Mezzo secolo e più (quasi spaventa)

fondaco

Erano tra le ombre
e adesso vanno sconfinando il tempo
vivono di parole _resta il fiato_
i volti hanno subito mutamenti
cere colate lungo candelabri
scoscesi fino al piano dei ricordi
_sembravano dissolti_
ci si dispone alla malinconia dei vivi
s’aprono falle in corpi arrugginiti
ormeggiati sui soliti stoini

c’era una volta il mare, e il bastimento
poteva essere un vicolo e una casa
ma le cartografie
segnavano le porte anziché i porti
e ci si ritrovò nella tempesta
allontanati a vita
da tutte le possibili varianti

dall’oblò
si affaccia il timoniere
senza più desideri di attraccare

 

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Loop

orli di luce - by criBo

Aspettava
sull’orlo di una nuvola
la nuova forma in cui precipitare
_sarebbe stata stretta_ tuttavia
avrebbe ottemperato al suo dovere:
sperimentare la materia e il tempo

altri infiniti sparpagliati in luci
prima d’avere l’ombra e il peso
sapevano d’esistere
ma
senza consolidarsi
non potevano amarsi né abbracciarsi
né guardarsi negli occhi
allora
sfidando malattie, ferocia e morte
divennero molecole di un corpo

conobbero gli opposti
l’incessante mutare delle cose
il domandare senza le risposte

chi non si arrese al buio, scoprì i colori
le musiche del Tempo
la Bellezza
così placava l’ansia del distacco
distoglieva il pensiero
da quell’insana voglia di ritorno

 

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Chi osserva che

 

A lato della strada in cui si corre
nei sacchi per raggiungere il traguardo
palo della cuccagna
coppe e affini
seduta sto sul margine di pietra
tra un dormiveglia e l’altro
in riva alle miserie
ai fagotti deposti sul confine
le mancanze
sono la fiamma occulta che le nega
mantenendo le braci

su quelle a piedi nudi
per ambizioni estreme
_traguardi scivolosi_
vince chi sa aggrapparsi

ho la coscienza della fine
la grandezza che fu
dalle grotte graffite ai grattacieli
gli eroi delle leggende e delle arti
imperatori, papi, santi e rei
la terra ci contrasta
indifferente alle memorie umane
a onori e glorie
e ci conserverà
in un museo di polvere

 

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Parola di Cambronne

Quando le vie sono finite
si avanza su sterrati
i prati infradiciati dalle piogge
piegano sulle buche
giochiamo a nascondino trallallà
votiamo per cartelli indicatori
ohibò! _mandano tutti a quel paese_
e i poveri viandanti per passare
devono fare salti doppi e tripli
contati dalle pecore _in verità montoni_
per farle addormentare

giochiamo a chi si sveglia dal letargo
insonnolito
stanco di cure palliative
esonerato dalla vita
sonnambulo sui margini
del nero più profondo
_l’abisso aspetta che
si metta un piede in fallo_

la speranza è penultima a morire
l’ultima fu evacuata

 

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Le ombre di Platone

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Ho visto i figli degli dei minori
farsi preghiera di ritorno
per piccole felicità di corpi muti
e non posso capire
se vivere per vivere
mi basterebbe per voler esistere
sbaglio perché non so, mi dicono
_e forse hanno ragione_
io non vorrei che il mondo
mi fosse irraggiungibile

ho vissuto la fuga dal dolore
dissero che fui debole
che nessuna ferita la giustifica
e che di cuori persi ed ossa rotte
è pieno il mondo
_e forse hanno ragione_
a me restano i dubbi da caverna
i pensieri dispotici
l’incolpevole notte che ha la meglio
sulle nebbie del giorno

dovrei imparare a vivere
da chi sa contentarsi delle rocce

 

 

