Nona dimenticanza

botola in cielo - by criBo

C’erano segni strani nella polvere
sembrava una scrittura fatta a mano
_non ne riconoscevo la grafia_
forse chi scrisse già la cancellava

ora la traccio anch’io sulla vetrata
una parola, un’asola di luce
che mi faccia sentire senza peso
nella perseveranza delle cose

e qui sostare _un fremito alle spalle_
un’assolvenza ancora troppo umana
avvince il corpo, mi reclama il f(i)ato
nell’avvicendamento dei confini

intanto s’apre
una botola in cielo

_nessuno sa dove conduce_

 

 

.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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23 risposte a Nona dimenticanza

  1. poetella ha detto:

    la botola in cielo!
    che bellezza!
    (mattiniera anche tu, cri, eh?)

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  2. lallaerre ha detto:

    “Un luogo per sognare”, si intitola il brano musicale: io credo che sia proprio questo il nostro luogo per sognare, per vedere aprirsi quella botola in cielo di cui nessuno sa dove conduce, per poterci sentire senza peso…
    la cosa importante è che non ci si dimentichi mai di sognare e di guardare al mistero che siamo… e tu, Cristina, puntualmente ce lo ricordi.

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    • cristina bove ha detto:

      è così, lu, mi sono soffermata su quel brano proprio per il titolo…
      è molto suggestiva la tua riflessione: “credo che sia proprio questo il nostro luogo per sognare”
      in effetti, è da questo piano terrestre che osserviamo il cielo e i suoi misteri… in attesa di esplorare, forse, oltre la botola.
      grazie

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  3. carmen ha detto:

    Che bella, Cristina! E mi chiedevo come fosse possibile trovare una botola in cielo, ma il quadro è firmato cribo, ed ecco che “tout se tient”!
    Ora devo trovare una scala adatta per salire fin lassù e vedere “dove conduce”. O forse è meglio di no, potrei avere la brutta sorpresa di non ritrovare la scala al suo posto e non poter tornare indietro a raccontare cosa c’è di là. Infatti, di tutti quelli che han provato a fare quella scalata non si è mai più saputo nulla!!!
    Sempre raffinatissima la tua scrittura poetica. E la giornata già comincia bene.
    bonjour, madame!
    car

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    • cristina bove ha detto:

      non avendola trovata in rete, Car, l’ho dovuta creare io stessa questa immagine.
      la tua scala mi ha ricordato quella di Mirò.
      e sai che mi hai offerto il modo di intuirne altri significati? forse il cane sotto la scala è in attesa di un ritorno?…
      dovrò osservarlo meglio.
      merci beaucoup, chère amie

      cri

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  4. ludmillarte ha detto:

    cara Cristina, queste tue parole mi hanno trasmesso la sensazione di avvicinamento ad un qualcosa (chiamiamolo esperienza) che sarà e per il quale, pur essendo ancora legati ai sensi, ci si sente un pochino più pronti?/disposti?/incuriositi?/…? (ma è solo la mia interpretazione che magari ‘storpia’ il tuo significato e ti chiedo scusa). l’espressione “reclama il f(i)ato” nel contesto poetico è molto toccante ed è tra quelle che più mi ha indotta a pensare quanto sopra.
    un affettuoso saluto

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    • cristina bove ha detto:

      forse, ludmilla, forse è anche così.
      il mio vissuto è tale che ogni momento mi sembra essere stato parte di un mistero.
      sarà per questo che non riesco a calarmi totalmente nella cosiddettà realtà, ma sempre intravedo altre possibili dimensioni.
      non certo magiche, ma quantiche…
      ti saluto affettuosamente anch’io

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  5. fattorina1 ha detto:

    Chissà se resterà aperta quella botola nel cielo? E’ un’immagine ricca di significanza nell’ossimoro che crea , credo, senza volerlo. Lo botole portano in alto, se si aprono dal cielo, allora è una chanche offerta, un’ulteriore fatica, una salita, una salita per riconquistare perseveranza e assolvenza, termini che seppur riferiti a diversi fenomeni, appartengono entrambi all’esperienza umana.Gran bella poesia.
    Narda

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    • cristina bove ha detto:

      io l’mmagino sempre aperta, a volte però invisibile, coperta dalle nuvole, metafora dei travagli della vita.
      apertura che invita a scalare, ad ascendere adaltri piani dimensionali, e a non affidarci soltanto ai nostri sensi di percezione fisica.
      il pensiero è il vero mistero della nostra aggregazione cellulare, il pensiero che ci trasporta oltre le stelle, forse nostra vera dimora.
      grazie
      cri

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  6. massimobotturi ha detto:

    l’asola di luce, dove si abbottona la tua poesia

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  7. gelsobianco ha detto:

    un posto dove sognare, con la musica anche.
    la botola in cielo si apre.
    “_nessuno sa dove conduce_”
    e non ha importanza il sapere dove conduca.
    lo sapremo poi, forse.

    sogniamo e pensiamo in noi al mistero di noi uomini.
    così viviamo veramente.

    che bella immagine la tua, Cri.:-)
    e questa musica riconcilia.

    ti abbraccio
    gb

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  8. penso che le prime due quartine sono splendide, che stanno benissimo in piedi anche da sole, o quasi 🙂

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  9. guido mura ha detto:

    Che ci sia una botola per ciascuno, come la porta della Legge di Kafka? Quanto alla scala di Mirò, l’interpretazione non può che rimanere aperta. Il cane è l’essere reale (e limitato) che abbaia contro chi alla banale realtà riesce a sfuggire, il borghesuccio che critica l’artista o l’uomo che aspetta e vigila, temendo che dalla scala possa arrivare qualcosa di inusuale e di pericoloso?

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    • cristina bove ha detto:

      per meglio vivere bisogna aver sfiorato il morire.
      quella botola ci attende, malgrado la si voglia tenere chiusa.
      mi piace la tua riflessione sul cane di Mirò, sospetto anch’io che abbai al pusillanime, all’uomo che non intraprende mai scalate per paura di cadere.
      ma quando si è intravisto qualcosa di inspiegabile, la scala è solo un accesso ad altre dimensioni.
      ma non ho certezze, solo barlumi di speranza.

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