Alberi Maestri

sculturina in radica by criBo

La forma si delineava alla pressione
della sgorbia
_più che la forza delle mani, il cuore, la scolpiva_
nella veranda illuminata c’era
una dilazione temporale, un’isola staccata dalle coste
ed approdata tra colline brune
in un giardino transito di volpi

era il pensiero a scansionare strati
da cortecce staccate della quercia
nascevano figure
_un volto inciso e per capelli il muschio_
oppure la radice che già in sé
conteneva la madre ed il bambino
bastò togliere un poco di superfluo

spesso si stampigliava prima l’orma
e poi nasceva il piede
la curva docile di un seno

concentriche le fughe al taglio della lama
che liberava un fianco, un volto
un ricciolo spuntato dentro un nodo

ero adusa ad aggiungere e plasmare
_la creta era paziente, la rivestivo con facilità_
dal legno invece appresi a denudare
a eliminare tutto ciò ch’è vano
e ricavare solo l’essenziale

                

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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17 risposte a Alberi Maestri

  1. lallaerre ha detto:

    ero adusa ad aggiungere e plasmare
    _la creta era paziente, la rivestivo con facilità_
    dal legno invece appresi a denudare
    a eliminare tutto ciò ch’è vano
    e ricavare solo l’essenziale.

    plasmare/creare la propria realtà, ma anche un’arte “per via di togliere” che arriva al nucleo più autentico e ha il dono di “vederlo” e di “dirlo”.

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    • cristina bove ha detto:

      per me sono autentiche entrambe le modalità, in qualche maniera le paragono alle proprietà della particella, che può essere onda o corpuscolo, secondo la scelta di chi osserva.
      c’è bellezza nei ghirigori infiniti dei frattali come nell’essenzialità di un fotone.
      a me capita di sentirmi, a volte, stratificata in una molteplicità che a stento riesco a contenere, a volte di sentirmi poco più di un punto.

      credo che siano due aspetti affascinanti, seppure limitati, della nostra mente che tenta di conoscersi nel suo mistero.

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  2. lallaerre ha detto:

    i due modi della mente (e dell’arte): “per via di porre” e “per via di levare”

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  3. ludmillarte ha detto:

    eeeh, mi piace anche questa! 🙂 come la forma che si delinea più che dalla forza delle mani, da quella del cuore, perchè (per me) solo così sarà bella ed emozionante forma in qualsiasi modo si manifesti. buona giornata

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    • cristina bove ha detto:

      è così, Ludmilla, è sempre stato così, a me pareva quasi di non dirigerle le mani, e lo so che può sembrare eccessivo, ma io ero la prima a stupirmi di quello che riuscivo a realizzare.
      tutta la vita ho “fatto” cose, per necessità interiore.
      grazie e buona serata 🙂

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  4. fattorina1 ha detto:

    Ci sembra di vederla questa mite signora che ritrova il mondo e lo ricrea, impastando, aggiungendo, sottraendo e creta, legno, colori, vetri, parlano con la sua voce, hanno tante piccole ali invisibili per trasportarci nei loro mondi, forse un po’ meno lerci.. Ma se volessero specchiare questo? L’artista non ha paura, lo conosce e è una maestra sulle sue vie.
    Ha la fortuna, Cristina, di avere più armi per combattere la tenace e sprezzante crudeltà squadernata al sole.

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    • cristina bove ha detto:

      infatti , Narda, credo che sia imprescindibile dal dualismo della condizione umana sperimentare ora l’uno ora l’altro aspetto della vita.
      da qualche anno, è vero, vivo in un mondo mio, alternando consapevolezza della realtà tangibile della materia, a stati di coscienza che mi trasportano altrove.
      sgorbie, pennelli, colori, parole, suoni, sono le risorse quotidiane che mi permettono ancora di mediare e restare qui.
      e sono grata a tutto ciò che mi tiene lontana, il più possibile, dalla “tenace e sprezzante crudeltà squadernata al sole”…
      grazie di cuore.

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  5. ninaesposition ha detto:

    C’è un incedere del ritmo e un’armonia in questi versi che ricorda il suono degli archi dei quartetti: due violini, una viola e un violoncello.
    Togliere invece che aggiungere, il massimo del senso e il minimo delle parole necessarie a esprimerlo; eppure è vero anche il contrario: aggiungere e riempire i vuoti che inevitabilmente incontriamo nel quotidiano (i due violini);
    nella veranda illuminata la dilatazione temporale ci fa procedere per illuminazioni e sbalzi fondendo e confondendo le mille “se” nell’esperienza del tutto (la viola);
    si raggiunge l’identità con un processo a ritroso, con la spoliazione di quanto gli altri hanno messo su di noi e si arriva a noi stessi sommando le esperienze che ci hanno fatto sentire il respiro della vita (il violoncello)
    Il tutto nella musicalità del Tempo, nell’impossibilità di demarcare la linea di confine tra passato e futuro…
    MA – GNI – FI – CA !!!

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    • cristina bove ha detto:

      non a caso, cara Nina, hai menzionato gli strumentia ad arco, che però sono ricavati dal legno…
      togliere e mettere, non sono forse le funzioni del respiro?… del vuoto e del pieno, del battere e levare della musica, del saperci esistenti in quanto consapevoli della non esistenza.
      è molto bello il paragone con gli strumenti, mi sembra quasi che tu sia stata, in quella veranda.
      e anche il processo a ritroso mi ha dato modo di riflettere: non è vero che nasciamo nudi, in quanto ci ricopre il corpo che crescerà e si trasformerà con noi, e il difficile è proprio come dici, la spoliazione dai condizionamenti per arrivare consapevoli al nucleo di ciò che siamo, in un eterno presente.
      grazie!

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  6. aitanblog ha detto:

    M’è venuto da pensare alle Pietà…

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  7. aitanblog ha detto:

    (Che ne è di Maat?)

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