Bombyx mori

https://i2.wp.com/omodeo.anisn.it/omodeo/images/seta.jpg

 

Siamo alla frutta
disse al gelso il bruco
_o quel che ne restava_
intanto che forava la matassa

ma dal groviglio a seta persa
sbucava stropicciata una farfalla
_mors tua vita mea_
latinizzò alla spoglia
meglio volare un solo giorno
che esistere per anni
tessuta in uno scialle

 

 

 

 

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Avaria

maelstromBattezzare una falla
di navemadre ferma in darsena
squarcio da cui pescare il cielo
caduto in mare prima del naufragio

ci perdonino i figli
la perdita di bussole
le imprese non portate a compimento
i miraggi condussero lontano
le tempeste spogliarono progetti
perdemmo alberi e vele
ci ritrovammo persi tra relitti

si nasce in strade liquide
si naviga a soggetto
fino all’estrema collisione

e nei frangenti le cartografie
salvate da salsedine di pianti
un lascito di porti da scoprire
ai discendenti

 

 

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Logout

casa rossa- by criBo

nell’alternanza della percezione
distanziamento dalle cose tutte
dal vuoto che mantiene posti liberi
_la natura e i suoi amori ineludibili_
mi manco

dalla porta di casa al supermarket
dietro la mascherina la mia assenza
è cosa manifesta
posso andare
recitando a memoria qualche frase
di residua apparenza

se un pomodoro avesse la parola
direbbe della vita la sostanza
meglio di me
che sono una passata andata a male
prossima alla scadenza

 

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La falena e l’abbaglio

Dal bozzolo alla notte
nell’ illusorio volo
la breve libertà del sognatore

il tempolampo di degustazione
il nettare l’inebria e non s’accorge
che quella luce effimera tradisce
e una lusinga d’ali
è l’obolo pagato con la vita
al giustiziere della fiamma

 

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Stati d’ambiguità

dai ruderi wp - by criBo

profili controcielo
riti di luna piena sui gradini
portano chiavi di decrittazione

un consulto di spettri
revisiona la mia sostanza oscura
l’impalcatura d’ossa che sorregge
solfeggi d’una musica distorta
ghirigori di vento sulla bocca

questa sono
che sta di casa sotto i cornicioni
perché sui tetti il sole
illuminando tegole e camini
svela la morte della notte
i suoi segreti
che la mia mente non sa fronteggiare

 

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L’aria tra punti e onde

entang

attraversando fenditure
asterischi di luce
o fluttuazioni
sorprendono chi guarda e s’avventura
a prendere lanterne in questi mari
d’eternità soffusa in una stanza

respira opale
ha gli occhi di salsedine
il pescatore di riflessi in acqua
vede tutte le stelle farsi scie
e linee vacillare in sospensione

lui ch’è anche lei
disvelano illusorie consistenze
sono tratteggi in via di sparizione
nella marea che avanza

 

 

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Noi degli anni quaranta

cribaby

reduci dai confini dell’età
andati e ritornati mille volte
dalle battaglie quotidiane
ci teniamo per mano
sappiamo di dolori e conseguenze
della fugacità delle ore liete
di quello che lasciammo o che perdemmo
della malinconia quando ci prende
ci perdoniamo le dimenticanze

nascemmo che ululavano sirene
ancora tra le braccia delle madri
scendevamo le scale dei ricoveri
fino al cessato allarme

scampammo ad infezioni micidiali
grazie a Fleming
alla poliomielite grazie a Sabin

giocavamo con bambole di pezza
macchinine di latta
soldatini di stagno e burattini

crescevamo in famiglie numerose
fummo bambini della resilienza
quando non esisteva questo lemma

avevamo ideali di giustizia
credemmo nella forza del pensiero
nella bontà specifica dell’uomo
fummo ingenui
cantammo nei concerti e nelle piazze
ipotizzando libertà e giustizia
pensammo che la nostra resistenza
fosse determinante

e adesso che la strada è giunta al termine
stando seduti ai bordi della vita
vicini pur essendo distanziati
ci abbracciamo

