Scrivere o non scrivere

bluewoman-by-cribo

Forse tutti noi che scegliamo di comunicare attraverso blog, social network, ecc., tentiamo di conformarci a un mondo di amicizie ondivaghe, alcune gratificanti, altre meno, e in qualche caso ci troviamo in difficoltà a comprenderne schieramenti occulti e discontinui.
A volte si vorrebbe fuggire, chiudere questa finestra sul mondo. Per poi scoprire che rinunciare equivarrebbe quasi a un autoesilio.
Il web offre possibilità di conoscenze impensate, rende la comunicazione immediata e universale. Si vorrebbe restare in contatto con tutti e ci si rende conto che non è possibile. Che la vita conduce dove vuole e non sempre si può stare alla finestra.
E continuiamo a scrivere di tutto ma forse, ancora forse, ciascuno vorrebbe dire solamente: guardami, esisto.
Lapalissiano e banale, dirà qualcuno. Sì, lo è. Come la vita. Come nascere, crescere, apprendere, amare, invecchiare, morire. E cosa mai davvero ci è appartenuto? La Storia? la Bellezza? l’Armonia? la Grandezza? la Scienza? la Famiglia?
Nulla, nulla ci appartiene, la nostra nudità è assoluta, e abbiamo freddo, sempre, anche nel caldo più torrido, perché l’unico vestito di cui avremmo bisogno è un vero abbraccio.
L’amore potrebbe tesserlo, l’amore disinteressato, ma chi ne è davvero capace?

Ed è per questo che io scrivo, perché, malgrado tutto, sono convinta che la parola conduca oltre noi stessi, e che la poesia appartenga a dimensioni imperscrutabili dell’essere.
Scrivo per tentare di conoscermi attraverso ciò che scrivo, perché sono la prima ad esserne sorpresa.

cb

                   

                        

Di seguito il commento molto interessante di Luciana Riommi, che ringrazio per aver reso ancora più comprensibile il mio dire, e perché credo che possa essere illuminante anche per gli amici lettori.

Cristina cara, questa tua pagina di oggi e la poesia di ieri  mi comunicano dolore. Ma nella mia lunga vicenda personale e professionale ho imparato che il dolore, per chi non lo nega in primo luogo a se stesso, per chi non lo sfugge fobicamente come fosse un nemico inaccettabile, oltre che essere un elemento ineliminabile dell’esistenza è un’occasione (forse l’unica) di riflessione e per alcuni (questa non è retorica né tentativo di consolazione) un’opportunità di accesso a quella dimensione imperscrutabile che ci abita e in cui hanno casa tutte le nostre possibilità creative, la nostra capacità di “guardare con gli occhi azzurri”, come ti ho detto una volta, guardare in trasparenza dietro la banalità e la lettera delle cose, che non ci basterebbero per vivere. Per vivere realmente da essere umani. Per conoscere e per conoscersi. E’ vero quello che dici: la parola conduce oltre noi stessi, come qualunque forma di espressione che non si limiti a “fotografare” la percezione illusoriamente oggettiva dell’immediato, o l’assoluta certezza di una percezione soggettiva sentita e imposta come criterio di verità. La parola è mediazione, tra sé e l’Altro, in tutti i sensi in cui possiamo intendere il nostro sé e l’altro, dentro e fuori di noi. Dunque anche comunicazione e relazione, ma hanno bisogno dell’amore per realizzarsi : amore disinteressato, dici giustamente, che è ascolto, accoglimento, riconoscimento, confronto (nel senso di poter stare l’uno a fronte dell’altro nel rispetto delle differenze): è solo questo che produce il calore di un vero abbraccio, non il fuoco della passione. Ma questo cara Cristina è il vero problema dei rapporti umani: il cosiddetto “amore” è troppo spesso contaminato da bisogni personali non metabolizzati da un “io” troppo piccolo per poter veramente “abbracciare” l’alterità, se non in risposta alle proprie necessità, spesso del tutto inconsce, e per questo caratterizzate dalla stessa obbligatorietà incontrollabile di un istinto, che nel perseguire il suo scopo passa sopra a ogni cosa.

