Madre la terra

Onda - by CriBo

e si diventa fiume
dallo sgorgare dalla fonte ctonia
all’esondare, a volte, in libertà illusorie
il greto non trattiene
e il letto finge d’essere un torrente
che scorre nel disordine dei sassi
prima d’abbandonarsi ed ammarare
in un fluire lento
acqua nell’acqua

 

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L’oscuro lato della poesia

fantasmi - by criBo

si manifesta suo malgrado
a chi conosce l’arte del nondire
nella coltre fumogena dei versi

l’esperto di mimetica
disse: il poeta è un fingitore
sapeva che chi scrive sa occultare
pensiero e sentimenti in testi in maschera
e tuttavia dissemina gli indizi
per essere scoperto dal lettore
che legge anche il nonscritto negli spazi

 

 

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Per filo e segno

E qui tra noi
possiamo dirci della geografia
sui corpi vivi
la madreperla delle cicatrici
il metallo sepolto nella carne
_a volte vibra come a dire: sto_
gli occhi mi guardano negli occhi
tentano di spostare il puntofuga
come se la civetta dei vent’anni
potesse riaffiorare dagli specchi

il mare quieto
bagna le gambe e il suono della riva
la mia città è un ricordo cartolina
_risate in sottofondo_
la bambina è nascosta in versi amari
ha lune tra i capelli
scorrere di ruscelli fino ai piedi
e sembra levigata
quasi una pietra che trattiene l’acqua

 

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Nascere di Settembre

guardando cassiopea

nello spostarsi obliquo delle case
in precessione equinoziale
adusi a traslocare
s’mpacchettano cavoli e cicogne
si piegano tovaglie e calendari
dagherrotipi d’ospiti scomparsi
e affacciati alle dodici finestre
in giorni privi di una data certa
s’inventano battesimi di stelle
_nomi scritti in azzurro nella notte_

possiamo grandinare in versi sciolti
piovere in note musicali
attraversare spettri di stagioni
coltivare melangoli e disastri
_vale per tutti, geni o malfattori_
in entropia da memi interattivi
sapersi dislocati nel disordine
di questo carnevale transitorio
_inferno in una bolla di sapone_

 

 

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La storia ha braccia amiche, qualche volta

la vague, le vent, le cri - by criBo

Ci si compensa dalle rimozioni
lasciando solamente poche tracce
d’una nottata di sopravvivenza
_la ragazza vestita di pois
nel vuoto d’aria_
quando del buio calato sulle spalle
sfocate ormai le viole calpestate
il buio dolore delle pietre
restano nella mente, per fortuna
solo le lievi impronte del bambù.
Schiarisce nella sua mitologia
leggenda da potersi raccontare
la donna ch’è vissuta oltre se stessa

 

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Tutto per una mela?

telomerasi - -by criBo

È quasi indifferenza necessaria
l’entusiasmo d’un attimo
finito già mentre si gira un foglio
_esistere ha un suo lato da mannaia_
il corpo esige
è un orologio caricato a pillole
la mente latita
è un luogo in cui s’inerpicano perdite
pullula di fantasmi ed omissioni
_il tempo favorisce l’incostanza_

Vanno via tutti i giorni
spariscono negli infiniti modi in cui si muore
quelli che amammo e quelli che ci amarono
e noi
imputati alla nascita
d’aver offeso un Dio
creatore di virus e altri consimili
della ferocia delle malattie
della degenerazione dei cervelli
noi sottomessi alle calamità
e alle lusinghe del piacere
noi
siamo le vere vittime indifese
condannati dal giudice impietoso
a non sapere il fine né la fine

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chi osserva chi

 

onda rorschach- CriBo

senza barriere di difesa
sull’orlo d’una roccia a precipizio
e chi si affaccia
vede il suo doppio immoto
in uno scambio di persona che
capovolge l’assioma naturale
duplica la ragione ed il nonsenso
e in uno spazio onirico
entrambe le realtà fatte pensiero

 

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Il mondo è una stampella virtuale

fantasmi - by criBo

Ci aggrappiamo alle cose
come se fossero eterne
c’inquieta
destarci ogni mattina e ritrovarle
sempre più provvisorie
e scolorite

 

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Finiti l’attenzione e l’annotare

sedie e tavolo - by criBo

quale che fu la storia mia
o quella d’altri
nessuna narrazione mi seduce
le vite nei cortili
le bambolebambine, i soldatini
le confessioni e i “c’erano una volta”
le madeleines e i saggi
non leggo più commedie né tragedie
_restano solo i morti da sfogliare
sopra leggii di ossa_

di sedimenti filosofici
di scienza e metafisica
trabocco di nozioni e di pensieri
_ci vuol poco
a riempire una mente microscopica_
e tuttavia resisto
altalenando
tra i bagliori d’umana conoscenza
e il buio che avanza

 

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Testimonianze in cromatismi autarchici

 

in volo - by criBo

alla corte dei fatti inattendibili
la pittrice di case e copertine
rende ragioni delle dissolvenze
delle nuvole prese a velatura
degli albatri dipinti nell’argento
_è per sentirmi viva_
il giuramento al giudice di pace
che assume a prova linee di confine
colori presi a prestito dal mare
scomposizioni per similitudini
deposizioni un po’ confuse
a stento sufficienti alla difesa:
un modo come un altro per concludere
_ultime pennellate al suo ritratto_

in camera i giurati
in assenza di prove comprovanti
decidono il rilascio a mano libera
_può finalmente entrare in quel suo quadro_

a chi rimane è comminato il compito
di metterlo in cornice

 

