Che ne sappiamo noi delle distanze

L’ospite ha già suonato
e pronunciato un nome per esteso
da qui alla verità

sta sulla porta dislocato
tra memorie d’eterno

era l’amore condannato a perdersi
— le voci umane —
spazi di sillabe insidiose
che si fosse d’estate o di stagione
anomala intermedia
le perle viola della phitolacca

i primi freddi hanno smemorizzato
siepi di latifoglie e melograni
resistono imperterrite le rose

se mi guardo riflessa
nella stanza dei vetri semoventi
un labirinto-serra
mi vedo giù
mi so
dal tetto della casa
.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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23 risposte a Che ne sappiamo noi delle distanze

  1. massimo botturi ha detto:

    quel desiderio irrisolto di volare?

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  2. baci ha detto:

    l’hai detto: resistono imperterrite le rose.
    Quindi…
    bella anche questa, rosa Cristina
    lux

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  3. Flavia Isetta ha detto:

    Dover vedere e non esserci, sapersi altrove, ma pure lì vi è un oltre nebuloso.
    Bella!
    Un abbraccio,
    Flavia

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  4. nugae11 ha detto:

    Che ne sappiamo noi delle distanze…….
    Diceva la Merini :
    “mentre la poesia è distanza /tra corpo e corpo,/mentre la poesia è amore”
    La tua è voce è Luce e tu rosa che imperterrita rifiorisci ………Un anno di Luce e di ogni bene! Mary

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  5. usignolamimma ha detto:

    L’altra volta una rosellina mignon rosso corallo, l’ultima, mi è durata in un piccolo vaso cinese più di dieci giorni, facevo colazione, pranzo e cena con quel fiorellino vivo. Ha dato tutta la gioia che poteva, come la poetessa Cristina. Siamo schegge o gocce di staalattiti e stalagmiti o scintille dell’Etna in eruzione o stelle. Ci chiamiamo speranza.

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    • cristinabove ha detto:

      Mimma, ci chiamiamo speranza… bella espressione poetica!
      la speranza di vivere ed essere ancora in grado di portare colore e profumo a chi ci avvicina.
      l’nverno porta bellezza matura, consapevolezza, ma anche propensione a donarci con sincerità.
      grazie del tuo passaggio

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  6. elis19mr ha detto:

    L’inverno (fenomenico e spirituale) raccontato da Cristina Bove non poteva essere altro che Poesia.
    E’ proprio così, l’inverno è “.. l’amore condannato a perdersi..”

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  7. aitanblog ha detto:

    Non lo so se esiste l’eternità o se e tutto il tempo un ciclo, ma credo nella persistenza.

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  8. Anna Maria ha detto:

    Sono loro, le rose tenaci
    – sanno già di memoria e distanze –
    a distendere ombra pietosa.
    Raggi serbano a nuove stagioni.

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  9. robertomeister ha detto:

    ” Regno del poeta sia il mondo collocato nel centro focale del suo tempo “, scrive Novalis… Balzac la chiamava contemporaneité, e vi scorgeva una densità spirituale, nella quale un’anima infiammata si trova a vivere.
    Queste le mie riflessioni e questo mi è parso udire dall’ospite inatteso.
    Bellissima atmosfera cara Cristina
    Grazie

    Roberto

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    • cristinabove ha detto:

      caro Roberto, l’inatteso è sempre alle porte, così come l’illusorietà del tempo ci allontana sempre più dall’essere e ci pone in divenire.
      la fiamma divampa e disvela, e sempre illumina il cerchio che ci contiene, limite e protezione simultanei.
      grazie a te.

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  10. Pingback: In punta di blog: un pensiero di Rodari sulle fiabe, pensieri in libertà, a proposito delle distanze | a video spento

  11. lementelettriche ha detto:

    L’ha ribloggato su lementelettrichee ha commentato:
    In questo mio viola crepuscolare
    che è netta lontananza ottusa
    _ e senza più misura alcuna
    né tregua a tirar fiato _ sto

    l’amore è condannato a perdersi
    direi che s’è già perso da troppo

    — con lui tutte le voci umane mute —
    interstizi di sillabe insidiose gridano

    se fosse d’estate o di stagione bella
    io non sarei stata abbattuta subito
    condannata a sopravvivere di niente
    o costretta a farlo per nessuno mai

    ***

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