Da circa due anni mi sono affacciata (un po’ titubante e sospettosa) sul web, ma devo dire che nel mondo “virtuale” non ho trovato nulla di diverso, quanto alle relazioni tra esseri umani, rispetto a quello che vedo nel mondo cosiddetto “reale”:  non si può essere in contatto con tutti, non si può stabilire con tutti quella sintonia che sentiamo solo con alcune persone (quelle che ben presto cessano di essere “avatar” e diventano presenze reali nella nostra vita) e soprattutto non si può partecipare a quello sconcertante balletto di “schieramenti occulti e discontinui”, in un ambito come quello (letterario) che frequentiamo, dove ci aspetteremmo assenza di quelle dinamiche di potere, rivalità, invidia, che caratterizzano, purtroppo (per loro!), la nostra vita ordinaria, non si può infine accettare una sorta di “gara” per stabilire non solo chi è più bravo, ma addirittura chi è poeta e chi no.  E senza nessuna attitudine reale all’ascolto, senza nessun sano atteggiamento di critica (costruttiva) quando se ne senta l’opportunità e la si proponga con un gesto di amicizia.

Sinceramente sono rimasta molto colpita dall’acrimonia e dalla frequenza con cui si parla (dis-traendo da cose più utili un sacco di energia) dei cosiddetti “poeti della domenica”, quasi fossero un pericolo:  ma a volte metterli in ridicolo, sottolinearne il dis-valore sembra servire semplicemente a magnificare il proprio valore, che nella realtà di oggi ha scarse probabilità di essere sancito dal successo in concorsi letterari o prestigiose pubblicazioni. Ho avuto anche l’occasione di assistere, profondamente disgustata, a un vero e proprio attacco (che considero “criminale” e imperdonabile) del tutto gratuito, volgare, violento e rabbioso contro la persona che era stata scelta come bersaglio, e che, tra l’altro, non solo a mio parere non era affatto un “poeta della domenica”. A volte, invece, il narcisismo patologico segue, nella sua ricerca di consenso, le vie della seduzione… e purtroppo fa presa, con esiti talora devastanti, su anime troppo sguarnite e ingenue. Una vecchia storia.

Scrivere o non scrivere…? sì, Cristina, continuare a scrivere e a dare parola a quello che altrimenti soffrirebbe il suo stesso silenzio… questa è poesia, questa è “therapeia”: mettersi al servizio dell’invisibile e dargli visibilità.

Proporsi o non proporsi in questa strana “casa” piena di finestre…? sì, Cristina, perché anche qui capita di affacciarsi e incontrare uno sguardo libero da finzioni o comunque disposto a incrociare il nostro, a entrare in dialogo e a farne motivo di scambio e di reciproco arricchimento personale, sul piano intellettuale e su quello affettivo.

Inutile dirti che sono felice di averti incontrata e conosciuta.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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47 risposte a Scrivere o non scrivere

  1. lucypestifera ha detto:

    c’è chi non mi perdona di avere un blog e interpreta tutto come esibizionismo. non sa che può essere vita: anche se la vita è altrove.
    cara cristina, senza blog t’avrei conosciuto? ciò basti.
    buona settimana!

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  2. margaret collina ha detto:

    Splendide e verissime considerazioni

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  3. Liliana Zinetti ha detto:

    Guardami, esisto.
    Sì.
    La rete è “stare alla finestra”, ma c’è chi ha solo quella finestra e questa cosa è triste, è dis/umana. Nella vita reale mettiamo maschere per non ferirci e perdiamo il nostro volto. Non possiamo esporlo, è così indifeso.

