Nel concavo di un nome

pesce rosso

racchiusi nel minuscolo abitacolo
del corpo materiale
siamo come dei pesci nella boccia
ingannati dal vetro della sfera
sappiamo solo il poco che ci attornia
ipotizziamo spazio ed infinito
_la neve di scintille appaga gli occhi
e ci distoglie dal cercare altrove_

ecco la beffa degli dei
l’iniquità divina del silenzio:
fare di un essere pensante
un prigioniero

innamorarsi del non conoscibile
è la tragedia che disloca l’anima
la rende folle
confinata a vita
fino alla sparizione della bolla

 

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Horror vacui

y cassiopeiae

chissà se le tonalità di grigio
le coloriture di parole
abbiano in sé la porta delle percezioni
l’impronta del possibile
e se comunicare un gesto ci traduce
nel linguaggio dei santi
_nell’accezione “interi”_
la potenziale umana ha fioriture di frattali
scorrimento di segni alle galassie
alle lune, ai campi oscuri
a cominciare dal suo primo battito
proteso all’infinito

ce ne verrà di sentimenti illogici
suggestioni inspiegabili
c’inventeremo numi e protettori
perché siamo incapaci di finire
il viaggio d’ombre
la caduta dei gravi
il decantarsi delle forme in altro
che non saremo noi

e forse il vuoto
ci accoglierà per germinarci ancora

 

 

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Genitorialità

 

Il padre disse: basta essere padre
vado via
e scelse donne e tavoli da gioco
la madre dimezzò fotografie
pose un pensiero d’odio a mo’ di lapide

le figlie ebbero letti
in camerate gelide d’inverno
soffocanti d’estate
tavolate per orfane di vivi

rispetto a quelle dell’Addolorata
che bacchettavano il dorso delle mani
mettevano in ginocchio sul terrazzo
sui chicchi di granturco
le suore salesiane erano buone
insegnavano a scrivere e cucire
a disegnare e solfeggiare musica
ma nelle sere della solitudine
non sapevano come farsi amare

le ragazze più grandi
lavavano cataste di lenzuola
passate al turchinetto
le dita diventavano azzurrine
le piccole sedevano in disparte
giocando a ripiglino nel cortile

a ripensarci fummo fortunate
rispetto ai figli dell’oscurità
bambini sulle ruote degli esposti
noi viaggiavamo in mari di speranza
di approdare a una casa
a nostra madre
ai giorni che sarebbero arrivati
e finalmente vivere con lei

 

(dalla raccolta “Coordinate semplici”)

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Cerchi concentrici

un sasso lanciato sull’acqua
la forma dei ciottoli abrasi
ha l’anima mia
adatta a quei lanci
adatta a disperdersi in onde
visibili solo per poco

il tempo ci rende profani
ai segreti del mondo

la natura c’insegna a sparire
ci abitua al distacco da sé

nel mistero la vita
è un groviglio di vane domande
uno stagno che simula il cielo
noi stelle cadute
lasciamo che il cerchio si espanda
ci affondi

 

 

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Popolpollo

le chiocce fanno uova per i ladri
i polli in batteria
non sanno che saranno macellati
e che il mangime
è solo il passaporto per la pentola
nei ricettari han foto di famiglia
i loro morti
uccisi e rosolati

il popolo non sa
d’essere foraggiato a distrazioni
becchettiamo per vivere
le briciole di tutti gli epuloni
dalle catene di montaggio ai danzatori
_i cantastorie ninnano i dormienti_
l’arte ci narcotizza
la bellezza è un richiamo per gli insonni
distrazione dai fatti:
i mari immortalati sulle tele
sono splendide lastre sepolcrali
agli annegati
il coperchio del vaso degli abissi

sottile è il gioco (giogo)
la manovra che ottunde e ci prepara
alla comune sorte

le strategie di premi e di vittorie
ci fanno consenzienti
divoratori onnivori seriali
dei centri commerciali

dove non è la gloria a lusingare
il culto dei vincenti
assidui spettatori degli eroi
sportivi in canottiera sui divani

tutto fa brodo
popoli e galline

la ricerca scientifica
la promessa salvifica dell’eden
ogni mezzo efficace e soporifero
per mantenerci sani e produttori
di vita e morte (anche miracoli)
pensando mal comune mezzo gaudio
a beneficio dei dominatori

 

