Kairos, afferrare l’attimo… Soprattutto quando Kronos volge al suo finire.

via dai  giardini dell'eden  wp - by CriBo

Quando scriviamo di sentimenti ed emozioni siamo parte di una fila interminabile di esseri umani, ciascuno alla ricerca di una figura amorevole corrispondente.

Forse bisogna morire per compiere la ri-composizione del sé, morire alla speranza che l’altro/a possa completarci.

La mancata risposta all’amore diventa sofferenza quando i giorni volgono al termine e non bastano più a sperare.

È doloroso non riuscire a comunicare l’immutata intensità del sentire.
L’irrompere dei versi nella mente, l’ideazione di una storia, sembrano rendere meno lancinanti le ferite materiali, i lutti subiti, i continui abbandoni.

Se avessimo la capacità di osservare le capriole della nostra mente con distacco, forse potremmo vivere le pulsioni del corpo con divertita accondiscendenza, lieti di ogni attimo vissuto.

Purtroppo la manifestazione del pensiero, a partire da sensazioni primarie, ha subìto processi di accomodamento, è stata asservita ai dettami di filosofie e religioni e a tutti i condizionamenti che attraverso i secoli ne hanno strutturato l’attuale espressione.

Una mente completamente libera è una mente che riesce a ironizzare sulle proprie certezze, e a proiettarsi con coraggio oltre i confini del dato.

Il dilemma non è più essere o non essere; ma essere naturali o artefatti.

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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37 risposte a Kairos, afferrare l’attimo… Soprattutto quando Kronos volge al suo finire.

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Sono pensieri che condivido in toto,cara Cristina e,riesco pure a ridere quando i miei occhi (miopi) hanno scambiato un lampione per la luna (non è’ metafora ma semplice realtà) o quando m’infilo una scarpa ancora nuova morbida e bella ma col tacco 8 per scalciarla allegramente dopo 5 minuti sostituendola con una più comoda perchè per me è più importante arrivare puntuale al treno che perderlo,anche se la tentazione di perderlo resta perchè mi sono incantata sul profumo di caldarroste di cui non riesco a decifrarne la provenienza.
    E quello che dici,oltre lo pontifico a chiunque io incontri anche se so che pochi lo metteranno in pratica “naturalmente” come faccio io.
    Un bacio al volo ma gioioso.Come quasi sempre.Mirka

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  2. guido mura ha detto:

    Il problema è che, a un certo punto, anche gli attimi da afferrare diventano sempre più rari. Di positivo subentra la fine delle illusioni – l’apparir del vero – che può anche generare serenità. Credo che la prima libertà sia quella dall’imperativo psicologico che spesso ci si impone: quello di sperimentare, a tutti i costi, di raggiungere obiettivi prefissati, per sentirsi realizzati. Solo alla fine ci si rende conto dell’inutilità di tanti sforzi.

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    • ancorapoesia ha detto:

      guido, la fine delle illusion apre inaspettatamente un’infinità di nuove prospettive.
      e forse è per questo che gli anni ci arricchiscono di esperienza, e così impariamo non solo a renderci conto dei nostri limiti, ma anche delle nostre possibilità.
      ed è vivere. non a tutti i costi.
      ma con passione.

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  3. carmen ha detto:

    Oppure il dilemma è:
    dare più importanza al tempo oggettivo (kronos) che procede senza chiederci il permesso, che va per la sua strada trascinandoci dietro senza che neppure ci accorgiamo di essere dentro il suo ingranaggio
    o dare più importanza al tempo soggettivo (Kairos) che ci promette tutte le opportunità cui il nostro animo aspira, siano esse reali o frutto di sola immaginazione.

    Io sono per la seconda ipotesi, anche perché quando fantastico e immagino, mi immergo così pienamente in ciò che penso che la realtà vera diventa questo mio mondo solo mio.
    Ed è un’esperienza gratificante perché si può vivere e rivivere tutte le volte che si vuole.
    Buon dicembre
    car

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    • ancorapoesia ha detto:

      car, anch’io sono per la seconda ipotesi.
      però mi accorgo della perenne altalena in cui mi dibatto.
      a volte con una lucidità sorprendente sulla mia condizione umana, a volte in sospensione rarefatta in non so quale mondo realeirreale, quello che anche tu conosci così bene.
      ma ho sempre più la convinzione che siamo forme apparenti, quid di chissà quale oltre da conoscere.
      intanto ha la meglio lui, quello che conta le ore.
      buon tutto , cara, anche a te.

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  4. aitanblog ha detto:

    Una mente completamente libera è una mente che si contraddice, perché contiene moltitudini che non mortifica e lascia liberamente affiorare.

