Dis_abito

Il tempo era una veste macramè
traspirava d’azzurro
disegnavo giornate a tratti di pennello
stracci intrisi di colla e di colori
ne uscivano velieri foglie visi
gatti sornioni tavoli di rose
fiorivano le sedie e i portaombrelli
erano le mie briciole
per ritrovarmi se mi fossi persa

segnature di foglie
oscillazioni d’una ragnatela
scrivo sui gusci vuoti della sera
di case dove vive il mio fantasma
avere un corpo per lasciarlo andare
arrotolarlo a denudarsi l’anima
sfilarselo dal sommo della testa

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
Questa voce è stata pubblicata in CriBo, poesie. Contrassegna il permalink.

40 risposte a Dis_abito

  1. pieramariachessa ha detto:

    Bella, proprio bella. La condivido.

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  2. TADS ha detto:

    è sempre un piacere leggere i tuoi versi

    TADS

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  3. turquoise66 ha detto:

    Immaginazione, immagini in azione. Susseguirsi ritmico e leggiadro di parole, come i punti di una trama delicata di pizzo sulla nuda bellezza di quell’anima.

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  4. confessiogoliae ha detto:

    lasciare un’abitazione è come spogliarsi. Spogliarsi di momenti profondamente propri (belli e brutti, gioiosi e tragici ma intimamente intoccabili) e indossare nuove abitudini, nuove profondità e sonorità, gestire gli attimi in un universo diverso…dis-abitarsi è trauma ma anche occasione di porsi alla prova (l’ennesima)…
    Sempre belli, i tuoi versi, amica mia.

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  5. elina ha detto:

    il mio abito da sposa aveva il corpino in macramè…
    non so dirti Cristina…leggerti è stato un viaggio in una terra mai “remota”
    grazie

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  6. domenica luise ha detto:

    Dici bene l’approssimazione di una vita parallela al proprio corpo. La nota comica: proprio stamattina ho finito di dipingere un gatto sornione.

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  7. massimobotturi ha detto:

    scrivo sui gusci vuoti della sera, fantastico!

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  8. Sì, Cristina, l’importanza del vero sé… ma per chi, per che cosa…?
    La poesia è stupenda, immagini immaginabili. specchio specchio…
    Un abbraccio grande.

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  9. …ah…posso metterla sul mio blog? Ciao.

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  10. robertomeister ha detto:

    Le giornate disegnate a tratti di pennello… un po’ come correre su un tapis roulant: non si va in nessun posto. Forse per questo si desidera sfilarsi la vita di dosso… e andare davvero.
    Ritrovato molto in queste tue parole, grazie

    Roberto

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    • cristina bove ha detto:

      sì, Roberto, sembra di rifare sempre lo stesso percorso, ma credo che lo sappiamo tutti che per uscire dal labirinto unicursale bisogna alzarsi in volo, come sfilarsi il gravame del corpo e riconquistare la quiddità dell’essere pura energia.
      grazie a te di essere passato.

      cri

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  11. gelsobianco ha detto:

    “avere un corpo per lasciarlo andare
    arrotolarlo a denudarsi l’anima
    sfilarselo dal sommo della testa”
    Poterlo fare… come togliersi un vestito…

    Noi rimaniamo con il grande desiderio-mistero di trovare finalmente il proprio sè… senza corpo… pura essenza… al di là di qualsiasi apparenza, di qualsiasi luogo in cui siamo costretti…

    “Dis-abito”… titolo geniale, gioco di parole, che mi fa intuire il profondo significato che condivido.

    “erano le mie briciole
    per ritrovarmi se mi fossi persa”
    Un abbraccio per questi versi.

    Poesia molto bella davvero!
    Immagini così vive!

    Grazie.
    gelsobianco

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  12. gelsobianco ha detto:

    ho sentito molto questa tua poesia.
    mi è piaciuta tanto.
    mi è parso di cogliere qualcosa di tuo in modo profondo.
    il “commento” (non amo questa parola) mi è nato spontaneo.
    grazie ancora a te
    gelsobianco

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  13. Tony ha detto:

    Non c’è nessuno come te, qui, che riesca a ricamare il dolore e la sopravvivenza con una trama poetica intensa ed elegante.
    Disabitare…lasciare la propria parvenza in vecchie case. Magari potessimo tornare sui nostri passi, nei vecchi luoghi, a sorprendere i nostri fantasmi, a chiedere loro tutti i perché…..
    Ciao.

