Si sta

sirena 3 - by criBo

ci sgomenta la forza d’attrazione
dalla luna alla testa
pare, ma non è detto
che sia l’effetto di una giusta
causa
             di noi
              si sa quanto una paglia.
Esserci o meno
viaggiare verso il nulla
sostare appena un poco per tentare
un documento scritto:
              qui
              c’è passato un non so che
               insoluto.
Ci confermiamo per definizioni incomplete
de-finizioni
e nell’impermanenza d’ogni cosa
             la Terra ci matrigna
             il cielo ci coriandola
miseramente nudi senza maschera
dirimpettai d’un condominio d’ombre
sloggiati dalle forme
rimandati al mittente

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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12 risposte a Si sta

  1. robertomeister ha detto:

    Che dire? Il mio sentire… espresso magistralmente.
    Grazie Cri

    Roberto

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  2. domenica luise ha detto:

    “La terra ci matrigna / il cielo ci coriandola”: trovo che sia un’espressione talmente audace per la costruzione, l’uso dei verbi e la sintesi paradossale che vale la pena sostarci un poco sopra: terra matrigna e cielo che ci butta coriandoli in faccia, ci prende in giro, e noi sempre qui “miseramente nudi senza maschera / … rimandati al mittente”.
    Di questo “mittente” non abbiamo idee chiare, ma molte immaginazioni e deduzioni. Razionalmente parlando non ci si arriva e in questa o quella fede bisogna crederci anche quando i suoi rappresentanti fanno schifo. È più facile desistere, si sa, ma non dopo avere cercato e continuando a cercare risposte e “de-finizioni” inaccessibili alla nostra mente così come non possiamo tenere il sole in bottiglia. Tu, nelle tue poesie, esprimi magistralmente questo travaglio umano, che è trampolino di lancio a grandi tuffi.

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    • cristina bove ha detto:

      cara Mimma, forse un po’ leopardiana nel concetto, la terra matrigna…
      ma il cielo riduce noi in coriandoli, proprio noi.
      Qualunque cosa sia questo contenitore di cui siamo frammenti, forse un sole infinito, chissà…
      Grazie di tutti i tuoi appropriati commenti, e di comprendere ogni senso recondito di quanto vado scrivendo.
      ciao

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  3. Mia cara, potrebbe essere un manifesto della condizione umana, questo.
    Amaramente bellissimo, ‘esposto’ nella sua nudità (e verità).
    A volte, quando mi chiedono come sto (e la risposta attesa dovrebbe contenere almeno un indicatore di modo), mi trovo senza avverbi: ‘sto’, dico, e tutta la precarietà abita dentro questo verbiciattolo piccolo piccolo.
    Nell’impermenenza, il senso più avvertito è quello di una temporalità a scadenza, che tu hai il dono di distillare in parole. E ogni scheggia conserva la tua umanità.
    Un abbraccio

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    • cristina bove ha detto:

      Zena cara, stare
      anche io ho spesso la sensazione di provvisorietà estrema. mi pare quasi di non riuscire a nominarmi.
      Faccio per scansarmi da me, e invece mi ritrovo ad annaspare nelle mie parole.
      Sarebbe un’amara verità scoprire che tutto quanto la mente dell’uomo abbia saputo creare, sia solo una delle funzioni psicofisiche, magari la più funzionale a sopravvivere e a non estinguere la specie.
      grazie
      un abbraccio

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  4. guido mura ha detto:

    Dimostrazione di come possano essere comprensibili anche utilizzi impropri e sperimentali del linguaggio. Quanti di noi si sentono perennemente matrignati e, soprattutto, coriandolati? Significa che il linguaggio ha ancora margini di elasticità notevoli e può essere esteso senza rischiare di rendere impossibile la comunicazione.

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  5. annamaria49 ha detto:

    Bella l’espressione la Terra ci matrigna, e già perché dalla terra, ossia dagli uomini riceviamo cattiveria, la tipica cattiveria di un genitore imposto dalle circostanze. Il cielo ci coriandola, proprio così: dall’alto, e qui il cielo lo vedo come chi governa le nostre vite, riceviamo solo maleducazione, inettitudine e tanta disonestà. Ma si sta, tu dici, certamente: sopravviviamo a dispetto di chi vorrebbe vederci non più qui.
    Bellissima poesia, le tue riflessioni poetiche sono preziose, cara Cristina.
    un abbraccio
    annamaria

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  6. cristina bove ha detto:

    Sei delicata e gentile nel tuo commentare, Annamaria, e quasi mi dispiace dover puntualizzare che l’azione matrigna la attribuisco proprio al pianeta.
    Così come quella di coriandolarci, cioè ridurci in minimi termini, l’atttribuisco al cielo…
    ma chi scrive, si sa, non sempre riesce a comunicare quanto vorebbe,
    Grazie comunque, cara amica, della tua gradita presenza.
    un abbraccio

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  7. maria d'ambra ha detto:

    A proposito della condizione umana, inevitabile il richiamo a “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, ma più che sulla precarietà ungarettiana punterei sull’impermanenza boviana… il coriandolare e il matrignare si dissolvono anch’essi proprio grazie alla transitorietà, una volta capito questo potremmo vivere beatamente e l’essere rispediti al mittente sarebbe un ritorno all’unità, la ricomposizione di una scomposizione necessaria per provare ad incarnarsi, il ripristino del “tutto”… quale migliore salvezza del superamento dell’illusione di sé?
    eppure… eppure…
    baci

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    • cristina bove ha detto:

      impermanenza boviana… hahahaha
      in effetti mi sento talmente provvisoria!
      ma credo che in fondo ciascuno essere umano si senta intrappolato in questa condizione che non sa bene cosa sia, nella quale si è ritrovato nudo e indifeso e tale se ne andrà.
      le forme materiali hanno il loro percorso lineare, transitano, ma il pensiero, questo mistero che siamo oltre le apparenze formali, che cosa è mai?
      o forse sta lì proprio per essere superato?…
      eppure… eppure…
      baci 🙂

      Mi piace

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