Dissolvenza

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

sta scomparendo
a cominciare dagli occhi
il vecchio che biascica parole maligne
come se fosse un altro a parlargli tra i denti
i pochi rimasti
pesca spezzoni di ricordi
nel turbinio d’immagini
fotogrammi di un film che ha preso luce
qua e là
piccole zone morte da cui fuggo
intermittenze mute

vorrei saper sorridere
a chi vive davvero
ai figli costruttori di bellezza
ai loro fiori
vorrei farmi leggera
essere sprazzi d’una gibigiana
che appare illuminando per un attimo
gli spazi di ringhiera

 

 

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Libri in sosta protratta

via Libri in sosta protratta

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Così lontani, così vicini

klimtiana 3 - by criBo

Mi sono capitati gli anni addosso
non che me ne abbia a male
ma ci sarebbe da considerare
quanto gravano ai miei più grandi amori
_figli, se voi sapeste i miei pensieri!_
dalla rupe Tarpea precipitare
non averne il coraggio è incomprensibile
a me che la sfidai nei tempi acerbi
ora basterebbe una spinta e
sarebbe ancora amore

mi vivo un po’ alla chetichella
attenta a non tradirmi
mandandomi affanculo quando occorre
_occorre di frequente_
in un vagabondare altalenante
tra gesti ed abitudini
che fanno di una vita
poco più di una virgola

“ma tu, quant’ann vuo’ campa’?”
la voce di mio nonno
cadeva sulle spalle di mia nonna
lei con mezzo sorriso
“chell ch’abbasta pe’ te suppurtà’”

 

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Parametrica

letto in mare - by criBo

è scalpiccio di frasi
piedi e rime
giro di versi in una stanza
anacoluti in tessere
iperboli in caduta effetto domino

una di me raccoglie cocci e sassi
vocaboli calati terminali
placebo alle ferite
analgesia da camerate

l’ineffabile
contagia di mistero i resistenti
li ammala di rimpianti
per luoghi ipotizzati ultraterreni
ricordi provenienti dal futuro
li assiste nella logica stringente
_nessuno ne esce vivo_
li prepara
con terapie d’intensa inefficacia
all’ultima sconfitta

 

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ci sono giorni

miraggi -  by criBo

Ci sono giorni
che si vorrebbe tacitare il mondo
scendere dai frastuoni
lasciare al banco di lavoro un sosia
tuttofacente
riconsegnarsi a un tempo senza storia
a un io senza memoria
che smetta di sentirsi responsabile
di paradisi inesistenti
_ai figli abbiamo dato vita e morte_
e non ci assolve la necessità
nemmeno il caso

ci sono giorni
che si vorrebbe ri-creare il mondo
essere dio

 

 

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Vulcani spenti

 

cratere_lago_santa-_ana

erano vivi quando le derive
dei continenti emersi
li fecero svettare sui pianori
quando le prime fioriture
vestirono di verde i loro fianchi
prima che il fuoco uscisse dalle bocche
e incenerisse prati

il rosso delle braci
divenne fumo e lame di ossidiana
la roccia un buio di polveri

in quel silenzio triste
tentarono la vita alberi e fiori
ma il vento vorticò sui nomi
li inabissò nel ventre dei titani
la pioggia colmò i vuoti
nacquero laghi tristi
smorti cieli

passarono millenni
ci volle il pianto della pioggia
a farli azzurri

 

(gennaio 2013)

 

 

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Discorso sulla ragione dei sassi

The texture of sea pebbles. stones to the , close

i guardiani del tempo
segnano tacche ai vivi
sul lastrico dei ponti
_avviso agli aspiranti suicidi: siate prudenti_
le burrasche si abbattono improvvise
bisogna abbandonare ogni progetto
accaparrarsi il cielo
prima che l’acqua si trasformi in pietra

non ci si può nascondere a sé stessi
tuttavia
si può tentare un ridimensionamento
dirsi che l’io affacciato alle transenne
è un sosia pretestuoso
e tralasciarsi
e andare verso l’armonia del tutto
che per fortuna ignora minutaglie
le nostre e di ogni ciottolo di rena