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L’ispirazione

la luna oltre la grata - by criBo

irrompe e cambia i termini del noto
versa l’insano e l’indeterminato
non una poesia da “adesso scrivo”
compitata con lessico e misure
_la tecnica perfetta è da Salieri_
Mozart l’aveva in mente il flauto magico
e la Regina della notte, prima d’essere udita
gli scompigliava il cuore

il mondo è pieno di Salieri
dai pentagrammi irreprensibili
dalle stesure in ordine
ma la maestria non basta a dire l’anima
_l’ineffabile sfugge a norme e regole_
ci vuole il tocco folle di chi vede
uccellatori e nozze mistiche
il frullo che trasforma perfezione
in percezione d’oltre
il dio che vive dentro l’uomo
che all’improvviso si risveglia
e gli traduce il cielo

 

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Amnesie funzionali

fantasmi - by criBo

delle nostre vicende
dei colpi bassi e delle meraviglie
se dovessimo ricordare tutto
vivremmo come cofani ricolmi
di pensieri-cemento
condannati a rivivere il passato
minuto per minuto
inabissati a piombo

una pietas ignota
ci grazia con dimenticanze
momenti che sembravano magnifici
ridotti a ombreggiature
dolori che parevano annientare
edulcorati in ogni forma d’arte
tuttavia
scritti, dipinti, musiche
nulla contengono
di quella giovinezza che si era
spavaldi avventurieri
a sfidare la vita a spada tratta

 

 

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Broken mirrors

https://i0.wp.com/it.womanadvicesforlife.info/08_chto-delat-esli-razbilos-zerkalo-stevanovicigor-360x280.jpg

IO non può fare da specchio
a Tu con le sue schegge di similcristallo
finito il baccarat, nel vetro si riflette OI
che non fa 10 ma 01
se poi gli passano lo straccio
sull’argento squillante della testa
attraversano il piano frantumato
Alice e il bianconiglio
la risata del gatto e il cappellaio

la regina di picche a testa in giù
riversa rifritture e déjà vu
nel rovescio di mappe replicate
a decimali minimi
frammenti a zero virgola di sé
coriandoli di silice
il mastro soffia coppe senza fondo
per santi bevitori
d’acqua e sale

 

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Dissolvenza

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

sta scomparendo
a cominciare dagli occhi
il vecchio che biascica parole maligne
come se fosse un altro a parlargli tra i denti
i pochi rimasti
pesca spezzoni di ricordi
nel turbinio d’immagini
fotogrammi di un film che ha preso luce
qua e là
piccole zone morte da cui fuggo
intermittenze mute

vorrei saper sorridere
a chi vive davvero
ai figli costruttori di bellezza
ai loro fiori
vorrei farmi leggera
essere sprazzi d’una gibigiana
che appare illuminando per un attimo
gli spazi di ringhiera

 

 

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Libri in sosta protratta

via Libri in sosta protratta

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Così lontani, così vicini

klimtiana 3 - by criBo

Mi sono capitati gli anni addosso
non che me ne abbia a male
ma ci sarebbe da considerare
quanto gravano ai miei più grandi amori
_figli, se voi sapeste i miei pensieri!_
dalla rupe Tarpea precipitare
non averne il coraggio è incomprensibile
a me che la sfidai nei tempi acerbi
ora basterebbe una spinta e
sarebbe ancora amore

mi vivo un po’ alla chetichella
attenta a non tradirmi
mandandomi affanculo quando occorre
_occorre di frequente_
in un vagabondare altalenante
tra gesti ed abitudini
che fanno di una vita
poco più di una virgola

“ma tu, quant’ann vuo’ campa’?”
la voce di mio nonno
cadeva sulle spalle di mia nonna
lei con mezzo sorriso
“chell ch’abbasta pe’ te suppurtà’”

 

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Parametrica

letto in mare - by criBo

è scalpiccio di frasi
piedi e rime
giro di versi in una stanza
anacoluti in tessere
iperboli in caduta effetto domino

una di me raccoglie cocci e sassi
vocaboli calati terminali
placebo alle ferite
analgesia da camerate

l’ineffabile
contagia di mistero i resistenti
li ammala di rimpianti
per luoghi ipotizzati ultraterreni
ricordi provenienti dal futuro
li assiste nella logica stringente
_nessuno ne esce vivo_
li prepara
con terapie d’intensa inefficacia
all’ultima sconfitta

 

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ci sono giorni

miraggi -  by criBo

Ci sono giorni
che si vorrebbe tacitare il mondo
scendere dai frastuoni
lasciare al banco di lavoro un sosia
tuttofacente
riconsegnarsi a un tempo senza storia
a un io senza memoria
che smetta di sentirsi responsabile
di paradisi inesistenti
_ai figli abbiamo dato vita e morte_
e non ci assolve la necessità
nemmeno il caso

ci sono giorni
che si vorrebbe ri-creare il mondo
essere dio

 

