Piani e sfere

la bolla - by criBo

ci sono punti che restano sospesi
se le domande restano irrisolte
se la lingua lambisce un suono d’acqua
che scivola via
sul vetro levigato del mio autunno

se la bellezza affiora dagli specchi
_ed io non credo agli occhi_
distolgo il viso e guardo
in una boccia d’aria
l’ultima me che oscilla capovolta
_fiocca la neve intorno_
ed è già inverno

 

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Visionaria

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

Ad occhi chiusi
ho visto il mondo alterno
cascate d’acqua dilagare in cielo
nuvole zampillare dalla terra
e noi abbracciati restavamo insieme
perché la solitudine spaventa

scavalcavamo davanzali
precipitando verso l’alto, illesi
immemori di quando prigionieri
percorrevamo le foreste scalzi
e tuttavia fiammelle di pensiero
bastavano a far luce

ci spogliavamo delle forme note
diventavamo trasparenti e lievi
e ci amavamo ancora, benché sparsi
nelle infinite scie dell’universo

 

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La vague, le vent, le cri

 

la vague, le vent, le cri - by criBo

Onde nel cielo
un grido che ristagna
una figura immobile nel raggio
resiste allo scirocco
donna che sembra salda e inamovibile
_sembra_
mi ha girato le spalle
ed il suo dio
non chiama né mi manda un sms
eppure
ho sempre il cellulare sotto carica

l’ho dipinta di un grigio dignitoso
il nero e il bianco a farle da contorno
quando sarà finita
_mancano solo gli ultimi ritocchi_
la firmerò
con il nome di tutti

 

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L’equivoco del bello e del possibile

 

Prendiamoci la folgore e il boato
andiamo dove il senno si è perduto
dov’è rimasta la follia dei sogni
__vascelli in altocielo navigare
partendo da balconi__
il tempo degli umani in cifre nuvole
battuto dalle piogge siderali

lo sfolgorio del suono
insegna a tralasciare le incombenze
le imposizioni e i fatti
__la mente ha l’insistenza delle incognite__
ma è necessario il vuoto
per ingannare un angelo distratto
e farsi accompagnare oltre l’ignoto

si lasciano certezze transitorie
per l’unica certezza incontestabile:
che di vita si muore

 

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Dopo

sarà la giornata più lunga
sembrerà che ogni vigilia rimossa
ogni fatto incompiuto
abbia la stessa proprietà dell’accaduto
gli accidenti di sempre
meno che impronte sopra il borotalco
e i gesti
quel ravviare i capelli con le dita
l’abbraccio forte che non lascia andare
il disporre le rose dentro un vaso
e l’ascoltare denso, il senso che ogni cosa
ogni volo d’ephemera ogni suono
che fosse pure un lieve pigolio
ogni mela tagliata in quattro parti
fosse la stessa geometria dell’architetto
o un castello di polvere di riso

parole che si stinsero
pronunciate col margine di dubbio
ai propri morti ai vivi ai sordi ai venti
dopo
sarà come necessità conclusa
essere stati muti.

 

dalla raccolta per Luigia Sorrentino
http://poesia.blog.rainews.it/2012/10/opere-inedite-cristina-bove/

 

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