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storia di code e squame

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Docente e discente

riflesso lampada e viso  - by criBo

L’imparavo
di misteriose anestesie
un dolore educato
da malati in pantofole di feltro
foulard di seta stile regency
il vecchio professore
insegnava che i testi si dissolvono
e l’ora che compare sui quadranti
è sempre l’ora ics

ho appreso
mentre badavo a figli cose e case
a disegnare immagini fluenti
quasi che tralasciarmi nel contesto
mi consentisse d’essere nel mondo
e nel contempo
diversamente altrove

 

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La follia del granello di sabbia

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sotto la lente che ingrandisce
appare un masso
l’io
quello di tanti e questo mio
che si presenta come fosse fisso
su piattaforme social
ma l’anima del vento ci solleva
minuscoli fantasmi della spiaggia

vennero le balene ad arenarsi
gravarono di morte
lillipuziane imprese

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Letti non fummo a viverci di vuoto

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E di quel fiume
che ci percorre dalla fronte ai piedi
siamo la forma d’acqua
il greto e l’argine
conteniamo gli azzurri e gli uragani
tracce d’immenso e terre di confine
scorriamo tra le rapide
aggrappati al pensiero per resistere
e giungere alla foce

 

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77

la vague, le vent, le cri - by criBo

77: due zampe per concludere la testa
c’era una festa _siamo ai convenevoli_
considerando il simbolismo magico
pressapochismo fantasioso alchemico
fanno ventottomilacento giorni circa
seicentosettantamila ore e qualche aggiunta
per sette cicli di trasformazione
di me che nacqui, niente esiste più

quell’io che dice io
è un’astrazione metafisica
racchiusa in una forma semovente
la misteriosa quiddità dell’Es

 

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Spoeticando

sera sul terrazzo wp - by criBo

Oggi si fa da punto alle questioni
morali o quel che sia
da punto messo prima di finire
_non si scrivono case ma pensieri_
quindi tra pavimento e cielo
un susseguirsi di filosofie banali
mentre si bendano le mani al vecchio folle
e più non s’intravede quel che fu
quasi che non si fosse stati giovani

mari d’agosto che si stava a riva
a sorvegliare figli
ricordo solo gialli di tramonto
sbuffi di sabbia agli occhi
vissuti in prosa stretta
c’erano pranzi e cene da allestire
i conti da pagare al salumiere
e le bollette

adesso ho tempo ma non ho più voglia
di rassettarmi gli abiti e i capelli
esco col viso dei registri
anagraficamente incontestabili
e scrivo tanto per sentirmi viva
quanto basta

 

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In buona compagnia

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

E adesso che i contorni sfumano
che le conseguenze saranno impraticabili
e il gesso per segnare nuove formule
è senza una lavagna
adesso
che le certezze sono tutte in una
una soltanto
_la spiegazione non è di conforto_
posso vegliare i miei fantasmi
o relegarli dentro le pareti
ma so che sono vivi più di me
mettono firme ai versi
ridono delle mie corbellerie
_sanno delle minuzie cerebrali_
talvolta fanno finta d’essere telepatici
spostano fatti accreditati in fatti futili
così ch’io possa stare senza remore
nella quiete di me stessa
giocando a nascondino con la mente

 

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L’orizzonte degli eventi

aquilone in campo azzurro - by cristina bove

sporgersi da finestre
sogni di carta in veste di aquiloni
in attesa d’un vento di ritorno
speranzosi d’illogico volare
selfie di facce lisce come bambole
icone senza età

ma infondere un colore alle propaggini
non mette primavera alle radici
né configura nuove chiome agli alberi
quando le stecche rotte
malgrado nastri e fiocchi
fanno precipitare
sgualcite inconsistenze di velina

resta la parte incognita a tentare
il volo oltre lo squarcio della carta
ma il cielo è una metafora
un miraggio d’azzurro
che sembra unire il buio dell’infinito
al buio del mondo
 

 

 

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Una donna di marmo nell’aiuola

il mio nuovo libro (Campanotto Editore)

 prefazione di Annamaria Ferramosca

foto Una donna...

