Malgrado tutto è festa alla finestra

timbrano l’aria luci tra le tende
un’ape ha chiesto d’essere ripresa
ho pensato allo scambio
io dentro il fiore e lei scattarmi foto
_____________ al dio delle certezze
                      dare risposte umane
_____________ ridicolmente umane
e stringermi l’abbozzo delle ali
nel più giallo silenzio
nella più strenua fissità d’insetto aptero
giusto il tempo dell’ambra che richiude
e prigioniera
in trasparenza fossile
paga l’eternità morte rappresa
donna per sempre
_________________chiusa
nel cuore denso della resina
dicono quanto è bella la preziosa
cassa invetriata alla mia forma
bara del mio pensiero e nella fissità dell’invisibile
affido agli occhi di chi guarda dentro
il segreto di scrivere d’intorno

 

 

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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23 risposte a Malgrado tutto è festa alla finestra

  1. maria d'ambra ha detto:

    Allora l’ape scoprirebbe come l’uomo trasformi tutto in stupore di facciata e tu, immobilizzata dall’ambra in goccia, diventeresti paesaggio in mostra e come le palle di vetro che scosse piovono neve, saresti imitazione di te stessa, muta e incompresa, un riflesso di chi guarda e mai potrà rispondere alle tue domande…
    forse è meglio lasciare solo a se stessi il segreto di scrivere del proprio intorno…

    Cri le tue poesie riescono sempre a suscitare emozioni intraducibili a parole…
    un bacio

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    • cristina bove ha detto:

      nella palla di vetro mi capovolgevano di continuo… avevo un certo mal di mare…
      sarà per questo che adesso cerco un “centro di gravità permanente”!
      so che però non è possibile essendo la vita tutta movimento, continuo Mutamento.
      poi si finiirà di scrivere dell’intorno, e ci si avvierà al Ritorno…
      grazie
      bacio

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  2. ioviracconto ha detto:

    Ci sono versi e versi, in ogni poeta.
    Questi tuoi, questa volta, mi lasciano davvero senza fiato.
    E danno luce, e fiato alla mia ispirazione.
    🙂

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  3. Titti Ferrando ha detto:

    Questa raffinata trasposizione è vita e morte, ma una morte fissata nella bellezza e mai muta. Il dentro e il fuori, in un tourbillon di sensazioni, attraverso te, di tutti. Stupenda Cristina! Un abbraccio.

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  4. carmen ha detto:

    Sono versi bellissimi, perché sono scritti coon l’anima, non con il pensiero, non con il cuore e il sentimento, non con la mente, (pure, sì!), ma più propriamente e soprattutto con l’intuito dell’anima.
    Ti vedo, piccola apecrì, rappres_entata in quella goccia di resinamiele, che non è bara al pensiero, ma anzi è “voliera” del pensiero, e chi guarda legge nella fissità trasparente-invisibile della goccia il segreto nascosto dentro l’anima come in stereoscopia…
    Più che bellissima poesia: non sono le parole o i versi o la loro musicalità o le immagini o come altre volte l’originalità delle espressioni e degli accostamenti (giallo silenzio, strenua fissità d’insetto, morte rappresa, …) a rendere veramente un gioiello questa poesia, ma è l’anima che si può osservare in trasparenza sotto e dentro le parole, dentro l’armonica disinvoltura dei versi, che produce una poesia più che bellissima. Non esagero se dico: sublime.
    (E mi pare che dall’etimo del termine sub_lime, si s_profonda direttamente nella bellezza dell’anima).
    Poi c’è la splendida musica che accompagna, ma questo è solo un complemento…
    Buona giornata, eccelsa, anzi.
    Car

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    • cristina bove ha detto:

      “ma è l’anima che si può osservare in trasparenza sotto e dentro le parole”
      ecco, Car_issima, è in questo che mi riverso e sprofondo, che sento davvero la sintonia con le altre anime.
      Hai letto forse mentre la scrivevo, eri alle mie spalle, perché è questo che accade alle anime, sono così vicine che non possono vedersi, solo sentirsi.
      e… vale la pena tutto quel che è pena, per una condivisione simile!
      un abbraccio stratosferico.

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  5. albafucens ha detto:

    che belli Cristina 🙂
    sono versi meravigliosi… uniti all’immagine e alla musica creano una bellissima e magica atmosfera di quelle che cullano, abbracciano e ti fanno venire voglia di volteggiare…

    un abbraccio

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  6. rossella ha detto:

    Non posso fare altro che restare ammutolita. Ogni parola sarebbe scontata, ovvia, di fronte a tanta perfezione e bellezza. SEI UN FENOMENO!!!!!!!
    Baci, buona giornata

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  7. marzia ha detto:

    Questa tua ultima creatura dà la misura di quanto riesca a sondare l’anima, ricavandone non solo tranci di tremende verità, ma anche offrendoci uno spaccato del tuo sentire più squisito.

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  8. marzia ha detto:

    ( il mio primo pensiero leggendoti è stato “eros e thanatos”, riconoscendo guizzi del secondo nella tua composizione;il secondo raffigurato” come un uomo barbuto ed alato, insensibile alle preghiere perché dal cuore di ferro e dai visceri di bronzo”

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    • cristina bove ha detto:

      Cara Marzia, il mito del figlio dell’oscurità ci accompagna dai primordi, ricorre negli archetipi di tutte le civiltà umane.
      sarà perché rifuggo da quell’aspetto oscuro e mi conduco in zone più luminose, che tutto sommato l’ho ridotto a un’inclusione immobile.
      l’ego-insetto visibile, l’anima a conoscenza.
      grazie

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  9. frantzisca ha detto:

    Cristina!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  10. domenica luise ha detto:

    Altro che invetriata nella bara d’ambra: vivissima, invece, nelle tue poesie. È il mistero delle parole. Deliziosa l’immagine dell’ape che ti fotografa inebriata dal fiore, ti immagino e sorrido.

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  11. massimobotturi ha detto:

    risposte ridicolmente umane, mi ha colpito molto questo tuo verso;
    in fondo c’è il senso di quanto sia labile e infinitesima, questa nostra esistenza che spesso dimentica l’incanto di un fiore, e di un’ape che l’amoreggia

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  12. Fausto marchetti ha detto:

    Il mio è un commento di chi considera il profumo delle rose cosa preziosa e non resiste a tuffare il naso nel fiore ogni volta che può e spesso si incontra con l’ape indaffarata nel suo compito di bottinatrice.
    Sorrido se penso alla fatica che ogni volta faccio per torvare la chiave di comprensione alle poesie tue e di pochi altri amici ( io così lontano per ignoranza da quest’arte) e mi ricordo del mio primo incontro con l’ape, troppo bella per lasciarla stare. Mi lasciò in regalo il suo pungiglione, troppo dolore per un bambino della scuola materna, rimedio al quale mi fu consegnata una chiave da appoggiare e premere forte sul ponfo dolorante. Sollievo al male fisico, dolore agli occhi di bambino nel vedere a terra l’ape senza vita.

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