 

 

 

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All’incrocio dei tempi

 

scala in blu - by criBo

– verrò quando si perderanno le grammatiche –
diceva
e non avevo da rispondere
salivo scale e scale e scale
ero spossata
– verrò quando saprai guardare il precipizio
senza paura d’inciampare –

fui tentata dall’ultimo gradino
mi sedetti
per rilegare fogli e copertine
d’un libro scritto a mano
bianco su bianco

– son qui per essere sepolto tra le pagine –
disse
ed io per la mancanza di numeri e capitoli
mi perdonai d’aver omesso il titolo e l’autore

e confluimmo insieme, corpo e anima
a perenne sconfitta di memoria
sotto una sola epigrafe

 

 

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Una per mille

copertina romanzo una per mille

 

 

 

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UNA PER MILLE

 

 

 

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Horror vacui

via Horror vacui

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Realtà irrequieta e transitoria

telomerasi - -by criBo

I corpi
in apparenza predeterminati
sono frattali dipanati, sparsi
nell’aria grigia di quaggiù
_l’azzurro è un noncolore, il cielo un’illusione_
e non c’è luogo o tana per gli esseri che siamo
scomposti e ricomposti
dispersi nel pulviscolo dei giorni
mentre implodono e nascono universi

noi perpetriamo l’incessante fine
invece di sottrarci
ai sortilegi dell’amore
ai sensi dell’effimera bellezza
che ci annebbia la vista del dolore
_tramandiamo la vita con la morte_

forse sarebbe il caso
di mandare combriccole divine a quel paese
strappare il velo che ricopre il vero
_il brulicare degli insetti, i mali
il marcio sotto i fiori, i movimenti peristaltici
gli animali in divise o giarrettiere
lo sfacimento occulto delle tombe _
dovremmo rifiutarci
di riprodurci ed imbandire tavole agli dei

 

 

 

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L’innocenza del non saper amare

fantasmi - by criBo

È nello spazio di una casa
che fioriscono gigli sulla fronte
alla follia che mi disarma chiedo
sei tu che mi perdoni
_ che mi dispensi da condanne
malgrado i testimoni?_

le luci basse fanno gioco al cuore
distanziano le lapidi. Sorridere per poco
fa sì che sulla bocca sia dipinta
un’allegria leggera
una forma benigna di pudore
_ci si assenta dai fatti, si bivacca_

negli sfregi degli occhi lui ha smarrito
il bene addolorato dell’assenza
lui sottratto a se stesso dagli eventi
_in quel suo sguardo filiforme
domande di controllo, ora impossibile_

non chiedo le attenuanti
sto dilavando cicatrici e tracce
sono un muro di strada senza uscita
ai lati tra lo scorrere di frane
graffiti come cere
in via di scioglimento

 

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Messaggistica

bottiglia sulla spiaggia - by criBo

Mi guardo bene dal sollevare l’onda
la calma piatta vela e mi tutela
dalla mia voglia di lasciare il mare
e avventurarmi dove il taglio netto
accoglierebbe il mio tramonto

invio dispacci in bocce senza tappo
fogli che mai nessuno leggerà
approderanno solo le bottiglie
la sabbia accoglie la futilità

devo costanza a chi diedi la vita
il resto è una sfilata di commiati
la persistenza
non c’è pensiero che la possa esprimere
l’amore è anche resistere

 

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Inaspettate conclusioni

 

riflesso-lampada-e-viso-by-cribo

in spazi non adatti a contrastare
l’asimmetria dei tempi
_l’amore perdonava sfasature _
nella contiguità del vuoto
astratti e veri
uniti e separati
si moriva ridendo in extrasistole
pontiluce
tra quelle dimensioni inusitate
e il dire muto

non si poteva presagire
quella precoce uscita dalla scena
_per logica sarebbe stata lei
a incamminarsi prima_
ma l’interposta luce da parete
ne decretò il prosieguo e l’abbandono

restò confusa
nella metà della cornice, sola

 

