Noi degli anni quaranta

cribaby

reduci dai confini dell’età
andati e ritornati mille volte
dalle battaglie quotidiane
ci teniamo per mano
sappiamo di dolori e conseguenze
della fugacità delle ore liete
di quello che lasciammo o che perdemmo
della malinconia quando ci prende
ci perdoniamo le dimenticanze

nascemmo che ululavano sirene
ancora tra le braccia delle madri
scendevamo le scale dei ricoveri
fino al cessato allarme

scampammo ad infezioni micidiali
grazie a Fleming
alla poliomielite grazie a Sabin

giocavamo con bambole di pezza
macchinine di latta
soldatini di stagno e burattini

crescevamo in famiglie numerose
fummo bambini della resilienza
quando non esisteva questo lemma

avevamo ideali di giustizia
credemmo nella forza del pensiero
nella bontà specifica dell’uomo
fummo ingenui
cantammo nei concerti e nelle piazze
ipotizzando libertà e giustizia
pensammo che la nostra resistenza
fosse determinante

e adesso che la strada è giunta al termine
stando seduti ai bordi della vita
vicini pur essendo distanziati
ci abbracciamo

 

 

 

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All’incrocio dei tempi

 

scala in blu - by criBo

– verrò quando si perderanno le grammatiche –
diceva
e non avevo da rispondere
salivo scale e scale e scale
ero spossata
– verrò quando saprai guardare il precipizio
senza paura d’inciampare –

fui tentata dall’ultimo gradino
mi sedetti
per rilegare fogli e copertine
d’un libro scritto a mano
bianco su bianco

– son qui per essere sepolto tra le pagine –
disse
ed io per la mancanza di numeri e capitoli
mi perdonai d’aver omesso il titolo e l’autore

e confluimmo insieme, corpo e anima
a perenne sconfitta di memoria
sotto una sola epigrafe

 

 

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Una per mille

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UNA PER MILLE

 

 

 

troverete alcune recensioni  qui

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Horror vacui

via Horror vacui

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Realtà irrequieta e transitoria

telomerasi - -by criBo

I corpi
in apparenza predeterminati
sono frattali dipanati, sparsi
nell’aria grigia di quaggiù
_l’azzurro è un noncolore, il cielo un’illusione_
e non c’è luogo o tana per gli esseri che siamo
scomposti e ricomposti
dispersi nel pulviscolo dei giorni
mentre implodono e nascono universi

noi perpetriamo l’incessante fine
invece di sottrarci
ai sortilegi dell’amore
ai sensi dell’effimera bellezza
che ci annebbia la vista del dolore
_tramandiamo la vita con la morte_

forse sarebbe il caso
di mandare combriccole divine a quel paese
strappare il velo che ricopre il vero
_il brulicare degli insetti, i mali
il marcio sotto i fiori, i movimenti peristaltici
gli animali in divise o giarrettiere
lo sfacimento occulto delle tombe _
dovremmo rifiutarci
di riprodurci ed imbandire tavole agli dei

 

 

 

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L’innocenza del non saper amare

fantasmi - by criBo

È nello spazio di una casa
che fioriscono gigli sulla fronte
alla follia che mi disarma chiedo
sei tu che mi perdoni
_ che mi dispensi da condanne
malgrado i testimoni?_

le luci basse fanno gioco al cuore
distanziano le lapidi. Sorridere per poco
fa sì che sulla bocca sia dipinta
un’allegria leggera
una forma benigna di pudore
_ci si assenta dai fatti, si bivacca_

negli sfregi degli occhi lui ha smarrito
il bene addolorato dell’assenza
lui sottratto a se stesso dagli eventi
_in quel suo sguardo filiforme
domande di controllo, ora impossibile_

non chiedo le attenuanti
sto dilavando cicatrici e tracce
sono un muro di strada senza uscita
ai lati tra lo scorrere di frane
graffiti come cere
in via di scioglimento

 

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Messaggistica

bottiglia sulla spiaggia - by criBo

Mi guardo bene dal sollevare l’onda
la calma piatta vela e mi tutela
dalla mia voglia di lasciare il mare
e avventurarmi dove il taglio netto
accoglierebbe il mio tramonto

invio dispacci in bocce senza tappo
fogli che mai nessuno leggerà
approderanno solo le bottiglie
la sabbia accoglie la futilità

devo costanza a chi diedi la vita
il resto è una sfilata di commiati
la persistenza
non c’è pensiero che la possa esprimere
l’amore è anche resistere