 

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Mari del nord

gabbiano e silhouette - by criBo

Guardala da lassù
cielo che spargi nuvole sui morti
e metti nomi d’acqua ai pesci
sai che l’azzurro se n’è andato
impera il grigio

la donna ch’era prossima all’esilio
traduce il mormorio delle conchiglie
le litanie sommesse delle onde
in cerchi disegnati sulla rena
subito cancellati dal riflusso

Dalla cima dei fiordi
si vedrebbe un relitto di polena
stanca di traversate tempestose
starsene muta
immobile tra plastiche e bottiglie

 

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History of frogs

sognare-rane-2

Nello stagno c’è subbuglio
tutt’intorno al baciapile
mezzo ratto mezzo re
come scettro una ramazza
per far finta di pulire
l’acquitrino dei vassalli

ha una nassa senza fondo
dove mettere in berlina
chi non pensa il suo pensiero
dissuasori e dissidenti
farli fuori a inchiostro nero
mentre ai rospi imparentati
impartisce le lezioni:
l’arte è cosa da beffare
eresia da castigare
la lettura è un grave oltraggio
lo scrittore è ’o malament
il poeta un poveraccio
che non ha capito nient

sta seduto sopra il trono
del suo grasso deretano
e all’accolito stellato
alle rane cortigiane
alle larve di palude
ha promesso melma e guano

a noi figli d’altra storia
non ci resta che aspettare
quando il fango finirà
_solo un buco resterà_

 

 

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Alter ego dell’alter ego

 

matrilineare- by criBo

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

 

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Buone maniere e versi da buttare

teinglese2

dialoghi garbati
risate con bon ton
riservatezza tout court
sia mai che ti venissero alla mente
i morti nelle stive, gli annegati
le schiave sulla strada
sia mai che ti spazzassero il sorriso
le donne violentate
le bambine sottratte ai loro giochi
andate in sposa prima d’essere donne
_orchi fedeli a un dio senza pietà_
Mai che ti colga
il pensiero che mentre scrivi rose
ci sono operatori degli espianti
chirurghi che si prestano a interventi
asportazioni d’organi
da vivi che morranno a morti che vivranno.
Non ti sovvenga
dei bambini rapiti, rivenduti
o uccisi a botte dai propri genitori.
Distogli il tuo pensiero
dai viaggi organizzati per pedofili
lo chiamano turismo sessuale
_italiani tra i primi della lista_
Resta lontana dagli affari sporchi
mafie governative
cosche italiche
agli inventori di poemi e affini
non si addice la critica.

E se malgrado tutto
scrivo di fiori cieli e cuori tristi
sono meno di un sasso
una nientezza che
nessuna poesia potrà colmare

 

 

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Cattedrale

 

Chiesa_di_San_Domenico_Maggiore,_Apse,_Naples_(14381535115)

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza san Domenico maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

(da “Coordinate semplici”)

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Un pianto di finestra

pioggia a Lariano - by criBo

Di là dai vetri
_i giardini risultano sfocati_
una macchia d’olivi trema al vento
è più lontano il mondo

pensando ai fatti miei
mi dichiaro innocente
_capitata per caso nel mistero
in sosta di brevissima durata
qui e non so
non so
non so
di croci malportate

piovono cieli
si allargano le faglie
i continenti vanno alla deriva
io qui appartata
mi assolvo dalle colpe tramandate
dal bene che non feci
mi rispetto
nell’infinitamente piccolo ch’io sono

 

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Argine

al di qua della finestra - by criBo

 

è una parola lineare
scritta dove si sta da vecchi
un segno tra il possibile e il reale
__i malanni distolgono__
aghi d’assaggio come aperitivi

pettinavo le tempie con le mani
trattenevo la vita nei capelli
non compitavo l’esistenza a fogli
lasciavo che la vita mi vivesse

i morti sono ovunque
il mare sa
la terra sa

ma qui faccio silenzio
stanziale e provvisoria
gesti al minimo
annodo cocche alle fotografie
_sembrano foglie gialle_
con la pazienza dell’inverno
esilio il tempo

