Canguri e buchi neri

 

 Se il sonno della ragione genera mostri
il sonno dei mostri genera la ragione
per effetto calzino rivoltato
scivolare di piede e di metafora
perennemente in bilico
la poesia è illazione sonno dei recettori
e nessuna giustifica da rilegarne pagine
in pelle di kanga roo           -non capisco-
dissero gli aborigeni australiani
alla domanda dei conquistatori
l’animale era là senza il suo nome e pare
non s’adontasse dell’anonimato

ma se ci addormentiamo sulle chiose
se pure ci chiamassero all’appello
in termini imprecisi
etimologicamente frettolosi
risponderemmo mogli per cappelli*

*(Oliver Saks)

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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16 risposte a Canguri e buchi neri

  1. Anna Maria ha detto:

    A fare scorpacciate d’illazioni
    Mutmaßungen, ipotesi azzardate,
    si sbucciano ginocchia, verbi e teste.

    Per questo continuiamo, scoperchiati.

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  2. domenica luise ha detto:

    Bellissimo inizio dall’alto e dritti in mezzo all’argomento. Con la tua ispirazione ipnotica certo che la poesia è sonno dei recettori. Una specie di fior di loto non immemore, e tuttavia sonno. E poi, meglio una copertina di plastica, impermeabile e resistente, lasciamo vivere quelle povere bestie: sottinteso, e smettiamo di trasformarle in cappotti e pellicce per noi sforniti di croste e peli.
    O quasi sforniti di peli.
    Quella battuta, mogli per cappelli, che cosa vuol dire? Secondo me qualcosa di assolutamente illogico e irrazionale. Com’è irrazionale la poesia quando si eleva.

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    • cristina bove ha detto:

      ispirazione ipnotica, forse anche ipnagocica…
      ma quante volte equivochiamo anche sui nostri stessi impulsi e pensieri…
      la battuta è veicolata dal titolo di un libro di Oliver Sacks, il famoso neurologo, che tratta di particolari manifestazioni in alcune patologie neuronali:
      “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello)”

      è un puro caso se ci è scappata anche un po’ di poesia…

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  3. miglieruolo ha detto:

    Linguaggio sottilmente nuovo, almeno nuovo per me. Più attento all’espressività che al soffice dei pensieri. Una differente Cristina Bove. Quasi. Rileggo e insisto: quasi…

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  4. Maria Savasta ha detto:

    Mi piace la tua poetica che spazia libera come il pensiero toccando diverse tematiche.
    Non è sdolcinata ma riflessiva e con spunti filosofici.
    Oh sì, la ragione… la ragione è il tormento dell’uomo: la mia ragione può essere stoltezza per altri, e quella degli altri sofisma per me.
    “Che cos’è questo di cui mi parli…?” (Socrate)
    Ecco che allora in un appello frettoloso diremmo sole, capirebbero sale, parafrasando il “moglie per cappelli”, l’eterna incomprensione dell’uomo che non vede la ragione degli altri.
    Grazie Cristina, è un piacere leggerti.
    Maria

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    • cristina bove ha detto:

      cara Maria.
      scrivere in rime o verso libero di lune, albe, tramonti e rosei orizzonti, aggettivando a più non posso, ecc…. può essere sentimento poetico, non certo poesia.
      la confusione oggi è grande, veicolata ancora di più dal proliferare in rete di blog e di “poeti”.
      Il tuo commento ha toccato aspetti filosofici molto interessanti, io stessa non li avrei saputo trovare.
      Grazie!

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  5. biondograno ha detto:

    la tua poesia, riempie sempre di grazia e garbo…
    adotti musicalità nell’immagine…

    è sempre un piacere scorrerti..

    un sorriso.
    m.

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  6. Anonimo ha detto:

    Io ormai sono abituata ai tuoi diversi stili di poesia, se di stili si può parlare. Direi piuttosto che forgi i tuoi versi a seconda dei moti d’animo del momento. E’ cosa buona e giusta non fossilizzarsi, quindi ben vengano i mutamenti, soprattutto se si ottengono tali risultati. La poesia è bellissima. Mi piace molto quell’effetto calzino rivoltato. Complimenti anche questa volta, grande Cristina

    Rossella

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    • cristina bove ha detto:

      Ross, secondo me ci stiamo rivoltando anche noi…
      credo che il fluire dei pensieri sia il rovesciamento dell’azione.
      questa è venuta fuori dall’essermi imbattuta nell’etimologia della parola canguro.
      poi tu sai come accade, i versi cominciano a gironzolare per la testa e…
      grazie
      c

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  7. cheneps ha detto:

    I poeti sono perennemente in bilico tra ragione e immaginazione. La poesia scaturisce in illuminazioni, assenti gli stimoli esterni. Non si può spiegare. Se lo facessimo, rischieremmo di prender lucciole per lanterne.
    …e naturalmente ho risposto mogli per cappelli.
    Molto interessante questo volare tra calzini, canguri e risvegli neurologici.

    Franca

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    • cristina bove ha detto:

      mi piacciono molto le tue considerazioni, Franca.
      ci sarebbe anche da notare che nessuno di noi può veramente conoscere un’altra mente, nemmeno il funzionamento della propria.
      siamo “incastrati” nella calotta cerebrale a chiederci dov’è che veramente risiede il nostro io pensante…
      e questo ha fatto uscire fuori di senno più di un pensatore…
      forse la poesia è il filo di una iperlogica sussidiaria.
      grazie

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  8. aitanblog ha detto:

    Aggiungo alla tua pensosa poesia un mio pensiero.
    La celeberrima frase del 43esimo Capriccio di Goya, El sueño de la razón produce monstruos, contiene un’ambiguità semantica (polisemica; poetica?) che l’italiano non può rendere: in spagnolo “sueño” (come “suonno” in napoletano) non vuol dire solo “sonno”, ma anche “sogno”. Forse non è il sonno della ragione, ma il sogno della ragione a produrre mostri. Forse quel visionario di Goya voleva dirci che tanto illuminismo, tanto positivismo raziocinante avrebbero prodotto disastri…

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    • cristina bove ha detto:

      Caro Aitan, concordo pienamente, in questo caso la polisemia ha fondamentale importanza.
      Bello davvero che il nostro “suonno” sia così simile al “sueño” e al pensiero visionario di Goya.
      Mi fa piacere che tu ne abbia evidenziato il duplice significato.
      Che è anche quanto ho cercato di esprimere nel “rovesciamento del calzino”.
      Buona giornata

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