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    • cristina bove ha detto:

      Liliana, sarà anche triste per chi ha solo quella finestra, ma è sicuramente meglio di niente.
      e poi anche alla finestra si possono indossare maschere, e sono in tanti a farlo, basta vedere quanti nickname girano in rete…
      io credo che bastino al massimo un paio di occhiali da sole.
      ciao

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  4. tramedipensieri ha detto:

    Nulla, nulla ci appartiene, la nostra nudità è assoluta.
    Condivido il tutto…

    Buona giornata
    .marta

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  5. carmen ha detto:

    C’è da scegliere? allora preferisco “scrivere”… cioeè…”che tu scriva”!
    Anch’io non ti avrei mai conosciuto senza web, e sarei molto più povera!
    bbcar

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  6. annamaria49 ha detto:

    Buongiorno, cara Cristina, io, se non ci fosse stato questo spazio, non avrei saputo nulla di te, non avrei assaporato le tue meravigliose poesie, non avrei letto i tuoi racconti e le tue considerazioni autentiche, profonde e libere da schemi, questa è la tua anima ed è ciò che apprezzo di più. E’ un momento strano: quella condivisione continua, quella partecipazione si sta perdendo, ma non importa continuiamo ad alimentare questo spazio affinché anime belle come la tua illuminino la giornata.
    Buon tutto, un abbraccio.
    annamaria

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    • cristina bove ha detto:

      buongiorno, Annamaria,
      gli incontri fortunati sono quelli che ci fanno sentire a nostro agio, che non rivendicano attenzione e quando possibile la porgono, tu sei una di quelle persone gentili che sono lieta di aver incontrato nel mondo blog.
      buon tutto e un abbraccio anche a te

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  7. Antonio ha detto:

    Mi sono interrogato spesso sulle ragioni dello scrivere in rete e mi è impossibile parlarne estesamente e meno che mai posso soffermarmi sullo scrivere in generale. Indubbiamente la rete è una finestra sul mondo ma da quella finestra possono salire miasmi maleodoranti o profumo di fiori. La metafofa che più le si addice non è certo la biblioteca selezionata ma una discarica dove sono disseminati libri preziosi, sta a noi cercarli. Da parte mia sono entrato in rete perché cercavo una “tavola rotonda” intorno alla quale sedermi e discutere, con confronti ricchi di argomenti ed esperienze, con numerosi scambi e non con il commento lasciato giusto per dire che passavo di qua e nessun reale confronto. Ben venga il commento di saluto ma quanto è più bello il commento che ti porge un pezzo di esperienza? E’ bello vedere che dopo la tua risposta, che hai scritto perché sentivi l’impegno morale di scrivere, chi ha commentato è tornato e magari aggiunge altro e così via in un dialogo. A parte rarissime e preziosissime eccezioni questo mio intento è stato finora fallimentare. In rete al massimo si scrive il post, si riceve un commento, si risponde e tutto finisce lì, i post della settimana scorsa sono già vecchi e nessuno li vede più. Ma forse non è così fallimentare il mio intento, forse in rete non si può andare oltre quelle rarissime e preziosissime eccezioni che rendono la scrittura in questo posto assurdo qualcosa di degno. Un saluto.

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    • cristina bove ha detto:

      Certo non possiamo trattare in maniera esaustiva questo argomento che sta impegnando sociologi, filosofi, letterati, ecc…
      Possiamo però trarre le nostre personali deduzioni, come hai fatto tu, evidenziando il meglio e il peggio dell’interazione virtuale.
      Secondo me è alquanto difficile rapportarsi a ciascuno dei visitatori dei nostri rispettivi blog, con l’assiduità che tutti ci si aspetta.
      C’è anche da tener presente che è per la prima volta nella storia dell’umanità che si verifica questo ampliamento di conoscenza, tanto ramificato e trasmissibile, che ci troviamo noi stessi spaesati: veniamo a contatto con tante altre menti, molte di più del normale conoscersi “reale”. Ne siamo arricchiti certamente, ma anche un po’ sgomenti, come se la cosa sfuggisse al nostro controllo.
      Nondimeno, io trovo che sia un mezzo entusiasmante, se ci si accontenta, e se si prende il meglio.
      grazie
      un caro saluto

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      • Antonio ha detto:

