Non è dato sapere

rosso e grigio - by criBo

Fu la sillabazione delle ore
a riciclare tra tegami e piatti
i libri letti  – costolature verdeoro –
e dieci sguardi famigliari
a condannare da un balcone  il volo
della ragazza ch’era carta straccia.
La cucina una pista di rullaggio
in effetti ci volle per l’abbrivio
solo uno schiaffo dato in piena faccia
e l’asfalto fu un campo d’atterraggio.

Tanto ci volle a ricapitolare
diciott’anni per dire che la gente
viveva di conformità mortali.

Se avessero taciuto quelle bocche
di farisei
di sepolcri imbiancati__ disse un tale
che poi ci regalò questa cultura
di sproporzioni ignobili
(ne paghiamo ogni voce)
e l’assistenza che le fu negata.
E ancora adesso
cosa interessa a chi nel calderone
rimesta tutto ciò che cuoce?

Dicono taci, dicono sei viva
ma che ne sanno gli animi di pietra
di quanto sia ostinato quel momento
che sempre e sempre si ripete__che
ti sveglia da cent’anni in piena notte
e
malgrado accorgimenti d’ogni sorta
malgrado meraviglie
torna malefico e puntuale
ed ogni volta
vorresti essere uscita vittoriosa
come dal cancro e da tanti altri mali
mentre quel salto là,
quello strappo dai propri stessi piedi
non lo potranno mai capire i vivi.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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20 risposte a Non è dato sapere

  1. Cristina ha detto:

    E questa come si commenta? è uno sgomento, una ferita aperta, una voragine dell’anima, sempre presente, anche quando non se ne dice. Una resa così puntuale che agghiaccia e allo stesso tempo destabilizza e travolge con il suo andamento nel momento dell’abbrivio e poi escoria profondamente l’anima nella impotente consapevolezza con cui deve fronteggiare il silenzio imposto dai farisei e le “conformità mortali”. Vivere al confine è la condizione dell’anima che ne deriva, il domicilio dell’anima, così vero che, come tutte le cose vere, si sogna. Mi piace la metafora del decollo, ci vedo il segno dell’ironia, dell’inclusione del sé in un quadro che trasporta l’accaduto senza false e inopportune sublimazioni. In questa mia lettura scrivo di ciò che è emerso per me, ora non vorrei trascurare di dire che, se pure diversa da altre poesie di Cristina Bove, anche questa ha una forte presa su di me per l’immediatezza che percepisco derivare dalla presenza del vissuto, per il ritmo e per gli spazi che crea.
    Cristina Polli.

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    • cristina bove ha detto:

      Cara omonima, prima di tutto ti ringrazio di essere venuta a commentare qui da facebook.
      Ti potrà sembrare eccessivo, eppure sono le considerazioni come queste tue a darmi sollievo.
      Quella ragazza, non essendo morta ma nemmeno più viva, mi segue da allora e non c’è “verso” che si allontani.
      “è uno sgomento, una ferita aperta, una voragine dell’anima, sempre presente, anche quando non se ne dice. Una resa così puntuale che agghiaccia e allo stesso tempo destabilizza e travolge con il suo andamento nel momento dell’abbrivio e poi escoria profondamente l’anima nella impotente consapevolezza con cui deve fronteggiare il silenzio imposto dai farisei e le “conformità mortali”. Uso le tue parole, mi hanno molto colpita, per esprimere quanto male mi fa ancora chi mi sollecita a dimenticare, chi mi vorrebbe tacitata (mi viene addirittura detto che ci sono tanti che “tentano” il suicidio, tralasciando che lanciarsi da un quarto piano non è come ingoiare qualche pillola), e io che invece non posso dimenticare, mi sento sempre messa al muro.
      Ma ormai ho rinunciato ad essere capita, mi limito a scriverne, e sono felice quando un’altra anima “sente” attraverso le mie parole, almeno un po’ di quanto provai e ancora provo.
      Perciò, Cristina, ti ringrazio dal profondo del cuore.

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  2. frantzisca ha detto:

    Cris,
    mia cara, ha ragione la tua omonima…e cosa posso dire d’altro se non che mi laceri all’interno ogni volta, ma lo fai con tanta di quella grazia e ed eleganza che non posso fare a meno di leggere e rileggere…e so che tu sai che i miei ritorni sono come i tuoi, anche se nascono da altro…e farsi tanto male è per accorgersi che siamo ancora siamo…e tacerne non serve, forse serve a chi non vuole stare a contatto col dolore altrui, ma io mi ribello e ti dico gridalo, gridalo forte, per te, e per tutti quelli tra noi che hanno attraversato ponti di rottura e sono ritornati…un bacio mia splendida amica.

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    • cristina bove ha detto:

      carissima! tu conosci dolori che pochissime madri hanno dovuto sopportare, ed è per questo che sai che certe ferite non si rimarginano mai.
      forse per me è un po’ più facile, trattandosi di me medesima, mentre per il tuo doppio schianto non c’è conforto alcuno.
      ti stringo a me, forte, come sempre.