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  5. Anonimo ha detto:

    Cara Cristina e come non concordare con la tua filosofica ed amara disamina sull’essere ? Certo siamo un divenuto, certo siamo plagiati, certo la libertà (la libera scelta, che inganno !) ci è negata. Robot, male e cinicamente programmati al vivere. Ma c’è un ma: l’arte. Quella che consola chi la esprime e chi ne gode. E tu non hai motivo d’essere dolente: tu sai comunicare l’intensità del tuo sentire. Ed altri saranno il divenuto del tuo divenire. L’arte, quando è genuina come lo è la tua, è l’unico spiraglio possibile verso la libertà. Un abbraccio ed un grazie. Piero Colonna Romano

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    • ancorapoesia ha detto:

      caro Piero, l’amarezza si fa sentire quando dimentichiamo l’altro aspetto, e diamo per scontato di essere un corpo-mente che attraversa tempo e spazio.
      noi, agglomerato di fotoni, immersi nella stessa luce che ci configura.
      ecco, noi lo dimentichiamo, e probabilmente è così che deve essere, altrimenti non saremmo un divenente, tantomeno un divenuto…
      l’arte… chissà che non sia l’ennesimo inganno della materia, la fata morgana che ci illude ancora per farci indorare la vita, e deglutirla tutta.
      grazie a te del bel commento.
      ricambio l’abbraccio

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  6. marzia ha detto:

    Sai, Cristina, prima di leggere un articolo da “IL Corriere della sera”, potevo dirmi concorde sula libertà e sul libero arbitrio, ora non più.
    Lo cerco entro domenica e vedo se riesco a sintetizzartelo.
    Intanto vedi se può esserti utile questo..
    http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/14/Paradiso_inferno_tutto_nel_cervello_co_9_100614016.shtml

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  7. robertomeister ha detto:

    Qualcuno, un giorno, definì i sentimenti e le emozioni niente più che un esonero momentaneo dallo scenario non più umanistico che ci declina. I processi di accomodamento di cui tu parli sarebbero divenuti determinanti al punto da abolire ogni pretesa che ci parli dell’uomo.

    Concordo: il dilemma è essere naturali o artefatti, anche se, sempre a sentire quel qualcuno, ogni rimpianto o disaffezione al nostro tempo ha del patetico.
    Belle riflessioni, grazie.

    Roberto

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    • ancorapoesia ha detto:

      roberto, benvenuto in questo sito dove accolgo e raccolgo idee e pensieri.

      se l’artificio diventa sacrum facere, ancora una volta bisogna riconoscerne la matrice, funzionale alla strutturazione di un sistema assoggettatore di coscienze.
      è quanto le varie religioni, o meglio i culti religiosi, soprattutto quelli monoteistici, vanno inculcando da secoli ai propri seguaci.
      l’uomo si è perso perché per essere riconosciuto e accolto deve diventare altro, accessibile e regolamentato, e anche quando raggiunge la consapevolezza del condizionamento, ne è irrimediabilmente depositario e untore.
      grazie della visita, molto gradita.
      cb

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  8. annamaria ha detto:

    Cara Cristina affronti un argomento complesso che va visto secondo la propria ottica. Il sentimento dell’amore è insito nell’uomo: siamo proiettati verso il sentimento del cuore e in qualunque modo lo esterniamo o lo doniamo il nostro cuore riceve il suo nutrimento. Possiamo amare qualunque creatura, umana o animale, donare amicizia, è sempre lo stesso sentimento; ma possiamo anche donare noi stessi nella passione delle arti e tu cara in questo sei eccelsa. Essere naturali o artefatti, credo dipenda da una scelta personale.
    Interessanti riflessioni, davvero profonde.

    un abbraccio
    annamaria

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    • ancorapoesia ha detto:

      annamaria, noi esseri umani siamo ormai così complessi da non poterci più rapportare n maniera naturale, perché ogni nostra azione è in qualche maniera frutto di concatenamenti reattivi indotti, a stimoli primari.
      e solo nell’elaborazione del pensiero si diversifica individualmente,
      forse non sono riuscita a spiegare il mio pensiero, ecco, e già questo mi fa ulteriormente riflettere sulla mia necessità di essere compresa.
      in fondo, e qui mi areno, non si può prescindere dalla comunicazione e dalla condivisione, noi umanità.
      abbraccio

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  9. 00chicca00 ha detto:

    non so bene cosa sia essere liberi in senso assoluto, io so quando mi sento libera è quando posso accettare le mie contraddizioni e viverle fino in fondo, quando riesco a guardare gli occhi di Anin e di Piero e Di Kate con lo stesso sguardo
    quando ascolto le parole e non giudico
    in quei momenti mi sento libera… ma non sempre mi riesce
    ciaoooo
    chicca