        Aggiungerei al tuo elenco di soggetti che si occupano del tema anche biologi ed etologi. Questo articolo affronta il tema da una prospettiva preoccupante ma solleva elementi che possono essere presenti in chiunque si avvicini a questo mezzo, ovvero la distanza, fisica ed emotiva dall’altro. Hai ragione quando dici che questo mezzo è ancora nuovo, che ci mette di fronte ad una numerosità di relazioni mai sperimentata prima e che non ci si può rapportare con ciascuno con l’intensità che tutti ci si aspetta, ma la domanda è se in questi elementi non si privilegino la quantità alla qualità dei rapporti. Non parlo del singolo ma di un fenomeno sociale. Trovo che questi mezzi, e qui mi riferisco soprattutto ai social network e in particolare ai blog, non siano una forma di comunicazione così come la intendiamo nella quotidianità (dialogo, colloquio, confronto) ma una comunicazione che mette in comune delle cose, delle esperienze, che possono andare dal più semplice e banale “adesso sto prendendo il caffè” alle vertiginose emozioni della tua poesia, ma come dici tu nel post, ognuno a suo modo dice “esisto”, come diceva quella splendida poesia di Dolci. Ma il problema, forse il mio problema, è tutto qui, confondere una comunicazione che “mette in comune” con una comunicazione che vuole confrontarsi per conoscersi, conoscere l’altro per conoscere meglio sè stessi. “Per conoscere e per conoscersi” come dice Luciana nel bel post scriptum del tuo post.
        Un abbraccio e grazie a te
        Antonio

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        • cristina bove ha detto:

          evidente, Antonio, qui manca la componente fisica, il linguaggio degli occhi, gli aspetti posturali.
          è per questo che sono convinta che siamo concettualmente portati a offrire il nostro aspetto migliore.
          è dialogo tra anime, non inteso in senso religioso, ma di quid, di essenza.
          Cercare in questi contesti altro dallo scambio intellettuale-spirituale, significa spesso cadere nelle trappole del pressappochismo, o dell’impoverimento del dialogo.
          Dialogo che non si può stabilire con tutti, e nemmeno può essere continuo, perché siamo attratti da altre menti, altri stupori esistenziali.
          forse bisognerà imparare a non avere aspettative, e a interagire liberamente con chi ci ispira al momento.
          e chissà, questo tipo di scambio, magari ci farà assimilare meglio la temporaneità dell’esistenza.

          ps- mi indicheresti il link di quel tuo pezzo che avrei voluto mettere su fb?
          grazie

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  8. marzia ha detto:

    L’ha ribloggato su Alchimie e ha commentato:
    Non sono una frequentatrice assidua del blog di Cristina, ma desidero evidenziare il suo post perchè, unitamente al commento di Luciana, lo ritengo degno di nota.

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  9. rossana ha detto:

    Cara Cristina, cara Cristina, cara Cristina…
    Trovarsi, in rete, ha di per sé del “miracoloso”, se ci pensi.
    Questo trovarsi, quindi, è segno di un “cercarsi” dove il mezzo assume ruolo di mediatore non casuale.
    Le tue parole muovono spesso qualcosa di profondo in me, qualcosa di cui ho bisogno e finisce spesso sepolto dall’incessante rumore della macchina quotidiana.
    C’è di tutto, in rete, come nella vita reale.
    Eppure scartiamo abilmente ciò che non fa per noi, ciò che non ha niente da dirci o ciò che non vogliamo nemmeno sentire.
    Non sono qui per caso e tu non sei qui per caso: cerco le tue parole perché ne ho bisogno. Tutto qui.
    E come troverei queste parole se tu non sentissi l’urgenza interiore di scriverle rendendole a me visibili?
    Come nela vita reale c’é chi vede nel mezzo un tramite verso la realizzazione delle proprie egoiche ambizioni: che male c’é? Tanto non dura la notorietà se non ha nulla di profondo e autentico da dire.
    A volte, anche qui, in questo luogo dove le parole sono così tante da diventare soffocanti, si cercano pagine dove la poesia riesce a far parlare il silenzio di fondo.
    Ecco, tu dai voce a quel silenzio di fondo senza il quale per me questo luogo diverrebbe insostenibile.
    Per questo mi sei cara, cara carissima Cristina…