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Lila (il Grande Gioco)

via Lila (il Grande Gioco)

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Dell’Indeterminatezza e suoi princìpi

noi che guardiamo il mondo
affascinati dal mistero
e spaventati nello stesso tempo
_il tempo base che ci toglie e mette_
che ci trasforma in apparenza
dal passato al futuro
“quando” è concetto stravagante
e come gatti
nella scatola- terra non sappiamo
se siamo vivi o morti
ma esistiamo
_malgrado il paradosso_
perché l’Osservatore sta vagliando
nei secoli dei secoli la scelta
e nel frattempo
per renderci immortali
ci tiene prigionieri nella scatola

 

 

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A tu per tu con l’io misconosciuto

lampada riflessa 4 -by criBo

Non gli appartengono carte vidimate
ha solo ricordi trafitti da evasioni volute
_i luminari oscurano anziché…_
piccolo e complicato come un atomo
con enormi distanze dal suo nucleo

sa che ne calcano le orme
astutamente
_bastano pochi accorgimenti per_

l’io diseredato non ama interloquire
accetta l’esser stato e poi dimenticato
e la malevolenza dei distributori
di sapienza essiccata
_allori tra di loro_

e si conduce
in assenza di punti e contrappunti
di volta in volta tu
pur sempre io

 

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Ohm

via Ohm

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Di soste inusitate e conseguenze

paradisea - by crBo

nell’acquitrinomondo
rospi e affini
aspettavano il bacio della donna
per la trasformazione prenceazzurra
ma saltellando da una foglia all’altra
diventavano vecchi nell’attesa

la donna anfibia aveva altro da fare
che trasformare principi in ranocchi
o viceversa
lei respirava fiori nel pantano
si teneva in disparte

il Dio delle promesse e delle mele
aveva smesso di creare gli alberi
si concedeva favole sabbatiche
mentre tentati e tentatori
facevano la stessa brutta fine
_non per menefreghismo, ma
perché proprio così doveva andare_
sennò i fratelli Grimm
invece di narrare di cocchieri
di lupi, di uccellini e fratellini
avrebbero cantato il miserere
servito messa o coltivato rape

visto che andò così
non resta che sperare
_l’ultima dea gestisce sogni a ore
è poliglotta, ha catene d’alberghi in ogni dove
e vive in un motel_

 

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Quando si vive al margine di sé

 

il mio kintsugi - by criBo

l’anima non ha spazi da riempire
e non si adegua
ai tentativi di ridare vita
a un corpo andato

la donna è un intervallo
tra l’inizio di strada e la sua fine

ha smesso di parlare
all’uomo che si è spento nella testa
lontano da ogni suono
intermittente e privo di colori
nel mondo suo daltonico

così la donna prende le distanze
fuggendosi negli occhi

 

 

 

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Filogenesi metafisica

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insieme d’incostanze: l’io depone
l’uovo del suo sentirsi unico
tra le infinite repliche
nasce l’uomogirino e in una virgola
a sua insaputa è già cambiato il mondo
i tu
i voi
i noi
i loro
principiano giornate sotto il sole
in questa dimensione da pantano
schiude la consistenza
accenna la variabile

si nasce tondi e non si muore quadri
tuttavia
non esistendo stampi nel difforme
oltre le coordinate dei batraci
si può nascere tondi
morire quadri
e non finire mai

 

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Non bastano lanterne a fare luce

 

Lanterna_di_Genova_0

Troppa sabbia sotto i ponti
troppo consolidare conti in banca
anziché piloni di cemento
esseri umani da macerie
firmano le condanne
si muore attraversando le città
si muore stando fermi
e vive di domande chi si affaccia
sperando di trovare una risposta
al buio che incombe

 

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EX

02_Tsundoku

Il secolo venturo numero nonsoché
che tutti scriveranno e che nessuno leggerà
immaginarlo non è poi difficile
vediamo un po’: rimasero gli eroi della lettura
_dedicarono ad essi un giorno l’anno_
erano solamente una decina
vecchi e strafatti di letteratura
finché ne sopravvisse uno soltanto
che poi morì di un libro scritto a mano
_un’ overdose d’ipnomorfeina_
intanto che
nel mondo intero si mandava al macero
per sopraggiunti limiti di mensole
in case e librerie

quanto al servizio funebre
fu evento memorabile
la piazza era gremita di scrittori
orfani di quell’ultimo lettore

fu decretato avvenimento storico
ne fecero ritratti e monumenti
_ormai tutti pittori e intagliatori_
ma questa è un’altra storia
di cui si scriverà

 

 

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Ripetizioni con_sonanti e mobili

La Vie et la Mort de Gustav Klimt

coniugazione verbi
nozze tra con_senzienti
testimoni presenti indicativi
barra/futuro semplice
anteriore risulta trapassato
_erano lì in vacanza dai pronomi_
furono visti nei giardini
seduti su panchine ad aspettare
il solito Godot

_avranno sbadigliato nomi errati_
un serpente al guinzaglio
a testimone della verità _muda_

saranno visti dalle autorità
segnati sotto gli occhi
il nerofumo dell’età, la greve
imposizione d’un plissé _la faccia
l’avremmo risparmiata, anche la pancia e le
maniglie dell’amore
_amore da comò senza vestiti_

invitati alla cena delle beffe
come fantasmi in finte cassapanche
a quadruple maniglie

 

 

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