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    • ancorapoesia ha detto:

      chicca, hai semplificato in maniera superba ogni concetto.
      come dice aitan, essere liberi di essere come si è, accettarsi nei molteplici aspetti che compongono la nostra personalità.
      e affidarci alla coscienza del bene e del male retaggio di tutta l’umanità nel suo divenire, dagli albori della sua comparsa sulla terra a oggi.
      ed essere consapevoli che siamo il risultato del primo gesto d’amore, del primo verso ispirato dalla luna, del primo atto creativo.
      e perciò possiamo amare guardando negli occhi dei nostri figli, di chi ci accompagna in questo scorrere del tempo, cercando di non giudicare, appunto, e possibilmente di accogliere.
      ciaooo
      cri

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  10. theallamente ha detto:

    Diceva la grandissima Laura Sheleen: “Ci sono due divinità legate all’idea di tempo: Kronos e Kairos. Kronos è il tempo cattivo che divora i suoi figli, Kairos è il buon tempo, il giusto tempo. Il tempo esatto per la semina e per il raccolto. Quando danziamo imploriamo Kairos, che ci assista, che ci aiuti ad entrare nella danza muovendo correttamente il primo passo. Poichè se sbagliamo il primo passo tutta la danza sarà sbagliata. Gesù, nell’orto dei Getsemani, pregava Kairos, poichè quello era il suo giusto tempo..”
    Ecco, questa la libertà: sapere quando è il giusto tempo per muovere il giusto passo (o verremo divorati dal tempo e non ci sarà danza)
    Un abbraccio

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  11. cheneps ha detto:

    …lieti di ogni attimo vissuto… mi è venuto quasi sempre naturale, ora soprattutto. Poi ci sarebbe da scrivere trattati su ogni singola espressione di questo stimolante post. Magari ci ritorno con calma.

    Un saluto

    franca

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    • ancorapoesia ha detto:

      franca, mi congratulo per la tua capacità di essere lieta “quasi sempre” e “ora soprattutto”.
      a me riesce molto più difficile.
      forse dipende dalle proprie vicissitudini, dalle personali tragedie, e da chissà quante altre difficoltà…
      grazie del passaggio.
      ciao

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  12. Sia il tuo post, cristina, che i contributi offerti nei commenti da te e dai lettori, offrono un panorama vastissimo a livello di spunti di pensiero, ed io non posso che ringraziare tutti per le parole che ho qui letto 🙂

    Oltretutto, Cristina,in questa veste di psico-filosofa, mi piace ed ha il potere di infondermi calma….

    Grazie, f.

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    • ancorapoesia ha detto:

      francesca, sono felice di infonderti calma, almeno qualcosa di buono che viene fuori dalle parole c’è, realmente.
      magari intervallerò poesie e riflessioni, come facevo nel vecchio blog.
      e i commenti dei miei amici lettori servono anche a me per ulteriori ricerche e considerazioni.
      ciao
      cri

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  13. marzia ha detto:

    Eccomi; il pezzo del quale ti facevo cenno è a firma di Edoardo Boncinelli e appare a pag.11 di domenica 20 novembre.
    http://www.comune.modena.it/biblioteche/autoridipassaggio/boncinelli.htm

    Quattro son i milioni di dollari stanziati per una ricerca negli Usa a favore di uno studio ( in ambito di neuroscienze) relativo al libero arbitrio.
    In qualche modo l’articolo può essere sintetizzato da una citazione presa a prestito da Michael Cazzaniga( neurofisiologo americano :”La nostra mente è l’ultima sapere”.
    Se rinvengo in rete il pezzo di Boncinelli te lo lascio.

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  14. ancorapoesia ha detto:

    marzia, le tue proposte sono preziose.
    sono andata nel sito da te indicato e vi ho trovato moltssime cose interessanti, i libri di Boncinelli trattano di argomenti che da sempre mi affascinano, e mi hanno invogliata a leggerli.
    mi han fatto ritornare alla memoria uno tra i tanti stimolanti racconti di quel magnifico libro “L’io della mente” di Hofstadter e Dennett, incentrato su un esperimento ai confini della scienza: un cervello tenuto in una teca, immerso in liquido fisiologico, collegato a un terminale che invia impulsi al corpo, decerebrato, che li riceve e che a sua volta invia le immagini e le sensazioni tattili, ecc, affinché il cervello le elabori…
    puoi immaginare a che cosa conduce.
    chi è l’ io?

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  15. massimo botturi ha detto:

    il bisogno concreto del dubbio, del conoscere, dell’esplorare
    riconoscere sempre i propri limiti e volerli ampliare, senza pregiudizio; questo forse è un pezzetto di libertà

    buona giornata Cristina cara

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    • ancorapoesia ha detto:

      sì, Massimo, forse la libertà in questo consiste, nel non porsi limiti.
      ma anche nel non farsene imporre.
      e credo anche che non sia giusto scadere nel buonismo, che altrimenti si rischia di avallare la propria e l’altrui superficialità.
      buona giornata a te, caro amico.