 

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Inaspettate conclusioni

 

riflesso-lampada-e-viso-by-cribo

in spazi non adatti a contrastare
l’asimmetria dei tempi
_l’amore perdonava sfasature _
nella contiguità del vuoto
astratti e veri
uniti e separati
si moriva ridendo in extrasistole
pontiluce
tra quelle dimensioni inusitate
e il dire muto

non si poteva presagire
quella precoce uscita dalla scena
_per logica sarebbe stata lei
a incamminarsi prima_
ma l’interposta luce da parete
ne decretò il prosieguo e l’abbandono

restò confusa
nella metà della cornice, sola

 

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Allo specchio

mano bianconero - by criBo

L’io pavone dalle mille code
si riflette nei colori sacri, si compiace
di quanto appare ai cieli
scrive di piume e leggerezze varie
la corona vezzosa sulla testa
dipinge lune e soli per distogliere
l’anima pavoncella grigia
dallo scoprire l’alter ego oscuro
dal rammentare le vittorie pirriche
sui campi di battaglia giornalieri
dove tra sangue e piume
i demoni perirono con gli angeli

l’io che camuffa il grido
gabbandosi da solo _in fondo è un canto_
ma l’anima lo sa
ciò che si annida al buio:
che non esiste sogno o arcobaleno
a ricoprire di bellezza il male

chissà
se a chi ha il coraggio di guardare in faccia
il sé delle miserie e della polvere
sarà svelato il mondo e le sue tenebre
il segreto dell’ombra e della luce

 

 

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Dentro il profilo niente (ovvero, la regina e il cerchio)

stelle nel cerchio - by criBo

Cerchio delle mie brame
sai dirmi perché appaio perimetrale
perché son la più vuota del reame?

Nel centro in cui ti trovi
sei il punto spillonato dal compasso
il raggio ti contorna in trasparenza
se tu fossi una goccia
saresti almeno lumeggiata viva

Forse sono un miraggio
in via di trasparenza verso l’oltre
talmente evanescente da sparire

Forse riapparirai
dall’implosione al centro
come una nana bianca microscopica
nel big bang minuscolo
d’un universo infinitesimale

 

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La corsa il filo il ragno

DSC02291

Dopo la strada c’è
lo spiazzo dei livellamenti
_tutti perdenti o tutti vincitori_
l’apparire non ha significato
quando si viene al dunque

non è il tempo a trascorrere
lo si attraversa d’infinite forme
uomini come insetti
in un garbuglio di memorie
coscienze tese agli angoli dei muri

il premio rassicura
: una coppa di niente ai convenuti
shakerata al bancone del traguardo
_l’hanno bevuta e la berranno tutti_
ultimi sempre
e dopo

 

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Passaggi oltre frontiera

inverno

Con le certezze che non ho
metto la firma
alla dogana dei sopravvissuti
_un pianoterra vale una montagna_
scalandola mi perdo
tra sei gradini e il cielo

avanzerei
su cocci vuoti e vasi di terriccio
_il terrazzo è un paese abbandonato_
con la dichiarazione sottoscritta
d’idoneità al rilascio
e il tempo doganiere
controfirmando irrilevanze
darebbe il suo consenso alle scadenze

 

 

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Saper di non sapere

copernicana - by criBo

Quanto che non conosco
cui non posso pensare
per mancanza d’ipotesi e di dati!
Un infinito rimestare
sbirciando nel fenomeno
evincere quel minimo bastante
per sapermi ignorante
sul confine tra i come ed i perché
nel campo del noumeno

l’universo si espande
e noi quaggiù
_ci appare un sotto, ma non è reale_
seminiamo nel vaso l’io pervaso
lo concimiamo di riflessi astrali
ma nel perenne inverno
_finite le stagioni regolari_
germoglierà nel cuore della neve
algido fiore
un uomogiglio ad imparare ancora
luce e spazio

 

 

