni
siamo senza una vera consistenza
elaboriamo date e calendari
scriviamo d’esistenza e altre quisquilie
sperando che gli dei
non siano tutti analfabeti e apatici

 

 

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Mi sento antica

guardando cassiopea

sarà che ho smesso d’inventare
di scrivere sui muri cose lievi
_gli amici e gli altri amori hanno da fare_
io stessa non saprei che cosa dire
e resto sola in questa
sala di nonattesa
in terapia discognitiva
e se
quasi di contrabbando appare il sole
chiudo finestre e porte
e faccio buio

ne scrissi al tempo che segnavo date
e ancora scriverei:
“…È vero, è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.…”

è tutto
e passa

 

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Non si può chiudere l’inarrestabile

 

punto e parabola -  by criBo
quando il morirsi  (in apparenza)
degrada in balbettio di sillabe
per mancanza di logica
_i poeti trascrivono fantasmi_
e l’espediente che li fa apparire
è un cero acceso
a fare ombre di mani sull’altare
mentre di noi si perde l’avvenire
_il confine del nulla è il nulla ancora_

ed è così che navighiamo il vento
nuvole appesantite dalle ossa
che nell’inverno della vita
cadono in pioggia sulle strade morte
_fogli sgualciti in lingue indecifrabili_
il cerchio della vita è un io spezzato:
e nello spazio libero
si sta come qualcosa d’incompiuto

 

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Esseri umani

farfalla nella teca - by criBo

esseri umani
vissuti come meglio si poteva
in spazi angusti
__il corpo stringe fino a fare male__
nel panorama di quattro pareti
anime chiuse intorno al proprio cielo
un punto di cobalto
e un dio di carta che nasconde Dio
__si va per convenienze e convenzioni__
il tempo disfa ciò che si tramanda
voci e fiumi
se la vita è un ciclone
l’eternità è un silenzio senza fine

 

 

 

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Finché si accade, anche si vede il mondo

 

sulla scala wp - by criBo

poi ci si può fermare
smettere il filo e a capo
nella stasi
abituarsi al bianco dell’assenza
e quindi stare
nell’invisibilità dei punti omessi
nell’abbagliare della sparizione

dismessa al movimento
essere il foglio
senza nessuna traccia di scrittura
senza

 

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Il mondo senza volontà, né rappresentazione

 

diamond

in una folle corsa al muro cieco
il palio ha l’inquietudine dei vinti
la brutale acquiescenza delle orde

un metacarnevale di viltà:
mascherati da bravi cittadini
moriamo fianco a fianco
coriandoli di melma
in apparente singolarità

siamo inclusioni fossili
d’un cielo screditato che simula il diamante
anime prigioniere
in questa densità così asfissiante
che ci costringe a vivere da ombre
e a non poterci amare

 

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Manifesto

via Manifesto

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Dis_soluzioni

 

 

sul viso-lago sembra agonizzare
ogni livello, ma
chi sta morendo veramente è il tempo
si cancellano date e appuntamenti
si sta fuori da calendari e santincielo
in fondo
la vita è come un fiore di ciliegio
muore per dare vita a un frutto rosso
un nòcciolo nel centro
il cuore a spasso

ore tatuate sulla pelle
fingono il senso della rotazione
spariscono alle feste obbligatorie
finiscono in un pianto di parole
mentre un tergicristallo
passando e ripassando sui dolori
elimina ogni traccia dal quadrante

 

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Eros, Hypnos, Thanatos

La Vie et la Mort de Gustav KlimtSiamo avvezzi al concetto dell’ineludibile conflitto tra Eros e Thanatos, ma forse è più realistico pensare che il vero conflitto è quello tra Hypnos e Thanatos.
Il sonno spegne quotidianamente l’azione e se non fosse per l’attività onirica, anche l’immaginario si disattiverebbe. L’immaginario che possiamo verificare solo al risveglio.
Ma nella morte questo risveglio non ci sarà, e quindi chi potrà testimoniare d’essere stato vivo?

