D’insostanza

elaborazione grafica di una mia scultura

“… soltanto i fatti contano, soltanto i fatti debbono contare. Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sè, può giocarseli come vuole … E’ l’anima che mente, non il corpo.”

Attraverso Candido, Sciascia esprime il suo convincimento: malgrado le sfortune  non è il male in sé che porta alla delusione, ma l’intenzione, che prima lo denuncia e  poi  lo promuove.

Penso che sia innegabile la distonia.
La si avverte soprattutto con l‘avanzare dell’età, quando il corpo oscilla tra levigatezza di pelle e primi cedimenti del viso e trova difficoltà all’adattamento ai nuovi aspetti.
Meglio sarebbe una metamorfosi totale: svegliarsi insettaccio cheratinoso, nero, e starsene in attesa d’un colpo di ramazza.
Senza alcuna sorella a prendere difese.
E invece bisogna adattarsi alle sequenze sempre più pressanti di un tempo che più che procedere tallona.
Ci scopriamo complessi strutturali e contraddittori, misteriosi, esposti a ogni evenienza, dalla beatitudine alla catastrofe.
Rendersene conto immobilizza e sgomenta.
Subentra la rassegnazione. A volte la disperazione. Non solo per sé stessi, anche per i figli; ci si può sentire colpevole di averli immessi in questa realtà inspiegabile, spaventosa nel peggiore dei casi, portatrice di morte comunque.
Scriverne è forse catartico, ma mi domando quanta aspettativa ci sia dietro le parole, se ciascuno di noi non preferirebbe a una poesia un abbraccio.

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Per dire sono __vista da dentro__
un fuggi fuggi di batteri
una colonia di sistemi organici
vorrei sapere quanto mi esisto nel
nittitare dell’occhio
pre-vedo fantasmi daltonici
sprizzare  sangue verde fieno
taglio di vene nel subbuglio
prossime le scadenze

scorgere da lontano l’uomo__senza corpo__
la testa con l’accento dei curiosi
farsi carta da bollo per
cospiratori poeti
boccacce con punteggiatura solenne
d’irreligiosità

sulla strada di polvere
non ha bisogno delle scarpe
la nostra voce scalza

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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24 risposte a D’insostanza

  1. savina dolores massa ha detto:

    Chissà perché le scarpe in assenza di corpo sono molto presenti, in questo periodo. Mi inseguono. Le trovo qui. Si è soli?

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  2. domenica luise ha detto:

    L’elaborazione grafica della tua scultura è veramente bella e molto bene adeguata alle tue considerazioni e alla poesia. E perché dovremmo scegliere tra una poesia e un abbraccio? Si tratta semplicemente di lontananza fisica, che è il meno o la punta dell’iceberg perché ogni poesia nata dal così profondo è simultaneamente un abbraccio di maternità, compassione, coscienza dell’altro così simile a me da essere me.

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  3. massimobotturi ha detto:

    una poesia può essere un abbraccio, e viceversa. So che non si tratta di questo, altissima è la tua riflessione, soprattutto condivisibile quando parli dei figli, della responsabilità di averli immessi in un mondo che disconosciamo. Ma io amo dire spesso loro, forse per sentirmi meno in colpa; che voglio campare abbastanza per vederli prendere a calci nel culo i potenti e i prepotenti. Questa è la mia filosofia di vita oggi, ha un senso se credo nella faticosissima riscossa, nella lotta anche minuta per ciò in cui crediamo.
    O forse è solo un altro modo per mentirmi.

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  4. frantzisca ha detto:

    Bellissimo il titolo…ma tutta, tutta la poesia mi coinvolge e co-stringe alle corde per condivisione unanime del sentire, e tu mi sai.
    L’abbraccio, a volte sono refrattaria a quello fisico, ma ci sono degli abbracci (che tu conosci) la mancanza dei quali
    ci fa sentire monchi nel corpo e mutilati anche nell’anima.
    Un abbraccio

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  5. frantzisca ha detto:

    …virtuale, ma dell’anima

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  6. marzia ha detto:

    Condivido la tua riflessione che unisce sensibilità ad esperienza e consapevolezza che procedono spedite ed agili sebbene dolenti a volte.
    Un abbraccio accorato ti lascio, io che solo a 56 anni son riuscita a venire riconosciuta solo ora la mia valenza.
    Quanto debbo a tante presenze..non saprei enumerartele!

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  7. margueritex ha detto:

    Tutto tutto estremamente interessante. Grazie cristima

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  8. robertomeister ha detto:

    Ritrovo qui il caro Kafka, l’uomo assolutamente non-atto ( lo preferisco a disadatto, termine che ha subito un pò troppo l’usura del tempo ) a vivere.
    Una poesia o un abbraccio… decisamente la prima.
    Grazie Cristina

    Riberto

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  9. falconieredelbosco ha detto:

    con il braccio destro il corpo e il sinistro la poesia, quando si congiungono le mani ci sei dentro tutta Crì.

