Non più mi vesto a fiori

sovrapposizioni cromatiche - by criBo

da quel giorno che morii lontano
in prati brulli
e ancora adesso che mi sfoglio d’argento
fa lo stesso
che mi diriga al faro
o mi dipinga il viso di tramonto

quanti si va con abiti molesti
angoli ripiegati e sottogonne d’archi
intere orchestre e musicisti al giogo
ed è un alloggio che non si ripara
il golfo mistico

potrei segnare tutte le distanze
mappare consuetudini
l’arrabattarsi a starsene nascosti
nulla comproverebbe
se non che tutti gli abiti _di notte_
avvolgono di nero

non si può dare torto a chi scompiglia
il tempo e gli orologi
a chi s’appiglia a un tocco di colore
che forse più d’un cielo ne distoglie
dalla cattiva sorte
e l’abito di scena ormai inservibile
va scomparendo insieme ai suonatori

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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24 risposte a Non più mi vesto a fiori

  1. tramedipensieri ha detto:

    Mi associo a Carmen nell’offrirti in dono questi splendidi fiori quale risposta ai tuoi pensieri…

    un abbraccio
    .marta

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  2. lallaerre ha detto:

    forse non ci vestiamo più a fiori, eppure i fiori continuano a offrirsi e a offrire la loro bellezza. Non so se è “mistico” il mio rapporto con loro, ma ogni anno, quando mi rifioriscono in vaso i ciclamini di bosco, come in questi giorni, io mi commuovo. Anche se, come te, so che “tutti gli abiti _di notte_ avvolgono di nero”.
    Ciao Cristina cara

    (non riesco a sentire l’audio di Bach… ma la sonata 1033 la conosco benissimo!)

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    • cristina bove ha detto:

      ciao, lu, ho usato “golfo mistico” come luogo dell’orchestra, non solo, anche di quella mia personale, e di tutti.
      i tuoi ciclamini ti amano.

      Per ascoltare il video devi far scorrere la linea del volume, accanto alla crocetta. a sinistra, dove sta il simbolino dell’altoparlante.
      non so come è successo, ma non riesco a capire come fare per elminare l’inconveniente.

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  3. fattorina ha detto:

    La mestizia che traspare in questa poesia mi addolora, pur conoscendola, ma la notte può rifulgere un poco con una pennellata di colore, con un sogno, con una visione di luce.
    Narda

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  4. bortocal ha detto:

    sempre superbe le tue poesie.

    e che fertilità.

    mi spiace non riuscire a dire di più, ma i bei versi si ascoltano, si sentono e nessuno parla mentre suona la musica.

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  5. ninaesposition ha detto:

    Eppure non riesco a vedere che serenità e bellezza… c’è una tale regalità nell’attrice che accetta di recitare la piece contando sul sipario dell’ultima scena: viso colorato dal tramonto, stretta nell’abito di velluto nero chiffon, forse un po’ liso ma ancora così elegante, s’avvolge nella notte e in essa si confonde; scaglie d’argento il tempo nevicato sui capelli sfavillano in una nube che si confonde con gli oggetti e come ii coro d’una tragedia greca scompaiono anche i suonatori a passo lento lungo prati ormai brulli accompagnati dalla dolce suonata di Bach… corteo rilassato e tranquillo in direzione alba… per arrivare all’alba non c’è altra via che attraversar la notte!!!
    Leggerti sempre mi arricchisce e migliora il mio sentire!
    Cara la mia Cri!!

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    • cristina bove ha detto:

      hai “visto” tutto, eh, carissima Nina!…
      “per arrivare all’alba non c’è altra via che attraversar la notte!!!”

      già, non possiamo che attraversare il buio, per poter rivedere la luce.

      la nostra recita diventa così un assolo, ma nell’accompagnamento del coro, e per ciascuno il tempo è quello che la parte esige.
      grazie
      un abbraccio

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  6. gelsobianco ha detto:

    C’è mestizia in questi versi, sì.
    C’è anche paura di non riuscire a reggere, una paura così umana.
    C’è però, una tale consapevolezza di ciò che il proprio ruolo, in questa recita, comporta che rende meno amaro tutto, secondo me.
    E la notte più scura può essere resa meno nera da un flash di colore, da un sogno, da queste note di Bach, dal sapere che l’alba segue alla notte.
    La notte buia deve trascorrere per poter raggiungere nuovamente la luce.
    I fiori continuano ad offrsi a noi anche se noi non ci vestiamo più di fiori. Loro ci tendono i loro colori ancora.

    “e ancora adesso che mi sfoglio d’argento
    fa lo stesso
    che mi diriga al faro
    o mi dipinga il viso di tramonto”
    Di fronte a questi versi, io resto in silenzio.