Quelli che restano sperimentano l’assenza, chi è morto non saprà di essere assente.
Allora c’è da chiedersi in che cosa consiste la morte veramente.
Una disconnessione dal mondo degli eventi di chi sa e non può opporsi al disgregamento?
Un senso di inanità di chi assiste ma non può sapere di quel disfacimento?
Scriveva la mia amica Lucia Tosi:

“di che parla la poesia?
della morte.
solo della morte?
della morte, sicuro.
ma non è vero: c’è di tutto nella poesia.
c’è di tutto, sì: ma lei è sempre lì.
ci sono alberi e vento e acque…
…ma lei è sempre e ovunque: in quegli alberi in quel vento e nelle acque.
non posso pensare che i poeti mi parlino solo della morte.
se i poeti sono poeti ti parleranno sempre e soltanto della morte
che la nominino o la tacciano, la morte di tutti, la loro stessa morte
è sempre e ovunque.
non ci credo.
ora non lo pensi: ma poi lo penserai.
e quando?
quando incontrerai davvero un poeta. e lo incontrerai dentro di te e dentro
di te ti parlerà con parole che non si leggono che non si possono sentire.
e dietro gli alberi i volti le case la guerra l’amore sentirai che si nasconde lei.
ti prenderà un brivido una vertigine ti stringerà alla gola.
sarà terribile, sarà spaventoso?
sarà scoprire che si può amare la vita.”

E questa è l’acquisizione del poeta, che della finitudine ha la cognizione ma vede uno spiraglio oltre il mistero.
Ci si può accontentare? Ci si deve.

 

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Dormire

 

balaustra sull'irreale - by criBo

il sonno ci conduce sul confine
quasi una morte in prova
_ poi si torna_

ma quando resteremo addormentati
in un mattino che non ci vedrà
che non vedremo
avremo perso il giorno
e non sapremo della nostra assenza
_né che non si ritorna_

 

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Apologia del falso in abito mimetico

nell’indeterminato è da s-piazzisti
vendere sottobanco gli ideali
di eroi da videogame e da fumetti
i giochi bellicosi
per meglio allontanare i tempi neri
le valli delle lacrime
i mari opposti ai cieli
il buio dei cuori

ti erigeranno un monumento
soldato che uccidesti altri soldati
ti eleggeranno martire e leggenda
avrai la storia dei sopravvissuti
una medaglia
così non saprai mai
che sei anche tu una vittima di guerra

e le armaturemaschere
faranno da esoscheletri in musei
a ricoprire il nulla che rimane
delle battaglie vinte

la storia è scritta a sangue dai potenti
l’alloro è uno specchietto per allodole
i corpi           vuoti a perdere

 

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Fuga da un divano

via Fuga da un divano

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Là fuori

via Là fuori

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OICSEVOR LI

via OICSEVOR LI

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il mio nuovo libro

http://www.arcipelagoitaca.it/wp-content/uploads/2018/11/scheda-la-simmestria-del-vuoto.pdf

#arcipelagoitaca #cristinabove #lasimmetriadelvuoto

 

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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Tentare è l’infinito d’un verbotranello

in volo - by criBo

Sotto i portici della città bianca
guizzavano pesci venuti dal mare
_ avevano appreso a volare da soli_
non sapevano che
l’insidia può essere un concavo azzurro
dipinto da un folle pittore
un’esca nell’arco
nel varco dei suoni

un coro di uccelli
diretti a paesi lontani
diceva di vita oltre muri e bastioni
oltre fumi d’incenso e colonne di chiese
mezzelune di sangue
_di pinne o di ali si va controsole_
si cade, si sale, si muore

i pesci non hanno mai sete
non sanno il sapore dell’aria
e annegano in volo

 

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Di genere

*Abbiamo un modo così particolare
di scriverci la vita addosso
certificati d’esistenza in cui pezzi mancanti
più o meno visibili
ci sottraggono peso (dimagrimento garantito)
ci squalificano fino a dimostrare
che non siamo più stelle dipinte belle

continua qui  Di genere

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