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    • cristina bove ha detto:

      forse, Tony, come aveva intuito Pessoa, siamo una molteplicità, non una singolarità.
      all’apparenza di un corpo corrispondono i vari aspetti più o meno evidenti del sé, e non si tratta solo di tratti caratteristici ma anche di sfaccettature che possono sorprendere noi per primi.
      sono contenta che ti sia piaciuta.
      ciao.

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  14. rossella ha detto:

    Non ci sono elementi che possano ricondurre al raziocinio, e forse neanche ai gusti personali, se una poesia piace più di un’altra. Fatto sta, Cristina cara, che questa tua mi ha incantato a prima vista, e, compresi i versi finali che lasciano senza fiato perché sono amari sì, ma a mio avviso geniali, l’intera composizione ha la grazia, l’eleganza, la raffinatezza del macramè. Inoltre è perfettamente condivisibile da ciascuno di noi. Chi non si è ritrovato a scrivere su gusci vuoti della sera, in senso metaforico e non, ma c’è scrivere e scrivere. Rarissimi i gusci che possono vantare il marchio DOC di Cristina Bove

    Ti abbraccio forte

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    • cristina bove ha detto:

      cara Ross, infatti non è col raziocinio che possiamo comprendere la multiforme espressione dell’essere, il linguaggio universale dello spirito.
      ne siamo trasportati in direzioni sconosciute, restiamo stupiti del compiersi di una giornata, così come di tutto quanto già vissuto.
      incantarsi è regalo due volte, nel porgere e nel ricevere.
      mi fa felice sapere di essere riuscita a trasmettere tanto.
      grazie
      ti abbraccio forte anch’io

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  15. gelsobianco ha detto:

    tu sai trasmettere qualcosa di tanto profondo… ricamando la musica.
    questo mi incanta: tu sai ricamare la musica!

    sono tornata a rileggere la tua poesia.
    …e non ho potuto non scriverti le mie nuove sensazioni.

    grazie sempre
    gelsobianco

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  16. gelsobianco ha detto:

    io, per il momento, non ho un mio spazio in rete.
    così ho più tempo per accorgermi di ciò che mi viene donato qui… come in altri blog.
    gb

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  17. Pingback: Cristina Bove, Dis_abito « il lunedì degli scrittori

  18. mi si è cancellato il commento…
    riprovo a dirti la sensazione di bellezza che mi hai regalato e che, io credo, rimanga impigliata in tutti i luoghi in cui scorre la tua vita.
    con affetto
    zena

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    • cristina bove ha detto:

      Zena cara, lo spero tanto anch’io, di trasmettere un senso di bellezza, che certamente non appartiene alla fisicità con tutti i suoi errori, ma è quella ispiratrice, proveniente dalla parte più alta e misteriosa del Sé.
      un abbraccio
      cri

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  19. marzia ha detto:

    A volte mi capita di leggerti e rimanere pensierosa, altre volte curiosa, altre volte estasiata: mai rimasi inerte o “immune” rispetto alle tue “tentazioni” intellettuali, oh mia sirena che a mò di Pollicino semini briciole che diventan seduzioni. Questa in modo netto!

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  20. stefano re ha detto:

    C’è una tristezza esistenziale tipicamente umana. Molto bella!
    Stefano

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  21. Guido Mura ha detto:

    Ho rivisto anch’io, nella tua poesia, qualcosa della mia vita passata: ho ripensato ai miei disegni, alle mie case, a quel qualcuno che forse sono stato, ma che ora è tanto lontano da me. Mi sono reso conto di aver perso forse troppe briciole per potermi ritrovare; ma è bello provarci.

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    • cristina bove ha detto:

      Guido, hai riconquistato il tuo nome, vedo…
      ripensiamo alla nostra vita passata, ai disegni, alle case, a tutti i nostri sé che le abitarono…
      lontani o vicini, credo che tutti ancora le abitiamo, in un angolo della mente in cui ci aggiriamo, qualche volta, come fantasmi.

      Mi piace

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