Testare il terreno

ha un suono verde il portico
le cicale hanno smesso il loro turno
le gru tagliano nuvole di gesso
in questo altorilievo di spessori variabili
fondali trattenuti dalle funi
macchine e betoniere sulla scena

c’è chi lascia le scarpe nel cemento
e a piedi nudi se ne va

ma pure senza piedi si può fare
un giro d’elemosina sorretti dalle mani
a intrattenere un solo spettatore
un dio che sperimenta in doppio cieco
un farmaco efficace
o un coniglioplacebo nel cappello

 

 

 

 

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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18 risposte a Testare il terreno

  1. annamaria49 ha detto:

    Buongiorno, Cristina, come tu sai sono stata lontana dal blog per la solita pausa estiva, poi per motivi familiari davvero tristi: quel giovane non ce l’ha fatta ed io mi sento svuotata, spero di recuperare pian piano. E’ bello rileggerti, come in questa poesia sottile e raffinata, sei unica.
    Ti lascio un abbraccio
    annamaria

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  2. infranotturna ha detto:

    un terreno testato e abbandonato… per il volo (libero) della poesia-sempre.
    un abbraccio

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  3. domenica luise ha detto:

    “C’è chi lascia le scarpe nel cemento e a piedi nudi se ne va”: i poeti, per esempio. Così inermi, coscienti, affascinati da un oltre che sentono parallelo a sè e mai raggiunto. Ad essi non basta un coniglio placebo per passare il tempo dilettandosi.Bella poesia per quello che dice e per quello che lascia immaginare.

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  4. Fausto marchetti ha detto:

    ciao Crì, un passaggio veloce perché come sai, qui la concentrazione non è più di casa da un paio di mesi e ce ne saranno altri due o tre. Non ho ancora la mia postazione fissa anche se più o meno ho individuato il piccolo spazio a mia disposizione. Mi è difficile commentare come puoi ben capire, riesco a passare su Facebook per scambi veloci e ascoltare un po’ di musica della quale non posso farne a meno.
    Però due parole le dico proprio sulla frase:
    c’è chi lascia le scarpe nel cemento
    e a piedi nudi se ne va .
    anche se non c’entar con la tua poesia il mio commento va a queste per il fatto che in questo periodo non faccio che andare di qua e di là tra i due appartamenti quello finito e l’altro nei “bombardamenti” e quindi per non aumentare il lavoro di pulizie a mia moglie faccio questo gioco di scarpe- piedi: le scarpe di là tra la polvere, il cemento e i calcinacci, i piedi nudi di quà dalla porta per poi infilarli in ciabatte comode e pulite.
    Le mani per l’elemosina non ho il coraggio di mostrarle perché a volte sanguinano (non sono stimmate, non ancora) sono ferite da chiodi, oggin in particolare che sto staccando le perline dal soffitto della cameretta.
    Un bacio e abbi pazienza con me.
    a presto!

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    • cristina bove ha detto:

      Ma figurati, Fausto!
      so bene che stai nel trambusto che hai appena descritto con tanto colore.
      ti immagino a calzare e scalzare scarpe, pur di non far stancare troppo tua moglie. Sei davvero ammirevole.
      Vedrai che quando tutto sarà a posto, ti sentirai felice e soddisfatto.
      un bacio a te

      cri

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  5. robertomeister ha detto:

    Leggo e sbircio tra le quinte del cielo…
    Buongiorno Cristina

    Roberto

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  6. maria d'ambra ha detto:

    quando saremo spettatori di noi stessi non sarà più elemosina, ma mano che sorregge l’impalcatura di sogno e chi lascia le scarpe nel cemento ha finito di sperimentare… (è pronto per Cassiopea…)
    un bacio Cri

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  7. frantzisca ha detto:

    può capitare la fortuna di scoprire che il coniglio non serve, non sorprende, ché il vero farmaco siamo noi in tutta l’interezza dell’essere, che siamo già da tempo a piedi nudi…per collegarci meglio, tastando appunto!
    Cristina!!!!!

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  8. fernirosso ha detto:

    Piaciuto, molto, mostra la capacità di Cristina di vedere anche attraverso i muri di una città che non affranca ad una vita assicurata, che dovunque c’è l’inatteso.
    A me capita di sentire qualcuno soffiarmi le parole dentro la testa, è una macina di mulino, una ruota che gira e non si ferma. Ciò che ne esce no è mai una storia intera,ci sono piazzole, isole e si devono costruire i ponti, disegnare scale,innalzare torri di avvistamento e poi capita,di punto in bianco, letteralmente nel bianco della pagina, e della giornata, che tutto sparisca o si nasconda dentro un punto, un punto focale o spesso infuocato che brucia la retina e nell’occhio resta solo un grumo nero, come d’inchiostro.

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    • cristina bove ha detto:

      a chi sente soffiare parole dentro la testa non può sfuggire il minimo suono, anche il passo felpato dei pensieri che tentano di evadere travestendosi da versi…
      e quel grumo d’inchiostro è la prova di chi leggendo scrive e firma la vita.
      e se tu passi di qui e “vedi” io ti abbraccio commossa.

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