 

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Vulcani spenti

 

cratere_lago_santa-_ana

erano vivi quando le derive
dei continenti emersi
li fecero svettare sui pianori
quando le prime fioriture
vestirono di verde i loro fianchi
prima che il fuoco uscisse dalle bocche
e incenerisse prati

il rosso delle braci
divenne fumo e lame di ossidiana
la roccia un buio di polveri

in quel silenzio triste
tentarono la vita alberi e fiori
ma il vento vorticò sui nomi
li inabissò nel ventre dei titani
la pioggia colmò i vuoti
nacquero laghi tristi
smorti cieli

passarono millenni
ci volle il pianto della pioggia
a farli azzurri

 

(gennaio 2013)

 

 

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Discorso sulla ragione dei sassi

The texture of sea pebbles. stones to the , close

i guardiani del tempo
segnano tacche ai vivi
sul lastrico dei ponti
_avviso agli aspiranti suicidi: siate prudenti_
le burrasche si abbattono improvvise
bisogna abbandonare ogni progetto
accaparrarsi il cielo
prima che l’acqua si trasformi in pietra

non ci si può nascondere a sé stessi
tuttavia
si può tentare un ridimensionamento
dirsi che l’io affacciato alle transenne
è un sosia pretestuoso
e tralasciarsi
e andare verso l’armonia del tutto
che per fortuna ignora minutaglie
le nostre e di ogni ciottolo di rena

 

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Mari del nord

gabbiano e silhouette - by criBo

Guardala da lassù
cielo che spargi nuvole sui morti
e metti nomi d’acqua ai pesci
sai che l’azzurro se n’è andato
impera il grigio

la donna ch’era prossima all’esilio
traduce il mormorio delle conchiglie
le litanie sommesse delle onde
in cerchi disegnati sulla rena
subito cancellati dal riflusso

Dalla cima dei fiordi
si vedrebbe un relitto di polena
stanca di traversate tempestose
starsene muta
immobile tra plastiche e bottiglie

 

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History of frogs

sognare-rane-2

Nello stagno c’è subbuglio
tutt’intorno al baciapile
mezzo ratto mezzo re
come scettro una ramazza
per far finta di pulire
l’acquitrino dei vassalli

ha una nassa senza fondo
dove mettere in berlina
chi non pensa il suo pensiero
dissuasori e dissidenti
farli fuori a inchiostro nero
mentre ai rospi imparentati
impartisce le lezioni:
l’arte è cosa da beffare
eresia da castigare
la lettura è un grave oltraggio
lo scrittore è ’o malament
il poeta un poveraccio
che non ha capito nient

sta seduto sopra il trono
del suo grasso deretano
e all’accolito stellato
alle rane cortigiane
alle larve di palude
ha promesso melma e guano

a noi figli d’altra storia
non ci resta che aspettare
quando il fango finirà
_solo un buco resterà_

 

 

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Alter ego dell’alter ego

 

matrilineare- by criBo

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

 

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Buone maniere e versi da buttare

teinglese2

dialoghi garbati
risate con bon ton
riservatezza tout court
sia mai che ti venissero alla mente
i morti nelle stive, gli annegati
le schiave sulla strada
sia mai che ti spazzassero il sorriso
le donne violentate
le bambine sottratte ai loro giochi
andate in sposa prima d’essere donne
_orchi fedeli a un dio senza pietà_
Mai che ti colga
il pensiero che mentre scrivi rose
ci sono operatori degli espianti
chirurghi che si prestano a interventi
asportazioni d’organi
da vivi che morranno a morti che vivranno.
Non ti sovvenga
dei bambini rapiti, rivenduti
o uccisi a botte dai propri genitori.
Distogli il tuo pensiero
dai viaggi organizzati per pedofili
lo chiamano turismo sessuale
_italiani tra i primi della lista_
Resta lontana dagli affari sporchi
mafie governative
cosche italiche
agli inventori di poemi e affini
non si addice la critica.

E se malgrado tutto
scrivo di fiori cieli e cuori tristi
sono meno di un sasso
una nientezza che
nessuna poesia potrà colmare

 

 

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Cattedrale

 

Chiesa_di_San_Domenico_Maggiore,_Apse,_Naples_(14381535115)

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza san Domenico maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

(da “Coordinate semplici”)

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