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  16. turquoise66 ha detto:

    Libertà e felicità: due inafferabili macigni. Perdiamo troppo tempo prezioso chiedendoci in cosa esse debbano davvero consistere o peggio, illudendoci di saperlo e orientando le nostre scelte verso direzioni del tutto illusorie. Per quanto riguarda la felicità non ne farei più oggetto di speculazione. Da un po’ mi vado convincendo che esistono solo preziose opportunità di benessere psico-fisico, e comunque transitorie, dipendenti esclusivamente dalla nostra disponibilità a riconoscerle e ad accettarne la transitorietà. Un detto delle mie zone recita fin troppo semplicemente “tutto passa, ‘o bbuono e ‘o mmalamente”. La libertà vera può consistere solo in una condizione interiore che chiamerei coscienza pulita in certi casi e, concordando con te, ironica lucidità in altri. Nel rapporto con gli altri il completamento reciproco non è impossibile in natura ma è notevolmente raro. Si è già fortunati se si coincide in molti punti. Ma forse i punti in cui non si coincide sono solo un’altra e più faticosa forma di libertà. Almeno mi pare, su per giù.

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    • ancorapoesia ha detto:

      turquoise, mia cara concittadina, condivido ogni tua parola, e mi soffermo sulla coscienza pulita.
      molti confondono il proprio tornaconto con la libertà, magari approfittando di chi è più debole, materialmente o psicologicamente.
      questo è uno di quei punti che per me sono sacri: mai far soffrire qualcuno per la propria sconsideratezza.
      a me risulta difficile capire come si possa ingannare, o fingere, forse perché quella bambina spaesata è ancora qui, dentro di me, e non sa darsi ragione del male, e, ancora di più, della pretesa che il male sia dimenticato e abbuonato.
      ma, come hai ben ricordato tu nel famoso detto: tutto passa, ‘o bbuono e ‘o mmalamente, ogni cosa che inizia è avviata alla sua fine.
      e forse una traccia della propria anima, fosse pure soltanto una serie di coordinate quantiche, resta.
      chissà…

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  17. ciprea ha detto:

    essere se stessi è senza dubbio essere presenti alla vita, sceglierla come fosse la sola verità, è una via difficile perché rimanere fedeli a se stessi è un continuo atto di coraggio.
    il kairos, il tempo che da significato alle cose che viviamo, il tempo degli dei o degli eroi, quelli di tutti i giorni, in fondo, che lottano per le proprie idee.
    Buona gornata, Cristina
    Mirella

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    • ancorapoesia ha detto:

      Mirella, ho riflettuto spesso sull’essere fedeli a sé stessi, ma come riportavo anche su nel mio ultimo commento a Marzia, chi può dire di sé in senso definitivo?
      non siamo forse transeunti e mutevoli?
      attraversiamo Kronos e ne siamo ogni attimo trasformati: chi dice “io”?
      sempre quello attuale, credo. io sono e sono adesso.
      e anche se quel che sono è risultato del passato, ciò che sono nell’attimo presente è sempre altro.
      eppure l’io di ciascuno tende a cristallizzare il sé in un concetto statico.
      buon pomeriggio, cara.
      cri

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  18. theallamente ha detto:

    ciao Cri, cara, scusa, effettivamente mi rendo conto di non aver precisato… non ho tenuto conto che qui è più che altro probabile incontrare poeti e scrittrici i quali difficilmente possono conoscere L. Sheleen che è una delle fondatrici della dancetherapy. Quando l’ho incontrata per la prima volta, circa 8 anni fa, aveva 83 anni (e danzava ancora!) e la citazione nel mio commento precedente è tratta (a memoria) da appunti che ho preso durante uno stage. Uh! e con quanta attenzione ed energia conduceva i gruppi!
    la danza, il movimento: libertà dal pensiero e dai suoi inganni…
    un abbraccio!
    🙂

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  19. ancorapoesia ha detto:

    the, grazie di avermi fatto conoscere questa grande donna.
    ho letto del suo impegno come terapeuta, e del suo apporto alla psicoterapia con la danza.
    grazie di averne parlato.
    un abbraccio 🙂

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  20. Maria Allo ha detto:

    quel nesso che unisce l’essere al non essere…….

    “…..ll κ∂ιρòς di Dafne
    istantaneo ma infinito………”
    Su
    http://percorsi.blog.kataweb.it/?p=1862
    e su Riflessi di rugiada

    Buona giornata!

    "Mi piace"

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