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    • cristina bove ha detto:

      carissima Ross, quando tu appari qui so già che l’argomento ti ha particolarmente toccata.
      per me è una delle tante piccole felicità che devo a questo mezzo affascinante.
      quando avrei mai potuto avere uno scambio con te, se non ci fosse?
      è vero, io sento l’urgenza interiore di far emergere quell’invisibile che appartiene a tutti e che, come tu hai scritto, spesso travolti dalla quotidianità, tendiamo a dimenticare.
      dicevo ad Antonio, che sta a noi scegliere, perché ogni cosa di questa nostra vita può essere lama per tagliare pane o per uccidere.
      io amo le anime gentili, a loro mi rivolgo, sono stanca, dopo aver tanto vissuto, di logoramenti e invidie, di corse all’arrembaggio di chi sa che.
      e pensa, malgrado tutto ciò che mi ha gratificato, come pubblicazioni e riconoscimenti, io so che non è per questo che scrivo, ma perché il mio pensiero abbia un riflesso in ogni altro pensiero, che si crei un incontro che accomuni su piani diversi da quelli che ci opprimono giornalmente… e credo che sia questo, come dice bene Luciana, ritrovarsi uno in mille, uno spirito non più solo ma in comunione con gli spiriti affini, cercando insieme l’armonia del mondo.
      grazie
      ti abbraccio forte forte.
      cri

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  10. ludmillarte ha detto:

    lo penso, l’ho scritto e lo sottoscrivo, quale personalissimo parere, che la spinta d’amore fuori di sè è comunque sempre per amore di sè, perchè origina da un proprio bisogno interiore. scrivere è per alcuni una necessità che diventa più completo se qualcuno legge, interpreta, condivide, critica, arricchisce…si ricevono carezze (di cui tutti abbiamo bisogno volenti o nolenti, in misura maggiore o minore) più o meno veritiere, ma è certo che qualcosa di vero in qualcuno c’è, come la stima e/o l’affetto.
    se è vero che il nickname nasconde l’identità della persona è anche vero che le permette, credo, di esprimersi con maggiore libertà e forse di lasciarsi andare ad una più profonda intimità. capisco anche che non è difficoltà di tutti.
    quando mi sento cullata tra le parole, emozionata, torno a rileggere più su, più giù e tutto daccapo e ogni volta vibra di più e cerco significati tra le metafore e mi esalto nella musicalità e nella sinfonia d’immagini, ho trovato un poesia e con essa un poeta. Lo sono per me, non mi interessa se siano riconosciuti da insigni letterati o critici. credo che già da tempo sia un campo piuttosto ‘strano’ pure quello. anzichè essere pagati per il proprio valore (ammesso che ci sia), devono pagare loro per essere pubblicati e pubblicizzati. un meccanismo direi discriminatorio, senza contare che c’è anche chi potrebbe pagare ma rifiuta questo sistema. sarà l’epoca degli artisti non riconosciuti o quella dei finti artisti.
    il blog per me è un modo diverso per stare in compagnia; mi ha meravigliata per quante persone scrivano cose belle seppur magari tristi o difficili. talvolta capitano anche fraintendimenti, persone assolutamente indifferenti e alcune presenze discontinue sì, forse dovute ai vari impegni. penso però che chi è davvero interessato, rimanga.
    ti abbraccio

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    • cristina bove ha detto:

