Un po’ folle, niente di cui meravigliarsi

determinabile o meno
lo spessore d’inchiostro
tracciare virgole opportune
pause minime arrestare la sabbia
viva e tirare il fiato.
Vede la chiostra incamerare l’aria
_ la chiamano vento_ invece è sbuffo
sulle corde vocali.
Logopedisti in fila
pronuncia la bambina elleelleelle
no no no erreerreerre
ahilei! S’impigliano nei denti consonanti
che a dire di sibilo e di flemma
un vezzo da bambina francese
oppure da matta da rinchiudere.
Così va detto e
la voce è cestinata negli spazi
l’utilizzo per mantra o litanie
re_ligio unificato
villaggio globale catto-politico
e ai dissidenti
scorze di partigiano dop

.

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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14 risposte a Un po’ folle, niente di cui meravigliarsi

  1. massimobotturi ha detto:

    è un po’ come il tormentone di scrivere con la mano sinistra

    🙂

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  2. cheneps ha detto:

    E’ tutta uno scoppiettare di ironia fino ai due versi finali che mi hanno strappato una risata ( scorse di partigiano dop, che allude a parmigiano, mi sembra una trovata eccezionale ).
    Grazie per Bella ciao, l’ascolto sempre con grande rispetto.
    ciao

    franca

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  3. domenica luise ha detto:

    Io, in questa tua poesia, sono colpita da quel verso: “la chiamano vento _invece è sbuffo”, però non saprei dire bene il perché, in un certo senso come si ti riferissi ad una ispirazione poetica strana, per niente chiara, nebbiosa.
    La follia dei poeti è quello star fuori di sè per vivere in poesia, che non è uno stato comodo di cuoramore, regalucci e scambio di coccole, ma un faticoso, amorevole e talora spiritoso andare.

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    • cristina bove ha detto:

      la follia dei poeti non è stato di comodo, no, e non può esserlo perché la nascita delle parole apre a nuovi percorsi e a nuove vite.
      a volte sono strappi, divincolamenti dalle romanticherie che allontanano l’essere dall’essere…
      rimane un movimento impercettibile, pure se a volte sembra un maestrale.
      nulla di sdolcinato
      “ma un faticoso, amorevole e talora spiritoso andare.”…

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  4. carmen ha detto:

    Divertente ironia, quel dire a mezzo fiato, che ricorda la bambina che sta imparando la lingua materna. Così, per chi ogni giorno impara lalingua poetica.
    Ma quelle scorze di part-igiano dop, per i dissidenti, sono forti!
    Hai festeggiato la Re-pubblica?
    Ciao
    car

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    • cristina bove ha detto:

      impariamo tutti, n’est ce pas?
      tutti a scuola di con-dizione, negli innumerevoli tentativi di imparare un linguaggio che sembra facile e proprio non lo è…
      scrivere di questi tempi
      quando nella pianura padana il parmigiano tenta una conversione in partigiano.
      E il vento spinge avanti chiacchiericci inutili e fanfare…

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  5. falconieredelbosco ha detto:

    non so se ho compreso bene la tua poesia, in questo periodo sono un po’ frastornato( ho rischiato anche di tranciarmi la falangetta dell’indice destro). Vedo una bambina che inghiotte aria davanti a una suora che a tutti i costi vuole farle recitare una poesia che a lei non piace.
    Ma forse la mia è una lettura troppo sempliciotta.
    Devi avere pazienza con me Crì.
    Ciao

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    • cristina bove ha detto:

      però che fantasia, Fausto!
      quella bimbetta aveva già ingoiato la vita grama, la notte dei disordini, una culla nel piccolo solaio dove una madre pianse le sue lacrime di delusione e solitudine…
      gattonava sospinta da una brezza impalpabile, che già le suggeriva i primi versi.
      endecasillabi.
      è una lettura che ci sta.
      ciao

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  6. aitanblog ha detto:

    Sull’ultimo verso ho sorriso anch’io, mestamente.

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  7. rossellafiorillo ha detto:

    Sai che ti adoro quando tiri fuori la tua ironia. E fosse solo quella!!!!! Sai che adoro la tua poesia e basta! Bacio, quest’assenza m’è costata cara

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