    Poesia grande.

    Cri, cara Cri.

    Ogni nota di questa sonata di Bach dovrebbe suonare sempre per te e per tutti noi.

    Ed il tuo dipinto “sovrapposizioni cromatiche” è perfetto per questi tuoi pensieri.

    gb

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  7. Anna Maria Curci ha detto:

    non musica dimessa,
    melodia consapevole è la tua
    del “chi è di scena”
    che arrotola e s’avvolge

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  8. fernirosso ha detto:

    Punge e pungola il nero accogliendo tutti i colori e le loro frequenze, un’onda composita che fermi ci tiene nell’asse di noi stessi. Un niente che tale si accorge d’essere, nel suo continuo arabattarsi di notte e di giorno, con sogni e con segni che credere lo fanno d’essere grande.Minuscolo, un piccolo rigagnolo dove l’acqua della nascita in altro lo converte e in fortuna di nuovo trascende. Ciao Cristina. f

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  9. frantzisca ha detto:

    Non hai più bisogno di vestirti a fiori…sei oltre, sei tu a fiorire in poesia e illumini la notte con l’argento, così anche le brutture risplendono…e cambiano natura…mi sai
    un bacio

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  10. carla ha detto:

    che buon gusto hai, Cristina…
    mi sono gustata la sonata in C maggiore di Bach godendomi i tuoi versi.
    e lo spirito fluttua…

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  11. carmen ha detto:

    Non ho letto tutti gli altri commenti, ma ci ritorno su questa poesia perché è troppo bella. L’incipit è fantastico: “da quel giorno che morii lontano / in prati brulli”… Ora che ne parli bisogna considerare che morte fu! Visto che ne puoi parlare sarebbe come una “resurrezione” o ri-nascita, e già questa cosa mi affascina. Poi tutto il resto merita di essere scandagliato: Sfogliarsi d’argento, dipingersi il viso di tramonto: belle metafore che indicano il passare del tempo della vita.. per te.. (come per tutti, del resto!)
    E poi… gli abiti molesti (anziché modesti!!!) e l’allegra brigata che s’inebria d’orchestra e musica d’archi (qui faccio una mia sottile interpretazione!) e non s’accorge di stare sotto un giogo (che è uguale per tutti!), e neppure stando nel golfo mistico (!!!) ci si ripara… Un alloggio che non si ripara… anziché un alloggio che non ci ripara.
    E poi le distanze che non esistono perché tutte le notti vestono di nero tutti!
    e non serve nascondersi, si viene smascherati lo stesso e non valgono neppure tutti gli escamotages di cambiare il tempo spostando le lancette degli orologi, e neppure vestirsi con colori vivaci, anche se con questo tocco di colore (anche il vestirsi a fiori servirebbe a questo, perché trasmette allegria…) si potrebbe distogliere qualche cielo dalla cattiva sorte (sempre rovesciando i termini del problema!); insomma alla fine l’abito di scena consumato fa sì che i suonatori se ne vadano dietro le quinte, ritenendolo non più adatto a “figurare” sulla scena.

    Ma sai, Cristina, che una volta ho letto da qualche parte che è possibile cambiare il proprio destino cambiandosi il nome se quello che ci hanno affibbiato alla nascita ci sembra inappropriato: pensa che da ragazza mi chiamavano carmelina e quando sono arrivata a Milano, a 20 anni, la prima volta che mi hanno chiesto “come ti chiami?”, sono rimasta un attimo perplessa e poi ho detto: carmen. E da allora la mia sorte non è stata malvagia, ma non potrò mai verificare se con il primo nome sarebbe stata migliore.
    Ma purtroppo il finale della scena è così monotono! uguale per tutti… Però vorrei che per le persone migliori ci fosse una scena lunghiiiiiiiiiisssssssiiiiiimaaaaaaaaaaaaaaa!
    Ecco, ora sono contenta di esser tornata su questa poesia, anche con quest’augurio finale per te.
    Ciao, ciao, ciao
    Car

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  12. cristina bove ha detto:

    non dovrei più sorprendermi ai tuoi commenti, car, eppure ogni volta non posso fare a meno di “trasalire” nel leggerne i risvolti più accurati, nel sentire la tua partecipazione più profonda…
    tu sai che ogni parola ha un senso, sai dei rovesci di lettere e significati, non ti sfugge quel nesso che si appropria, talvolta quasi a mia insaputa, del linguaggio e lo trasforma. e solo in questo modo si avvicina al mio peniero…
    tu lo scopri sempre, ed è come averti affidato un po’ di me.
    grazie infinite!
    ciao e un grandissimo abbraccio
    cri

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