La distanza è una fatamorgana

al-di-qua-delle-nuvole-by-cribo

dove c’eri una volta o forse mai
ci sono coordinate d’aria e fuoco
mari senza la linea d’orizzonte
sensi d’inanità
giorni in cui cedo
all’innocente male che separa
o al bene irragionevole che incalza

dovrei sapermi tramandare
storia fra tante storie
di mezze verità gridate con maiuscole
ma le cadenze ingannano
_sono le mappe d’un paese vuoto_
le parole rimbalzano dai fogli:
non possono spiegare
ciò che davvero ci divide: spazio
per il costante lutto dell’amore

e tuttavia
le stesse confusioni
i voli e le vertigini
le cadute dai trampoli mentali
_stiamo perdendo sogni e amici immaginari_
ci rimangono solo le finestre
i davanzali da riposo
per qualche stanco e sperso
colombo viaggiatore

 

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Un dio di nuvole

spicchi di sole - by criBo

 

con la voce dell’acqua si confessa:
io sono tutto e il suo contrario
pioggia e arsura
stelle di notte e sole quando veglio
transitorio ed eterno
e sono voi
di sabbia che scompare
senza lasciare traccia
e in questo spalancato non finire
vi soffio oltre la vita e le apparenze
_io tutti i nomi e tutto l‘universo_
sono ciò che risiede e non esiste
pieno e vuoto
esattamente come voi
che mi avete creato a vostra immagine
_nel limite assegnato alle parole_
mentre io continuo a credere che voi
siete senza confine
anche quando sparite e senza nome
siete a voi stessi ignoti
presenti ed invisibili
eternamente persi e ritrovati
_io credo in voi che siete in ogni me_

 

 

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In_certezza matematica

 

scintillanza 2 -by criBo

Nell’assordante vacuità dei fatti
zone di termini desueti
insufficienti a un gesto-talismano
l’immagine si compie:
un qualcosa che esista per esistere
senza essere detto

ma nemmeno l’amore lo comprende
_ho smesso senza avere cominciato_
e mi scervello a scrivere
della ciclicità che intrappola
senza ch’io possa regolare l’ora
in cerchi di spirali: il non toccarsi veramente
mai
da qui all’eternità

avevo assunto la disattenzione
come una spiaggia in cui mimetizzare
granelli colorati e soffi d’aria
sopra un pallottoliere
_riderci su se a calcolare abbagli e imprecisioni
è un costruttore di clessidre_
io non mi salvo più con giravolte
per orientarmi nello spazio fisico
incalcolata effimera

 

 

 

 

 

 

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La figura retorica del niente

stalattiti - by criBo

 

A confrontare fatti universali
con le minuzie del pianeta
_gente che va che viene uccide muore_
un io-relitto non ha mai risposte
viene dal punto e non conosce il largo
spiaggiato tra le poche suppellettili
scrive di voli e di attraversamenti
senza capirci un’acca
annota fiori fulmini e tempeste
nel vano della propria inconsistenza
_l‘amore a tener banco_

il mare assente non ha spiegazioni
per trombe d’aria o piccoli naufragi
e quattro muri sono la distanza
tra la follia del rematore
e la ragione d’una chiglia
sopravvissuta ad un tranello d’acqua

 

 

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Le paure

persiane-e-angoli-by-cribo

se ne stanno nei corridoi mancati
nelle svolte che portano agli armadi
a volte in suoni d’oboe
acquattate negli angoli di geometrie incompiute
perfettamente inutili
ma tutte
hanno finalità di sparizione
: le confondo scindendomi da capo
occhiali da deserti
mani in guanti di plastica
due che si fanno quattro se la logica
malgrado datazioni
rapisce con sembianze da sparviero

le paure
nel districarmi mutipla
a loro volta si moltiplicano
in profezie sciamane, alterne supponenze
__segnali se ne vedono__
memorie demenziali fanno il resto

l’appiattimento è un’evasione, e basta
un piccolo rilievo _un minimo spessore_
a trattenere l‘ombra e i suoi presagi

per fuggire
mi fingo solamente tratteggiata

 

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