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  3. lallaerre ha detto:

    Cristina, ho esitato a commentare, quasi avessi timore di toccare un’esperienza tanto profonda. Leggendoti ho sentito risuonare i miei strappi, le mie ferite, comunque non rimarginabili, ma niente che possa assomigliare a ciò che tu devi aver vissuto quando le tue lacerazioni personali, sul piano psichico, si sono iscritte, con “quello strappo dai propri stessi piedi”, nello schianto del corpo sull’asfalto, in quella traccia rossa che hai rappresentato così bene nell’immagine associata ai versi: meglio la morte vera alle “conformità mortali”, era il grido muto di quella giovane, che ancora oggi riecheggia nelle tue parole. Ecco: le parole. Ciò che nelle pieghe più profonde della sua sofferenza la giovane Cristina ancora cerca, e che tu oggi le presti con i tuoi versi, e che pure non bastano mai a tacitare l’incubo e l’angoscia. Perché non possono. Eppure, ma questo non vuole essere consolatorio (è solo ciò che sento e credo), quello strappo ha aperto una volta per tutte una visuale, quell’incontro faccia a faccia con la morte ha dato profondità, spessore, prospettiva al tuo sguardo sul mondo, sulla vita e su te stessa, uno sguardo che pochi hanno, perché sono troppo impegnati a essere semplicemente “vivi” e a tenere lontano dalla consapevolezza, con ogni tipo di illusione, un fantasma per loro inaccettabile. Che tu conosci sulla tua pelle e nella tua più intima esperienza. Un abbraccio forte, Cristina, insieme agli auguri più sinceri di ogni bene.

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    • cristina bove ha detto:

      Lu, dalle tue parole chiaritrici mi pare di capire molto altro.
      in fondo io benedico quella decisione improvvisa di scavalcare una ringhiera, come se scavalcassi il mondo stesso, perché devo a quel trauma l’aver dimenticato altra tragedia, averne avuto poi soltanto un nebbioso ricordo.
      Per il resto anche, sono consapevole di aver quasi varcato quel confine che avvicina il mistero della vita… e della morte.
      Grazie di esserti soffermata, carissima, grazie di aver capito.
      Auguri sinceri anche a te, che ti sia lieve ogni passo.

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  4. robertomeister ha detto:

    Dimenticare… confondere gli ambiti non rende giustizia né alla vita né alla morte. Quest’ultima, io credo, parla un linguaggio suo proprio e non può esserci traduzione che tenga. E l’avvicinarsi alla soglia cattura un pò di quel linguaggio, che a volte torna, e parla come può.
    Un caro saluto amica mia… colmo di cose.

    Roberto

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    • cristina bove ha detto:

      infatti, caro Roberto, non c’è traduzione che tenga…
      io ci ho provato, soltanto da cinque anni ho “osato” parlarne.
      ma non mi sarei mai aspettata che sorgessero altre voci a consigliarmi il silenzio, voci che hanno confuso un suicidio (non riuscito solo per miracolo) con altre misure rivolte solo a richiamare l’attenzione.
      io ero disperata, non volevo più niente.Niente.
      e ancora oggi devo sopportare che si confondano così rozzamente le due cose.
      ma io dico, dico e dico, adesso che mi sembra si avvicini sempre più un altro resoconto.
      Grazie, e tante cose buone anche a te.
      cri

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  5. domenica luise ha detto:

    Bella e terribile, bella e vera, bella anche l’immagine con quel fiore-ferita rosso al centro del grigiore altrui, che ti ha fatta volare dai tuoi stessi piedi e sempre si ripete nel ricordo, nei sogni, nelle radici della memoria. Forse gli altri non possono capire, dici bene, essi sono vivi ad un altro livello privo di colori, abituati ad uccidere la luce.

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    • cristina bove ha detto:

      “gli altri non possono capire, dici bene, essi sono vivi ad un altro livello privo di colori, abituati ad uccidere la luce.”

      cara Mimma, la tua straordinaria sintesi chiarisce anche a me stessa tanti anni di silenzio.
      Credevo fosse soltanto una mia fuga, ma non è così, adesso sono consapevole che mi è stato fatto un torto ancora più grande, protratto negli anni, quello di aver seppellito quella ragazza e tutti i suoi perché…
      Grazie, cara amica.
      un abbraccio e buon anno nuovo.
      cri

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  6. annamaria49 ha detto:

    Certamente, cara Cristina, si comprende quando si sperimenta, ma quei vivi forse usano le solite parole di circostanza per addolcire il ricordo. Poi ci sono i vivi insensibili, non ti curar di lor disse un Grande. La vita continua con i suoi dolori, i suoi ricordi, con le sue quotidianità e tu lo sai bene, cara amica.

    Bravissima, sarà stato quel volo a renderti così sublime? Ecco cosa manca a quegli insensibili.

