Corrente

nature morte e vive
immagini snidate
in scorrimenti torrenziali
fino a completa esondazione
travolgono abatjours chiose cappelli
notifiche per atti notarili
urla depositate su panchine
argini a piedi scalzi
le passatoie di feltro nelle case
dove dormono i sordi

e una serata di parole è un varco
in cui precipitare
nell’illusorio appoggio tra le costole
luogo d’intermittenza
un momentaneo esilio dalle cose

ma la pronuncia afasica non dice
il vero nome
lo svelamento che lo riproduce
come un nistagmo agli occhi.

 

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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18 risposte a Corrente

  1. carmen ha detto:

    Sei come un fiume in piena, tracimi tracimi tracimi… e depositi urla su panchine, ah, ma come si fa. E oggi ho riesumato il nistagmo, che bellezza.
    Anche oggi sono a casa con toccata e fuga, domani vado a trovare mia sorella al mare, in Liguria, giovedì sarò di nuovo al fresco. Qui ci si scioglie.
    Ciao
    car

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  2. domenica luise ha detto:

    Le case dove dormono i sordi: molto significativo, e non basta nessuna potenza poetica a svegliarli. Il vero nome, forse, non è pronunciabile e nemmeno pensabile. Nessuno conosce se stesso al di sotto di una epidermica realtà: dove sono nata, che studi ho fatto, cosa amo di più e cosa detesto. Nel profondo restiamo ignoti anche a noi stessi, figuriamoci agli altri che intorno ci fanno il girotondo.

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  3. stefano re ha detto:

    Leggo e rileggo i tuoi versi, e spesso mi emoziono. Così ho scritto questo acrostico, e te lo dedico:

    Che tu viva attraverso le parole
    resta un dato che un orecchio
    inconsciamente non comprende. L’esercizio
    stabilisce tempi e modi dell’apprendimento,
    trova il cuore del versificare
    induce l’altro a sorprendersi di nuovo,
    nasconde e svela grazie imperiture
    attende il graffio che segna l’ora della primavera.

    Stefano

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  4. carmen ha detto:

    Bere acqua viva da una limpida fonte
    oasi freschissima in un deserto virtuale
    verificare che tutto sia reale
    e rimanere assetati ancora e ancora e ancora

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  5. Anonimo ha detto:

    sono senza connessione, per l’ennesima volta.
    sono esntrata col pc di mio figlio.
    ho letto i vostri bei commenti, Carmen, Mimma, il bell’acrostico di Stefano,e vi ringrazio infinitamente.
    adesso non posso attardarmi, devo restituire il “mezzo di trasporto”.
    spero di poter rispondere a ciascuno appena possibile.
    un caro abbraccio a tutti, anche a chi passerà in seguito.

    cri (sloggata)

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  6. ninaesposition ha detto:

    Insieme di fotogrammi che scorrono irruenti come fiumi in piena, montaggi di flashback di vita reale, sogni, illusioni di luci ed ombre che travolgono tutto nella loro corsa allagando le case di chi non vuol sentire….
    Il bisogno di cercare un rifugio lì, tra le pieghe segrete dove ancora batte il cuore e precipitare in varchi illusori nella ricerca di un momentaneo esilio ad un dolore che penetra e chiede tregua ma…
    come il sole ritorna ogni mattina,
    come la luna piena ritorna alla fine di ogni ciclo,
    come alla fine della precessione ritorna la costellazione che l’ha iniziata…
    noi “pendoliamo” e i nostri movimenti ripetitivi e circolari ci riportano al punto di partenza… come nistagmi ci spostiamo in una determinata direzione ma il movimento successivo di riporta al punto di partenza…
    Pervasi da delusione, amarezza, rabbia, i tuoi versi… realtà frantumata in mille sfaccettature che con la tua forza, la tua vitalità, saprai ricostruire!

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    • cristina bove ha detto:

      Nina, i pendolari della vita sono quelli che errano e sbagliano e tuttavia conservano il filo che li porterà fuori dai loro stessi labirinti.
      il rifugio è solo illusione, si vorrebbe restare nel proprio angolo ma non si può, la vita esige luce, corrente, prosieguo.
      faccio fatica a districarmi da me stessa, non lo nascondo, e spero in una tregua.
      grazie

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  7. massimobotturi ha detto:

    un precipizio nel quale lasciarsi cadere senza paura

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  8. turquoise66 ha detto:

    Travolti/precipitati dai/nei gorghi delle cose/parole di sempre. Un rischio contro il quale è del tutto inutile stare in guardia, contro il quale l’esperienza può servire a poco.

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  9. aitanblog ha detto:

    Le parole sono un esilio dalle cose, ma anche un modo per cercare di capirle guardandone i contorni da lontano.

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  10. marzia ha detto:

    Sì, leggendoti ora rinvengo un ulteriore rinnovamento nella tua vis; un lessico che pur muovendosi su metafore a te aduse possiede la sinuosità di un silenzio duramente ascoltato.

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  11. ioviracconto ha detto:

    La poesia è la ricerca del varco, come dici in quel prezioso endecasillabo.
    Nella corrente dell’esistenza passa la tua malinconia, imbarcata sui tuoi versi eleganti e sofferti.

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