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  10. rossellafiorillo ha detto:

    Cri, sono la solita pasticciona, ti stavo facendo un commento ed è scomparso tutto. Non vorrei inviarti un doppione. Se più tardi non appare, te lo rimando.

    Era quasi finito, dicevo che amo sia la poesia che l’abbraccio, mi aiutano entrambi a vivere. Bacio, Ross

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  11. cristina bove ha detto:

    Mimma, mi piace molto la tua considerazione che elimina ogni dubbio: l’una e l’altro, la poesia e l’abbraccio, entrambi capaci di contenere, accogliere, com-prendere.

    Massimo, anche per te è così, abbraccio che diventa poesia e viceversa, hai messo a fuoco la multi valenza di entrambi.
    Per i figli noi genitori apprensivi, ci chiediamo sovente se non abbiamo sbagliato a calarli in questa realtà così greve.
    Espressi questo dubbio al maggiore dei miei figli, la sua risposta fu che tra il non essere e l’essere preferiva esistere, malgrado tutto.
    Se però è una menzogna della mente per giustificare il corpo, non saprei…

    Frantzisca, so bene che sai.
    L’abbraccio fisico qualche volta ci disorienta, come se non fossimo preparati a esistere in quanto altro dall’idea che abbiamo di noi.
    Nell’accoglierci l’altro ci fa suoi per un attimo, e forse temiamo di lasciarci andare, come se perdessimo un po’ del controllo su di noi, conquistato con fatica e dolore.
    Ed ecco che ti abbraccio…eheheh…

    Marzia, sei fortunata, a 56 anni non è tardi. Pensa che a me ce ne sono voluti altri dieci.
    E ancora non so se ho completato il quadro…
    Ti abbraccio con affetto

    Margaret, ne sono felice. Ciao

    Roberto, non ti è sfuggito, eh?…
    Essere ad-atti, è ancora più difficile se rapportato al compiere. Meglio un virtuale riscontro, abbraccio e poesia.
    Grazie a te

    Falco, bella immagine, mi ci avvolgo. Grazie!

    Rossella, non vedo che questo di commento, ma va bene ugualmente. E anche per me è così, vorrei che continuassero abbracci e poesie a tenerci uniti, a confortarci il vivere.
    Bacio

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  12. rossellafiorillo ha detto:

    Eccomi Cri, ti avevo scritto che questo post è una meraviglia, a partire dalla rielaborazione della tua scultura. Riguardo all’argomento trattato sia nelle considerazioni in te scaturite dalla lettura di Candido, sia nella poesia, come faccio a non essere d’accordo con te? Ogni giorno perdo pezzi come un’auto prossima alla demolizione, e lo spirito non è messo meglio. Stupendi versi, bellissima quella voce scalza (solo tu potevi pensare a una genialata simile)

    Ripeto, magnifico post. Buona notte, un abbraccio tanto che si è in tema

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  13. guido mura ha detto:

    Chissà perché, credo che prima o poi la parola (e il pensiero che ne deriva) finiranno per modificare radicalmente la realtà. Il processo è costante, da quando l’uomo si è sviluppato, ma un nuovo salto di qualità sembra a portata di mano. Non dobbiamo perderci d’animo: già noi abbiamo conosciuto una realtà migliore di quella dei nostri nonni. I nostri figli e nipoti potranno sperare in un mondo molto più avanzato, in un universo più vicino e meno ostile.ì, purché abbiamo il coraggio di proseguire, di non interrompere il cammino dell’evoluzione, quel cammino che è nel nostro destino.

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  14. sgnapisvirgola ha detto:

    Che piacere trovarti qui, splendente come sempre, dopo tanto tempo, dopo tanta vita. Che sempre attanaglia nel suo mistero, affascina, affligge e stupisce. Ogni giorno. Trovo te, la tua vita, il tuo essere e il tuo non-essere e questo mi tranquillizza, mi porta la pace della continuità e dell’esserci oltre, di ciò che di noi rimarrà, nel vento, nella terra e nel mare.

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  15. Bianca 2007 ha detto:

    …E basterebbe così poco per passare da un nero ibrido al rosso che fibrilla. Con gli occhi che parlano,con l’abbraccio muto,con la parola AMORE.
    Ciao dolcissima Donna che qui comprendo appieno.Mirka

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  16. aitanblog ha detto:

    Un abbraccio (trovo difficile scrivere di più di fronte a tanta densità di immagini, concetti e parole (la colonna sonora di Glas, confesso, non l’ho ascoltata)).

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  17. Quella distonia, così dolorosa, e destinata a non accostare mai i suoi lembi difformi, diventa una ferita che abbracci e poesia possono accarezzare, lenire, ma non suturare. E forse proprio questa sfasatura sempre aperta sa accogliere il tuo sguardo, profondo come una sonda.
    Un abbraccio.
    z

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