La vera storia di Cenerentola

C’era una volta, ma potrebbe esserci ancora, una casa fatta a guglie e morbidezze alla Gaudì. L’abitavano in quattro: lei, la matrigna e le due sorellastre.
Il padre era andato un giorno a comprare le sigarette e non era più tornato.
Nella sua assenza, la matrigna e le sue figlie la maltrattavano in mille modi.
Poi venne il dì di festa, e le fanciulle di tutto il reame furono invitate al ballo, un veglione in piena regola, con ricchi premi e cotillons.
Alla fine una di loro sarebbe andata in sposa al Prence ereditario.
Detto tra noi, ‘sto principe aveva quasi quarant’anni e faceva ancora il figlio di re, per giunta nessuna ragazza gli era andata a genio finora, nemmeno la bella cugina che gli faceva gli occhi dolci.

In casa di Cendrillon, matrigna e figlie hanno preteso d’essere lavate, sbiancate e arricciolate per il famoso ballo e sono appena uscite, addobbate come madonne in processione.

La poverina triste e desolata è seduta accanto al focolare, quando scorge una vecchina dai capelli argentei, paffuta e rubiconda, che, mani sui fianchi, annuncia senza preamboli:
– Ragazza mia, qui se non ti dai da fare non smuovi chiodo.
– Ma tu chi sei? Chiede la fanciulla sbalordita.
– Sono la tua fata madrina. Sono tornata apposta dall’Australia.
– Madrina? Australia? Ma…ma…io nemmeno sapevo che esistessi!
– Sono molte le cose che non sai, cara figlioccia, ma non c’è tempo per darti spiegazioni, sono qui per soccorrerti.
– Ma io non sono in pericolo.
– Certo che lo sei, e non immagini quanto!
– E tu come fai a saperlo?
– È un segreto di noi fate e befane, non posso rivelartelo.
– Vabbè, allora?
– Devi solo fidarti. Intanto copriti con questo mantello che ti renderà invisibile, poi con la mia scopa magica, ti condurrò alla festa.
– Però, scusa, mica posso venire in pantofole e vestaglia.
– Uhm, è più che sufficiente.
– Ma, ma nella favola si parla di scarpine di vetro, mica di vecchie ciabatte.
– Tu fidati, e vedrai.

Ed eccole entrambe sulla scopaturbo a sorvolare il castello.
Il piazzale davanti alla reggia è gremito di carrozze, suv, limousine, maggiordomi, ministri e lacchè in pompa magna.
Nell’immenso salone Iniziano le danze, il Prence invita a turno le donzelle e tutte, finito il ballo, si accasciano in poltrona coi piedi doloranti
Anche le due sorellastre se ne stanno silenti a massaggiarsi i calli.
.
Nel frattempo la madrina e Cendrillon sono atterrate sulla rocca nord.
Levato il mantello alla ragazza, la fata le gira quattro volte intorno. Et, voilà, la riveste di tutto punto, spadino alla cintura compreso.
– Ma che fai?- balbetta la fanciulla – mi hai abbigliata da giovin signore!
– E fidati una buona volta, no? So bene quel che faccio.
– Ok. non volevo mica offenderti, madrina.
– Allora sbrigati, ché sennò fai tardi, è quasi mezzanotte
-Ehm… hai dimenticato le scarpe!
– Ah, già, ecco fatto.
– Ma sono scarpe da tennis!
– Embè? Guarda che al Prence piacciono sportive.
– Però mi pare che non ci azzeccano niente con il resto.
– Tu dammi retta, poi mi ringrazierai.

Nel giardino davanti al grande salone delle feste.
La fata è sparita e Cendrillon si ritrova appoggiata alla colonna di un gazebo straripante di rose, illuminato ad arte.
Sua Altezza è lì. Sorpreso, getta la sigaretta appena accesa e:
– Chi sei, bel cavaliere?
– Sono…
– Non importa il tuo nome, sei bellissimo e tanto basta.
– Mi perdoni, Vostra Altezza, vi sbagliate, sono una ragazza e mi chiamo…
– Ho capito, vuoi fare il prezioso. Vabbe’, vieni qui, lasciati ammirare.
– Sire, di là ci sono tantissime dame in attesa delle vostre attenzioni! Stanno provando tutte a calzare le famose scarpette di cristallo.
– Et donc?
– Sapete come andò la storia, dovreste cercare la fanciulla che perse la scarpina.
– E perchè mai dovrei farlo, mio bel cavaliere?
– Perchè è così che finisce la fiaba: nozze tra voi e la bella sconosciuta della scarpa.
– Balle. Mostrarmi il tuo piedino, tesoro.
– Mi dispiace, maestà, vado di fretta, devo tornare a casa entro la mezzanotte.
– Essere o non essere…
– Prence, questo era Amleto.
– Vabbe’. Veniamo al dunque.
La ragazza resiste alla principesca frenesia, con fatica riesce a svincolarsi e fugge via correndo a perdifiato, trasportata dalle scarpe magiche della fata madrina.
Con la para antiscivolo e la chiusura a strappo.

Chi visse felice e contento? Chiederete.
Boh, queste cose si sa come cominciano e mai come finiscono.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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2 risposte a La vera storia di Cenerentola

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