      Condivido, l’amore per gli altri è ancora amore per sé stessi, si è gratificati nell’amare. Se ci si rispetta e ci si stima, ciò si riflette nella considerazione che abbiamo degli altri.
      Capita anche a me di leggere ed emozionarmi per cose scritte da autori sconosciuti, e di restare stupita, talvolta, di fronte alle banalità scritte da famosi letterati.
      Condivido il tuo pensiero sulla “stranezza” di questi tempi, sul proliferare di stamperie travestite da case editrici. Ma se da una parte c’è un appiattimento dei valori artistici, da un’altra si assiste a una maggiore diffusione degli stessi.
      Forse un giorno sarà superato ogni confine, ci saranno molti poeti e moltissimi leggeranno poesia, e questo vorrà dire che la cultura del bello sarà appannaggio di tutti, e che saranno state risolte le disparità inique delle caste sociali.
      Tornando qui tra noi, dalle nostre finestre aperte ci affacciamo per osservare panorami sorprendenti, accogliere altre menti e condividerne il pensiero, anche animare discussioni, se occorre, e questo io lo trovo davvero meraviglioso e irrinunciabile.
      Stiamo alla finestra di una casa che scorre con la strada, il panorama muta di continuo, e anche i viaggiatori… ma, come in ogni vaggio, qualcosa ci arricchisce, qualcosa ci abbandona.
      E qualcuno ci affianca…

      ti abbraccio anch’io

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  11. damianofina ha detto:

    è interessante la riflessione su cosa ci facciamo qui, quante cose si accavallano, si fatica a cogliere i confini, poi arrivano dei momenti che paiono improvvisamente limpidi, ci stendiamo dentro, sorridendo prima di ri-sporcare le acque_l’intermittenza è la garanzia della prossima risata

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  12. Sono iscritta da poco al tuo blog, di cui ricevo le notifiche per ogni tua pubblicazione.
    Ti “rubo” immagini, poesie che pubblico su FB, tutto riportante il tuo nome. Condividerò questa tua bellissima nota, arricchita dagli interessanti commenti, che induce alla riflessione sulla nostra presenza e la continua ricerca di quell’abbraccio, interiore soprattutto, di cui tu parli.

    ” Nulla, nulla ci appartiene, la nostra nudità è assoluta, e abbiamo freddo, sempre, anche nel caldo più torrido, perché l’unico vestito di cui avremmo bisogno è un vero abbraccio”.

    Spero che tu possa sentire il mio.
    Giorgia

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    • cristina bove ha detto:

      Simpatica confessione di furto premeditato!… 🙂
      Intanto sei la benvenuta tra gli amici di questo blog.
      Prendi pure qualcosa che ti piace, almeno tu me ne attribuisci la maternità, c’è chi se ne appropria senza citarne la fonte, e questo davvero non lo capisco.
      “la continua ricerca di quell’abbraccio” è il movente di tutti, talvolta mascherato da sussiegosi contegni di superiorità. Ma chi ha vissuto comprende e sorride, perché sa bene da quale motivazione nascono.

      ricambio il tuo abbraccio

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  13. massimobotturi ha detto:

    hai saputo esprimere perfettamente quelle pulsioni magnifiche, e per certi versi misteriose, che animano gran parte di noi, voglio sperare,

    un abbraccio

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  14. gelsobianco ha detto:

    “Scrivo per tentare di conoscermi attraverso ciò che scrivo, perché sono la prima ad esserne sorpresa.”
    Ed è così!
    Si scrive soprattutto per cercare di conoscere noi stessi, in tutte le nostre molteplici sfaccettature, e… stupirci.
    Stupirci sempre.

    “sì, Cristina, perché anche qui capita di affacciarsi e incontrare uno sguardo libero da finzioni o comunque disposto a incrociare il nostro, a entrare in dialogo e…”
    Sì, Cri.
    Io mi sono accostata a te subito con lo sguardo “chiaro” ed ho sentiro la trasparenza del tuo!
    Tu mi hai insegnato: “guarda il lato buono di ognuno!”
    Io mi sforzo di farlo.
    Tu mi stai arricchendo, Cri, con tutta te stessa.
    Emotivamente. Intellettualmente.

    Tu sai che io ho colto il tuo dolore con la poesia di ieri e con queste tue parole di oggi.

    Tu, Cri, sei “imbattibile” perchè sai di essere semplicemente un essere umano che vuole vestirsi solo di “un vero abbraccio”, perchè sei conscia che la poesia “appartenga a dimensioni imperscrutabili dell’essere.”