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Allo specchio

mano bianconero - by criBo

L’io pavone dalle mille code
si riflette nei colori sacri, si compiace
di quanto appare ai cieli
scrive di piume e leggerezze varie
la corona vezzosa sulla testa
dipinge lune e soli per distogliere
l’anima pavoncella grigia
dallo scoprire l’alter ego oscuro
dal rammentare le vittorie pirriche
sui campi di battaglia giornalieri
dove tra sangue e piume
i demoni perirono con gli angeli

l’io che camuffa il grido
gabbandosi da solo _in fondo è un canto_
ma l’anima lo sa
ciò che si annida al buio:
che non esiste sogno o arcobaleno
a ricoprire di bellezza il male

chissà
se a chi ha il coraggio di guardare in faccia
il sé delle miserie e della polvere
sarà svelato il mondo e le sue tenebre
il segreto dell’ombra e della luce

 

 

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Dentro il profilo niente (ovvero, la regina e il cerchio)

stelle nel cerchio - by criBo

Cerchio delle mie brame
sai dirmi perché appaio perimetrale
perché son la più vuota del reame?

Nel centro in cui ti trovi
sei il punto spillonato dal compasso
il raggio ti contorna in trasparenza
se tu fossi una goccia
saresti almeno lumeggiata viva

Forse sono un miraggio
in via di trasparenza verso l’oltre
talmente evanescente da sparire

Forse riapparirai
dall’implosione al centro
come una nana bianca microscopica
nel big bang minuscolo
d’un universo infinitesimale

 

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La corsa il filo il ragno

DSC02291

Dopo la strada c’è
lo spiazzo dei livellamenti
_tutti perdenti o tutti vincitori_
l’apparire non ha significato
quando si viene al dunque

non è il tempo a trascorrere
lo si attraversa d’infinite forme
uomini come insetti
in un garbuglio di memorie
coscienze tese agli angoli dei muri

il premio rassicura
: una coppa di niente ai convenuti
shakerata al bancone del traguardo
_l’hanno bevuta e la berranno tutti_
ultimi sempre
e dopo

 

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Passaggi oltre frontiera

inverno

Con le certezze che non ho
metto la firma
alla dogana dei sopravvissuti
_un pianoterra vale una montagna_
scalandola mi perdo
tra sei gradini e il cielo

avanzerei
su cocci vuoti e vasi di terriccio
_il terrazzo è un paese abbandonato_
con la dichiarazione sottoscritta
d’idoneità al rilascio
e il tempo doganiere
controfirmando irrilevanze
darebbe il suo consenso alle scadenze

 

 

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Saper di non sapere

copernicana - by criBo

Quanto che non conosco
cui non posso pensare
per mancanza d’ipotesi e di dati!
Un infinito rimestare
sbirciando nel fenomeno
evincere quel minimo bastante
per sapermi ignorante
sul confine tra i come ed i perché
nel campo del noumeno

l’universo si espande
e noi quaggiù
_ci appare un sotto, ma non è reale_
seminiamo nel vaso l’io pervaso
lo concimiamo di riflessi astrali
ma nel perenne inverno
_finite le stagioni regolari_
germoglierà nel cuore della neve
algido fiore
un uomogiglio ad imparare ancora
luce e spazio

 

 

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Ponendo l’attenzione

nero e blu wp - by criBo

agli esseri che vivo
come se fossi in loro
_mostrano più di quanto dicono_
dovrei disinnescare l’intuizione
essere me soltanto
ma non posso
ho appreso che mi fanno da custodi
mi salvano dall’inventarmi retta
_l’oscurità che mi appartiene
è nella tomba già, mi ha preceduto_
e la costanza della luce
che sprizza dalle fronti di chi passa
nei miei giardini, sulle scale, in casa
illumina anche me

questa la verità:
prendo dagli altri solamente il buono
la luce che trapela dai loro occhi
il resto lo abbandono
tralascio per stanchezza funzionale
_mi concedo la quiete del pensiero_
e scrivo il minor tempo
e ciò che affiora

 

 

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