https://www.campanottoeditore.com/catalogo.php

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Fase terminale

terra in fase terminale - by criBo

La somma dei misfatti è una cometa nera
sulla capanna della terra
noi che tentiamo salti quantici
appoggiati alle croci
irredentori cristi periferici
anni luce da regge e cattedrali
morituri sottratti alle galassie
_si nasce tutti in una mangiatoia_
consumiamo la paglia e ogni altra cosa

la lasceremo calva questa terra
corrosa fino all’osso: noi tumori invasivi
resistenti a qualunque terapia
mordiamo sogni e digeriamo pietre
siamo depositati in ogni dove
anche ridotti in cenere
infestiamo le vene della madre
l’abbiamo intossicata
perforata
ridotta a spazzatura
infine moribonda
l’abbiamo condannata a morte certa

spero che l’universo impietosito
abbia mani di stelle
a confortare la sua dipartita

 

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Crocodile

coccodrillo nel cassetto

di cose giuste e cose errate
di un mondo irrazionale
altalenante tra pensiero e azione
segnai lo scorrere dei giorni
nell’ombra dei cortili
_parevano scenari sconfinati_

ora che la vecchiaia
finge noblesse e obbliga alla resa
resto seduta nella mia platea
rappresentando il meglio di me stessa
_pago dolori al botteghino_
per assistere a farse
o rappresentazioni edulcorate
per non mostrare le ferite

lascio un’eredità di cose scritte
_niente gioielli e case_
solo testimonianze indefinite
delle battaglie vinte e perse
a chi diedi la vita
sperando mi perdonino la morte

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Il peso dell’anima

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piuma contro granito
la pietracuore grava
sulla bilancia di Maat

ponderazioni ambigue
per angeli che vissero senz’ali
in vesti umane
nei labirinti dell’oscurità
_tentammo con tenacia la sortita_

dimenticati dagli dei
ci sconoscemmo

e fummo
inesorabilmente soli

 

 

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riproposta

https://cristinabove.net/2014/04/26/in-cucina/

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La libertà

umano con_forme
elaborazione grafica di una mia scultura

Da zone di catrame
tentarono la fuga verso campi di gigli
ma uccelli neri a guardia dei confini
pretesero giornate a pagamento
nottate senza sogni
_li avrebbero elargiti in cambio dei pensieri_

Vedrete cose che nemmeno i dèmoni
saprebbero inventare
disse la madre in un rigurgito
di verità
vi accorgerete della densità dei corpi
delle infinite aberrazioni
in cui la stravaganza degli dei vi esige
_potrete difendervi dal male
dal bene vi sarà impossibile_

tentarono per secoli la fuga
gli esseri umani
la pagarono a rate a ogni respiro
diventarono maghi
separarono i mari e le montagne
evasero la luce e giunsero nel mondo
_vagirono e morirono
nel punto in cui si chiuse il cerchio_
furono presi all’amo dell’amore
il cordone d’inizio una catena
il taglio d’una nuvola la fine

 

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Fuori dal campo

serendipity - by criBo

Io non conosco le misure estreme, nacqui
nelle terre di mezzo e attraversai poco profonde
acque, lambire appena i piedi
e spendevo gli spiccioli di un giorno qualsiasi
le briciole di pane di un lunedì
oppure di una festa
di altre minime cose nelle tasche
e venivo a guardare dalla ruggine
di una vecchia ringhiera
lo svolgersi di un fiume tra le case

passavano tetri con le mani
serrate al petto gli habitués degli eccessi
e a guardarli mettevano brividi
eppure si sedevano nel campo di papaveri
neri, a simulare rose.
Ridatemi il mio cielo terso, il mio restare
in disparte, quello che chiedo, infine,
è camminare ancora a testa alta.
un sereno e sicuro silenzio
e poi dormire.

 

ottobre 2011

 

 

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