Se batte sconclusione

 

da quell’affare là nel petto
che ce l’abbiamo tutti
chi più chi meno
cinque solstizi da sottrarre a tarme
vi ho parlato
e voi siete fuggiti
ciascuno con le scatole da scarpe
il latte i fondi del caffè le toppe di giornale
ciascuno a sé
dimentico dei pali della luce
dei ladri e dei padroni delle chiese
e cinque ceri accesi
per la dimenticanza e il sangue dei miracoli
non trapelano stracci da panchina
montatori di macchine arrotanti
i crocifissi agli altiforni

le lampade lalique sulle pregiate scrivanie
e le signoremanichini
i drappeggi da farsene bendaggi
si dovrebbe a teatro sghignazzare
che noi non ci crediamo alle boutades
buttati come siamo alla malora
noi dai paranchi ci cadiamo ci
rompiamo la testa
siamo le quarte e quinte
ma non abbiamo lessico d’altura
e se rubiamo mele c’ingabbiano……. ma loro
i malviventi veri
hanno azzeccagarbugli da spalmare

per quelli che si scrivono tra loro
versi d’amore o come questi
concorsi e baggianate (ci voleva cazzate)
quando
partono vagonate dai binari         barche
senza un ormeggio
calano dosi nelle vene ai figli amari
ai padri le serrate delle fabbriche
fanno le corde e i cappi

e allora perché batti
perché ti ostini a startene nascosto
cuore dei miei stivali
non t’ho mai visto
neanche ti conosco.

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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7 risposte a Se batte sconclusione

  1. miglieruolo ha detto:

    Quell’affare là nel petto mi suggerisce che sei troppo brava con le parole. Altrettanto brava che nella vita.
    A volte gli artisti sono emeriti mascalzoni. Wagner, che è all’inizio della musica di quasi tutto l’ottocento (e anche del novecento, con il suo Tristano e Isotta), era uno di questi emeriti. Forse uno dei peggiori. Il suo eroicismo ed epicismo a oltranza, che tanto è piaciuto ai nazisti, serviva forse a questo: a mascherare la sua eccessiva disinvoltura morale. Ma nella note delle tua poesia si legge tutt’altro. Non un messaggio di bontà, che questo chiunque è in grado di formulare, ma di volontà rivolta al bene: al positivo, all’umano. Perciò non urli, non propini versi altisonanti, ma il tono è sempre quello giusto, da nonna (scusa il nonna) che racconta, dice le cose che vuol raccontare. E che ognuno di noi vuol sentirsi raccontare.

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    • cristina bove ha detto:

      Più che da nonna, Mam, direi da donna.
      Non c’è età per avere consapevolezza di come stanno le cose, basta avere una coscienza.
      Scrivo della vita, dici bene, e non soltanto della bontà delle cose, che pure ci circonda, lo farei anche più spesso, anzi sempre, se non mi paresse riduttivo anche quello.
      Il Tao insegna l’equilibrio che regge il cosmo, luce e buio, bisogna tenerne conto.
      Sì, racconto, come sento quell’onda che mi guida.
      grazie
      ciao

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  2. Sì, non c’ è un “messaggio di bontà” in questi versi… e forse non c’è nessun messaggio…è la voce del cuore in diretta così difficile da percepire/interpretare;
    è uno sfogo urlato di un cuore che batte “à chamade” come dicono i francesi, e che non si sa come fermare…
    quando succede ci si sente affogare nell’oscurità più scura, in quel nero senza sfumature delle lavagne di una volta;
    si barcolla nel vuoto che, come un amante violento, ci avvolge la gola, ci accorcia il respiro…
    il calo di ossigeno genera confusione, spaesamento… effetti simili all’ubriachezza…
    si crea distonia tra mente e cuore,
    i battiti all’impazzata trasmettono al lettore la loro confusione con l’accavallarsi di parole che sembrano appartenere ad altri argomenti, generano smarrimenti di intensità inquietanti…
    è come se le parole fossero state sparse sul pavimento e poi ricomposte con ordine casuale… magari perdendone qualcuna…
    non sono che piani diversi e stratificati di comunicazione gli argomenti in apparenza scollegati…
    sembra quasi di passare da un sogno all’altro e poi addormentarsi nel sogno e…sognare di nuovo!
    Può apparire un delirio di frasi scombinate, di immagini esplose, di dialoghi folli… ma è solo l’estremo grido di un cuore anossico che soffoca nella solitudine e che ha bisogno d’amore e tante carezze… è un cuore speciale… ha bisogno di passi leggeri e discreti, di rispetto e silenzio…
    credo nella forza di una carezza che da un cuore arriva ad un altro con affetto e delicatezza….

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    • cristina bove ha detto:

      In qualche modo, Nina, nel rispondere a Mam, ho risposto anche al tuo commento.
      Hai notato lo sparpagliamento, è vero, di solito sono più fluida e consequenziale, ma stavolta mi sono lasciata trasportare dall’onda dei miei pensieri, senza alcuna operazione censoria: mi è sembrato di dover essere coerente al massimo nel dare di me anche questo smarrimento.
      Il bisogno di una carezza… già, avevo perso la nozione di questa necessità, credevo che bastasse farne, e invece no, hai ragione, ne avrei tanto bisogno anch’io.
      Lo hai capito profondamente, ti ringrazio con tutto il cuore.

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  3. domenica luise ha detto:

    “E se rubiamo mele c’ingabbiano ma loro, i malviventi veri hanno azzeccagarbugli da spalmare”: una frustata che raggiunge l’osso dell’espressività e della verità.
    Che bella poesia e il tuo cuore, offeso nella sua nuvola poetica dalla crudezza della vita qualunque, nascosto, non può fare a meno del proprio tam tam di protesta e sete d’amore.

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    • cristina bove ha detto:

      Se bastasse, cara Mimma! Dire dell’offesa all’umanità che viene perpetrata dai padroni del mondo!
      Se bastasse, sarebbe dovuta finire da almeno venti secoli l’iniquità della spartizione, l’ingiustizia e tutto quanto è marcio in questa che chiamiamo civiltà…
      Il cuore non lo conosco, proprio nel senso fisico, non l’ho mai visto e mai lo vedrò… non so nemmeno se esiste davvero.

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  4. Pingback: Se batte sconclusione di Cristina Bove | miglieruolo

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