Può darsi

che le sillabe inciampino
le gambe che  ricordi __o mia adorata__sì, che le ricordo
i piedi
calzavano scarpine di lillà
nell’infiorata strada un vespero allungava di vermiglio
ombre supine
vedi
mostravano i risvolti d’oro antico i tomi
letti nei secoli dei secoli
ma quando
arriverai per farne il sunto? Quando, mia luce ossimora
?
Lo so, prima dovrai spolpare e digerire
prima sarai nella fumosa casa dei detriti__ la guerra
ha le macerie d’ossa, la guerra di tutti i santi giorni feriali

le feste hanno sghignazzi dalle rupi di denti e carie fetide
non chiedono perdono
agli inermi
quindi
non posso dedicarti più parole__ i lemmi sono il disonore
dei poeti
li traviano oltre l’anima
li asservono alle pagine

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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17 risposte a Può darsi

  1. annamaria49 ha detto:

    Gli inermi non devono stancarsi di dedicare parole: sono quelle che giungono e colpiscono, la luce perdura sempre.

    un bacio, carissima poeta,
    sono deliziosi i tuoi affreschi di parole.
    annamaria

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  2. carmen ha detto:

    Le parole del poeta sono a volte stimmate sul cuore o nell’anima, comunque ferite invisibili e per questo tanto più brucianti. Esprimere in parole quello che si sente dentro è quasi impossibile.
    Ciao
    Car

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  3. rossella ha detto:

    Il dolore, gli orrori, sono un passepartout per entrare in “atmosfere” bucoliche in senso metaforico. Se anche avessi sbagliato l’interpretazione (ti chiedo scusa) Cris, la poesia ha virtuosismi che pochi sanno realizzare. Una poesia di pregio, direi. Un bacio e buon pomeriggio

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  4. rossella ha detto:

    Dimenticavo…..bellissima l’immagine. Non mi stupirei se fosse una tua scultura……

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    • cristina bove ha detto:

      rossella, non so di virtuosismi, perché scrivo di getto, lo sai.
      il solo impegno è togliere il più possibile, eliminare anche versi che non corrispondono in maniera ottimale al concetto da esprimere.

      la scultura è uno dei tanti bozzetti che avrei voluto realizzare. mi accontento di farli “vivere” inserendoli in questi sfondi che ottengo dalle mie foto e dai miei dipinti.
      le onde di questo lago, ad esempio, sono ottenute da una sezione di verza tagliata a metà.

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  5. domenica luise ha detto:

    Da sinistra verso destra, la tua immagine mescola cigno-delfino-colomba, creature di grazia-vitalità-volo.
    “La guerra ha le macerie d’ossa, la guerra di tutti i santi giorni feriali”! “Quando, mia luce ossimora?”.
    Il petrolio oscuro genera luce poetica in una guerra più interiore che esterna, ma anche esterna. Le piccole miserie alla sopravvivenza.
    Ma è una bugia la fine delle parole, finché avremo respiro di carne, poiché i poeti soffiano le parole con corde vocali e bocca di carne. E scrivono l’anima mediante dita di carne per orecchie e menti di carne capaci di ascoltare, prima o poi.

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    • cristina bove ha detto:

      la tua lettura dell’immagine e dei versi è precisa.
      la luce pesante è tutta quella parte di luce che non percepiamo con la vista. ma che è la “sostanza” del cosmo.
      e quindi mi pare a volte di essere in attesa di quella rivelazione, di quella luce di cui siamo fatti tutti, e di cui è fatto tutto.

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  6. marzia ha detto:

    In questa composizione lirica percepisco un vago un sentore di Eliot…da me amato, autore che ne “The Waste land” mescola ed analizza il corposo materiale su miti e leggende di età medioevale.
    Me lo rammentano spolpare, le ossa, i risvolti d’oro, il vermiglio.

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  7. rossella ha detto:

    Cristina cara,involontariamente ho fatto una gaffe. Per virtuosismo non intendevo rimaneggiamento, so bene che scrivi di getto e d’altronde è palese. Intendevo dire che i tuoi versi sono belli anzi stupendi, ma anche raffinati, spiccano per grazia ed eleganza, al contrario dei miei che sono grezzi (fin troppo).Lo stesso dicasi per le immagini. Ho usato un termine più adatto alla musica che alla poesia. Insomma voleva essere un complimento. Scusami se non sono riuscita a rendere l’idea. Dolce notte e un bacio

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    • cristina bove ha detto:

      Rossella cara, ma non c’era bisogno discusarsi, e di che, poi?
      mi hai offerto l’opportunità di spiegare anche in che modo scrivo.
      se mi permetti, i tuoi versi non sono grezzi affatto e la tua poesia è tra quelle che sento più vere ed emozionanti.

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  8. maria d'ambra ha detto:

    Può darsi che le tue parole trasfigurino in suoni ed immagini… così percepisco la tua poesia… come uno strumento unico che riesce a dire anche quello che è impossibile dire…

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  9. Arriva liquida la tua poesia su scarpine di lillà: a dorso di cigno e di delfino e a volo di colomba. Ciò che è liquido non si arresta ai confini delle cose, ma passa e regala, slargando i bordi. Ma come differire l’incontro col dolore? in forma di Tempo, di Guerra o di ombra feriale, il dolore ci snida ovunque e sempre.
    Eppure, ha così ragione Mimma. La poesia, che dice l’indicibile, sa aprire le porte più chiuse.
    Un abbraccio d’affetto.
    zena

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    • cristina bove ha detto:

      cara Zena! come differire l’incontro con il dolore, dici…
      se lo sapessi!
      ogni giornata ha la sua piccola vittoria sul Tempo, eppure sappiamo che da qualche parte si nasconde e prima o poi ci stana, il dolore.
      Forse la poesia aiuta, anche se non può allontanarlo da chi si ama.
      un grande abbraccio
      cri

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