    Vorrei scrivere molto di più, Cri.
    Non sono in forma ora. Sono molto stanca. Scusami.
    Ci sono spunti molti validi, in tanti altri commenti, a cui mi piacerebbe dare seguito.

    Concordo con il più profondo significato delle belle parole tue e di Luciana Riommi. Vi sorrido.

    Il tuo dire, Cri, era esaustivo.:-)
    Credimi!

    Ti abbraccio, cara, cara Cri
    gb

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  15. cristina bove ha detto:

    Apparteniamo tutti a quella dimensione imperscrutabile, a volte ne intuiamo qualche guizzo luminoso, e forse è quel raggio che ci trasporta nelle dimensioni altre, che ci fa intuire anche là dove non possiamo discernere.
    Nello scambio che avviene sui blog si avverte l’ansia del comunicare, ci si intenerisce quasi a constatare in quante forme ci si esprime, e tutte recano quella voce di richiamo. Che siano colori, linee, forme, parole, suoni, tutto qui diventa mezzo di trasporto: verso l’altro, verso una possibile speranza di com-prensione.
    Chiusi nella nostra carne, limitati dai nostri condizionamenti, abbiamo trovato un modo per sentirci meno soli.
    Grazie delle tua stima e del tuo affetto, del tutto ricambiati.

    Un grande abbraccio, cara gb

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  16. fernirosso ha detto:

    a quanto pare ci muoviamo quasi sugli stessi passi, di orma in or-me facciamo insieme un bel catalogo d’impronte dove le domande sono anche risposte o meglio riposte in quel sentire sempre profondamente personale perché unico capace di mettersi a disposizione di chi sente uguale, umanamente parlando, toccando con mano ciò che fa male e sottolineando che anche la distanza non è micidiale se dall’altro capo di un filo c’è quella disposizione ad essere pari, diversissimi e disponibili.Ecco questo il bello e il buono di internet in cui non manca la caccia grossa e il cacciatore di taglie, il secondino di una galera di ergostalani a vita dentro una minuscola gabbietta che da soli si sono costruita e guai chi gliela tocca…è d’oro e di cacca… Scherzi a parte, e speriamo abbiano buona parte, perché bene fa il riso quando non è amaro, siamo qui, nella rete, tanto quanto lo siamo nella vita e sono grata se ho trovato persone con cui sto in questa graticola che friccica bellezza amarezza tristezza senza dimenticare nemmeno una goccia di quanto è polpa della nostra nuda umanità, non ancora perduta. ferni

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    • cristina bove ha detto:

      facciamo gli stessi passi, la strada la scegliemmo forse insieme.
      ed è per questo che quel filo ci tiene collegati.
      se dovessimo starcene nel buio del nostro corpo, senza poter esternare di noi lacrime o risa, se gli occhi si chiudessero col clic, saremmo tutti addormentati, fatti di vita, anzi strafatti, e condannati a crederci lontani.
      un ponte tra di noi: la poesia.
      ciao e grazie, cara Ferni.
      cri

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  17. Bianca Bi ha detto:

    non so esprimermi in merito…so che quand’anche chiudessi il blog continuerei a scrivere sulle mura dei palazzi.
    voglio sottolineare però che un testo poetico è anche un dono all’Altro.
    allora si esiste anche come doni. L’ “io esisto” può essere affermato in molti modi.
    Se ci pensi, Cristina, a nessuno importa leggere “l’io esisto” di un altro (sarebbe così fasullo!) a meno che questo altro non scriva ciò che non conosce del proprio cuore dando a noi la possibilità di leggere ciò che non conosciamo del nostro..

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  18. cristina bove ha detto:

    ringrazio di cuore tutti i “mi piace” 🙂

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  19. aitanblog ha detto:

    Intanto, ti abbraccio.

    Liked by 1 persona

  20. falconieredelbosco ha detto:

    basta dire che sei sempre presente nei miei pensieri e quanto devo alla rete per averti conosciuta. un grande abbraccio.

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