    Tanti auguri dal più profondo del cuore.
    con affetto
    annamaria

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  7. carmen ha detto:

    Ho letto con angoscia questi tuoi versi, Cristina! Ora ho letto anche gli altri commenti e mi sembra di non essere in grado di dire niente altro, più di quanto abbiano fatto con molta lucida consapevolezza gli amici che mi hanno preceduta.
    Ma ti voglio dire: Cristina, tu avevi già dentro di te tanta forza e quel tuo staccarti dai tuoi stessi piedi (quest’espressione mi fa un effetto dirompente nell’anima!) te ne ha fatto prendere maggiore consapevolezza e la tua forza, consapevole, si è accresciuta a dismisura negli anni, fino a giungere alla capacità di esternare i tuoi vissuti più intimi e personali in versi così intensi.
    Quando chi ti sta intorno ti costringe a un gesto così disperato, vuol dire che non sa capire l’animo altrui. Non potrà capirlo mai, a questo non puoi porre alcun rimedio, se non continuando a non tacere, per il bene di quell’anima forte che ogni volta rinasce e ti ricorda la tua grande vitalità.
    Ti auguro un 2013 ricco di poesia, d’amore, di salute, di gioia, e che tu possa continuare a realizzare i tuoi desideri più belli, donandoci ancora tante e nuove emozioni.
    Ti abbraccio, con tutto l’amore che posso
    Carmen http://www.youtube.com/watch?v=u3CN_r_3j20

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    • cristina bove ha detto:

      Carmen,
      sembra passata una vita da quando ci siamo incontrate, eppure sono solo cinque anni. Questo mi fa pensare che ci sono davvero dimensioni altre che coesistono con questa che ci sembra la sola realtà.
      Connessioni di cui non sappiamo nulla, ma che si presentano con qualche barlume di intuito quando le emozioni ci scuotono.
      Tu, vedi, mi offri una visione di me che mi aiuta a riconoscere il mio aspetto migliore.
      So che di non essere sempre positiva, so di tanti errori commessi e tante circostanze in cui non ho saputo discernere il bene dal male, e sentirmi dire che tutto sommato vale la pena essere e comunicare ciò che sono, è un dono immenso, che solo una grande anima riesce a dare.
      Grazie infinite, con tutto l’amore che posso.
      cri

      La bellissima poesia cantata di Jovanotti è una delizia.
      A mia volta ti offro questa:

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  8. domenica luise ha detto:

    Volevo aggiungere soltanto una cosa, Cristina: non sanno quello che fanno. Non sono consapevoli, al tuo posto perdonerei senza capire.

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  9. Ho letto con grande interesse questo post consigliato dalla mia cara amica cristina Polli…
    E’ magnifico, uno schiaffo, una fresca brezza che pian piano diventa un turbinio senza fine.. su un argomento come il dolore sul quale ho appena scritto un brano “il solco dell’anima” dove proprio parlo di irreparabili ferite. Ovviamente forse per la diversa esperienza di vita io vedo in quell’irreparabile ferita un modo per tornare in vita, mentre il lancinante dolore di cui è pregno questo brano è un continuo equilibrio tra cio che c’è e ciò che non c’è… ho visto due modi di vedere il dolore diversi ma ugualmente belli e pieni di significato.. ed è forse questo il più grande dono dell’arte, unire anche ciò che è diverso!

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    • cristina bove ha detto:

      Benvenuto, Davide,
      ieri sera ho dato solo una scorsa al tuo blog, ripromettendomi di tornarci con la dovuta attenzione.
      Il dolore è appannaggio di tutti gli esseri umani, lutti, malattie, abbandoni, ce n’è per tutti. Però esperienze da sopravvissuti sono in pochi a poterle raccontare.
      Nel precipitare da quel balcone, la ragazza mise fine alla sua vita, e non metaforicamente, e a risorgere dal coma fu questa me stessa… in fondo devo la mia rinascita, a quel volo.
      L’arte è stato un dono aggiunto, forse le “presenze” che mi aspettavano in cima a quel pozzo, nello sfolgorio di una luce abbagliante, sono state le mie fate madrine…
      Grazie
      un caro saluto

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  10. fattorina1 ha detto:

    Un volo più intenso di un sogno, un volo verso la pace. Nulla spinge verso quel volo se non la stanchezza , una nausea alla bocca della stomaco che non si sa più respingere. Mi pare di sentire il vociare: ” ma perchè, non le mancava nulla, era pure carina” oppure ” ora che la vita le era passata con le sue gioie e le sue tribolazioni, che andava cercando?”
    A nessuno fosse venuto la risposta ” cercavo me”

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    • cristina bove ha detto:

      cara Narda, è venuta a te la risposta!
      “cercavo me”…
      Credo che ciascuno cerchi il proprio Sé, ed è quando non lo si scorge più che ci si ritrae e la vita sembra inutile, a volte troppo dolorosa da affrontare.
      Ma mi ritengo fortunata di poter condividere anche la mia stanchezza.
      Grazie!

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