 

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Nel biancore del buio

y cassiopeiae

stiamo
in questo silenzio soffice
tu che hai perduto la personaforma
io che mi alleno a perderla
in un abbraccio d’aria
_quando l’aria si tocca_
e mi sconfino lentamente
entrando nella dimensione che
ci rende vivi
e muti
avendo la parola perso il suono
ed ogni turbamento

qualcuno scrive noi
di notte in notte
e noi leggiamo stelle

 

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Kafkiana 2

https://www.ferraraitalia.it/wp-content/uploads/2017/04/the-cemetery-of-umbrellas.jpg

sotto i tappeti delle feste
la polvere dei giorni quando
s’era vivi lucenti
ho trovato un’intera staccionata
ridotta in truciolato sotto i piedi
bisogna camminare con cautela
scrivere cose tonde e assecondare
se non si vuol finire ramazzati
blatte da processare nei castelli

infuria la follia dei mentecatti
i corridoi percorsi dalle nere
salviniche bandiere e da beote
maionime carenze strutturali

gente che muore prima nel cervello
il corpo segue
pare vincente la stupidità
che uccide più di cancri ed attentati
e l’ignoranza è complice
di predatori in maschera da agnelli

 

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Empirica

la vague, le vent, le cri - by criBo
 
Quando dico “noi”
è per sentirmi meno corpo solo
meno assente
tralascio il mio consistere di poco
il non voler combattere
l’acquiescenza dell’anima
al dolore dei tanti
 
_mi direi_
ma soprassiedo e pluraleggio
_ci diremmo_
che tutto ci sovrasta e sopravanza
noi scampoli di cielo
esposti ai quattro venti del disordine
sennò
chi noterebbe il punto infinitesimo
del “sono” singolare?

                                   

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Spettri e diffrazioni

diffrazioni - by criBo

Sono passati e sono andati via
ne sgrano i nomi in un rosario laico
per evocarne almeno qualche voce
persa l’assiduità del ricordare
resto immobile
mentre la strada va   _si finge fiume_
scorre e sparisce nella notte alchemica
in uno spaziotempo ignota foce

umanamente temo quel nigredo
eppure so che siamo
“della stessa sostanza delle stelle”
particelle adattate a corpi singoli
che smetteremo come abiti vecchi
e chi lo sa
che in un tripudio d’atomi e fotoni
si esista come essenza di pensiero
_forse amore_

 

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Evanescenze funzionali

 

 

balcone- by criBo

come in un film girato in bianco e nero
si risvegliò nel letto d’ospedale
il rumore del tonfo sull’asfalto
finì mentre finiva in dissolvenza
la scena muta del precipitare

si perse in una tenebra acquiescente
divenne un’amnesia tra prima e dopo
quella ragazza che morì a metà

poi nella sala accesero le luci
e si vide una donna
riflessa quattro volte nel futuro
vivere per intero

I MIEI FIGLI - by criBo

 

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La banalità del bene (ovvero fronzoli e fiorami)

thm_jutz_the_farmyard

coccoderie di cieli sempre azzurri
primaverie di prati verdi
galline becchettare a verso sciolto
polente e madrigali
intanto che sull’aia cala la sera (sempre cala)
così come

una perenne fonte che disseta
nel gelido sussurro di dolore
fantasmi del passato
che tormentano l’anima
come rugiada (brina se d’inverno)
nel deserto del cuore
intraprendere un viaggio senza fine
come foglia d’autunno (non se ne può prescindere)
il vociare dei bimbi nei giardini
e parlarsi con gli occhi
piangere a calde lacrime
d’albe radiose e soli risplendenti
e carezzare pelle vellutata (a morte i rospi)
nel respiro profondo dei ricordi
in un canto d’amore senza fine

bisogna ricambiarle queste cose
con giri di parole compiacenti
e non si dica mai la verità
perché i discorsi tra pennuti e affini
conducono alla paglia
e onestamente spero di finire
fingendomi anatroccolo
aspettando Godot (Andersen, sciocca!)
e si salvi chi può

 

 

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