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Ponendo l’attenzione

nero e blu wp - by criBo

agli esseri che vivo
come se fossi in loro
_mostrano più di quanto dicono_
dovrei disinnescare l’intuizione
essere me soltanto
ma non posso
ho appreso che mi fanno da custodi
mi salvano dall’inventarmi retta
_l’oscurità che mi appartiene
è nella tomba già, mi ha preceduto_
e la costanza della luce
che sprizza dalle fronti di chi passa
nei miei giardini, sulle scale, in casa
illumina anche me

questa la verità:
prendo dagli altri solamente il buono
la luce che trapela dai loro occhi
il resto lo abbandono
tralascio per stanchezza funzionale
_mi concedo la quiete del pensiero_
e scrivo il minor tempo
e ciò che affiora

 

 

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Camera con pista

in una stanza tutto l'universo - by criBo

nel labirinto d’una stanza
_un otto ripetuto all’infinito_
finito il tempo delle tane
il bianconiglio ha smesso di fuggire
diventa trasparente contromano
in pasto alle parole che l’inseguono
impara la lentezza
l’inanità degli orologi
_la notte c’è un brusio di cartapesta_
e nella sospensione d’aria
la ninnananna della madre ha fine

luoghi disposti come cartoline
sugli scaffali ingombri
suggeriscono viaggi tra pareti
_il cappellaio partì con la teiera
lasciando tazze rotte_
in casa c’è l’arrivo ed il commiato
l’universo piovuto da una nova
il punto
il tutto

 

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Diario di bordo

burrasca-by-cribo1

il mardimale soffia
motivi stravaganti nella testa
pensieri che si annidano nei versi
lasciando il mondo del dolore ai sogni
ma la mente
nei corpi resi fragili dagli anni
scalpita e non si arrende
sfida la gravità _pietra che vola
osando la bellezza del finire_

ogni mattino è un faro
per chi naviga case senza vele
schivando insidie e sedie
e dalla tolda della sua cucina
scrive di rotte e sale
di maremoti in pentola e fritture
un portolano scritto nel vapore
per traversate spazio-temporali

 

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su Rainews di Luigia Sorrentino

la nota critica di
Giuseppe Martella*
a
 “La simmetria del vuoto”

la simmetria del vuoto - verdearancio

*Giuseppe Martella

 

 

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Il teatro delle sparizioni

teatro - by criBo

abbiamo finto la felicità dei benviventi
per non cedere al buio che tutto ingoia
dal brodo primordiale ai grattacieli

strafatti di millanterie
tra vettovaglie e cure
disegni di carbone sulle rocce
l’ossessionante resa della forma
sceneggiare la vita per non perderla

gli amori defilati
quando vestiti a meridiane e fiori
a piedi nudi nelle praterie dei santi
si sperava nel tempo dei profeti
in qualche via di fuga dal sapere

a ricondurre a lucidovedere
la scienza presta logica e ragione
ma vince il palcoscenico dei folli
la buca delle favole

della tragedia che ci fa e ci disfa
dei marmi incisi nel solenne oblio
dei monumenti simboli d’eterno
si smemora la mente sul proscenio
graziata in apparenza
da un tragico perdono

 

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Tanto per dire

darsena-nella-nebbia-by-cribo

In una sottrazione di candore
la fronte sottintesa
vedevo il vuoto e chi
sapeva della logica del fare
e se ne andò per non lasciarmi sola
esposta al tempo che ci sconfiggeva

due cuori gli battevano nel petto
uno per dire t’amo
l’altro per dire vattene lontano

udivo le parole
sapevano di zucchero e misteri
in frasi di cannella
che a trattenerle in bocca si poteva
assaporare il sole

l’avvolse una canzone di congedo
fatta di nebbia e note
in cui spariva il tu delle memorie
ed io con loro

 

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Scolorimento

nebbia - by criBo

La durata di un corpo
non garantisce la presenza
né la funzione mnemonica
_perdo le referenze sostanziali_
sbiadiscono gli oggetti ed i soggetti
resto sgrammaticata
indiscorsiva
ingrata

mi si perdoni questo tempo
avaro di promesse
questo tempo che incalza e mi distoglie
dalla materia che va scomparendo
che mi cancella al mondo
disperde i miei contatti
impallidisce amori
mi fa smorta

 

 

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