Non di sole parole

Forse dovrei smettere
scrivere è quasi impudicizia
sulla terra che scuote di povericristi
case e cose

sopravvissuta a intemperanze
geofisiche letali
redigo gli atti
di permanenza usucapione
in questo corpo che mi sopravvive

come se cibo e acqua e il bene perso
risiedessero in questo mio sentire

Se fosse importante!
È invece una distanza senza metrica
distrazione da verso fatuo
l’essermi posta al margine del mondo
in una sacca d’ordine apparente.

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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14 risposte a Non di sole parole

  1. massimobotturi ha detto:

    oltre a essere tutti più poveri, cosa cambierebbe?

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  2. Vincenzo Errico ha detto:

    Importante la questione che poni, Cristina, ma penso che attraverso “l’impudicizia” dello scrivere, del tuo scrivere, attraverso il redigere gli atti e nonostante la “metrica distanza”, che certe volte sembra obbligare chi scrive, credo che sia necessario continuare a farlo per noi, per gli altri perché comunica pensiero e sentimento nelle loro varie forme.

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    • cristina bove ha detto:

      Vincenzo, forse è necessario per non impazzire completamente.
      è che ogni tanto mi prende il dubbio sulla liceità di distrarsi, quasi che a scriverne si dimenticassero i problemi reali.
      ma, come dici tu, così come fa piacere a me leggere del pensiero poetico degli altri, sarà così anche per gli altri nei miei confronti 🙂

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  3. Domenica Luise ha detto:

    Già, malgrado tutto bisogna che i poeti continuino a scrivere questa doglia della terra partoriente, dal cui grido esce altra vita inaspettata. Ed è anche vero, la sensazione è quella: che il nostro stesso corpo sopravviva alla morte interna procurata dal dolore, non solo il nostro, ugualmente quello degli altri, e non solo quello dei più cari, i figli, la sorella, i nipoti, la madre e il padre, ma anche quello dei più lontani sconosciuti di altra razza, altra fede, altre consuetudini. La tua immagine mi dà l’impressione di un mondo di case in bianco e nero sulle quali il colore si frantuma perché esse stesse vanno a pezzi insieme ai sogni e al lavoro di una vita, e se avviene ad un altro essere umano è come se avvenisse a me.

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    • cristina bove ha detto:

      Credo, Mimma, che tu ne abbia fatto una efficace disamina.
      L’immagine è la foto di un mio dipinto alla quale ho tolto il colore, e che ho sovrapposta a un’altra foto, coloratissima,da me scattata in giardino.
      Il mondo grigio delle forme che non dura nel tempo, e che basta una scossa della terra per fratturarlo e distruggerlo.
      ma i colori… forse, sotto sotto, persistono.

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  4. elis19mr ha detto:

    Condivido il pensiero di Vincenzo Errico. Tu continua a scrivere, noi te ne saremo grati.

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  5. rossella ha detto:

    Mi sono posta anch’io questa domanda diverse volte, cara, ma la voce si rifiuta di farsi da parte. Se tacessimo, non cambieremmo niente in meglio, in peggio sì. Spendida la poesia.Inquietante l’immagine, credo in sin sintonia col tuo attuale stato d’animo. Bacio

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  6. falconieredelbosco ha detto:

    se i poeti smettessero di scrivere
    gli uccelli di cantare
    e i fornai di fare il pane
    cosa ci rimarrebbe?

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  7. fernirosso ha detto:

    io invece eseguo un furto e la porto con me in cartesensibili. Lascio qui un abbraccio che è dolente per il male, che sento in te grande quanto è in me. ferni
    http://cartesensibili.wordpress.com/2012/06/06/quasi-impudicizia-la-parola-cristina-bove/

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