Pensieri come vengono e vanno

ornitorinco -by criBo

                      

Il presente è un attimo compreso tra quello appena trascorso e quello che verrà.
Mi pare fosse Parmenide a definire l’attimo immutabile, e il tempo una serie infinita di attimi, ciascuno fermo nella sua immobilità eterna.
Anche Zenone, col suo Achille e la tartaruga, suppose che o noi siamo una immobilità intrinseca, oppure paradosso infinito.
Non posso sapere da cosa nasce la mia poesia e perché a volte mi suggerisce che
“tra due torce si vive.
e la morte è una stella nel petto”
Oppure che Ofelia non è mai morta e non può morire, proprio perchè sfuggita alla serialità, che non la potrà mai catturare.
Persiste nelle dimensioni infinite in cui l’attimo è contemporaneamente punto e spazio, finitezza e immortalità.

Sarà forse per questa percezione straniante del tempo, che, per esorcizzare le mie paure, racconto di me, della vita, degli affetti e di tutto quello che giunge al mio intelletto.
In tanti anni di scrittura mi sembra di capire perché proietto i miei timori inconsci nei versi, e ho appreso molto, andando a ritroso, di me e della mia psiche, del perché a volte mi pare abbia la resistenza dell’acciaio, a volte la fragilità di un vetro che se ne va in frantumi.

Attimi: quello in cui vorrei poter urlare con voce di vulcano o di tuono, l’altro in cui saper gemere come animale ferito nel buio della sua tana. Ma non riesco, c’è sempre una presenza che stempera i dolori più grandi e li fa diventare sopportabili, per quanto incomprensibili.
Tuttavia è presente in me una voce desolata, che tenta di chiedere ragione di ferite inferte, di contrapposizioni crudeli, di inimicizie di cui non so spiegarmi le ragioni.
Quindi non urlo, semplicemente dico.

Scrissi in un verso, ricordo vagamente “firmare la notte”, mi chiesi se non fosse il sogno di ogni essere umano: lasciare un indizio di sé, d’essere stati vivi, non solo cifre in calce all’immanenza.
“siamo faville nel grigiore
bagliori nelle tenebre insondabili
e fummo, ritornammo, ancora andremo
e sempre, misteriosamente, siamo”

Percorriamo la polvere, lasciando scie di luce.

                                         

                                                      

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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20 risposte a Pensieri come vengono e vanno

  1. rabuccia ha detto:

    Reblogged this on daisuzoku.

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  2. momix ha detto:

    Credo non si tratti soltanto di “firmare la notte” (che verso stupendo…)
    Una volta compresa la nostra impermanenza, affrettarsi ad assorbire dal passato per rigettare nel futuro, attraverso l’attimo catalizzatore presente. Una costante paura che un patrimonio si disperda, si affievolisca fino a sparire. Una sorta di istinto di preservazione che va ben oltre la nostra individualità. Certo è che non è data a tutti la capacità di sentire, catalizzare ed incidere su pietra. Tu lo fai in maniera straordinaria, ma fungere da elemento di passaggio è, insieme, logorante ed illuminante.

    buona giornata cri!!!

    momi

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    • cristina bove ha detto:

      Istinto di preservazione, dici bene, forse la vita tutta è in quell’attimo in cui si sa di essere.
      Non so cosa sia il mio pensiero, so solo che penso.
      E in questo sono una scia labile forse formata dagli infiniti pixel del file in cui fisso la mia memoria…. e tutto il resto scorre.
      Grazie della stima, grazie davvero!

      buona giornata anche a te, momi!

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  3. carmen ha detto:

    Più che una scia sei una luce grandiosa, abbagliante all’inverosimile.
    E tutto quello che scrivi non serve solo a te, alla tua sopravvivenza, all’immortalità finalmente compresa appieno dell’anima, ma serve anche a chi ha la fortuna di leggere tutto quello che proviene da quella luce che sono i tuoi pensieri.
    Grazie Cris.
    Dai sempre, implicitamente e forse più spesso del tutto inconsapevolmente, delle lezioni di umiltà, di semplicità, di leggerezza e di profondità di pensiero e di vita, mentre sei “grande”!
    Grazie, con tutto il cuore!
    Carmen

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    • cristina bove ha detto:

      siamo tutte luci, Car, ciascuna con la sua luminosità.
      lo scambio ci rafforza e ci fortifica, ci rende consapevoli dell’appartenenza alla vastità infinita dell’universo.
      non ricordo chi disse che siamo stelle cadute, momentaneamente, in attesa di risveglio e guarigione… forse Battiato in una sua canzone.
      grazie di tanta stima!
      tutta ricambiata, con altrettanto cuore.

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  4. fattorina1 ha detto:

    Il tempo è un paradosso: nel momento in cui lo pensiamo è già transitato e si è fatto passato; il presente è meno di un attimo incuneato fra futuro e passato; il tempo è un bagliore e noi siamo stolide, solitarie creature che si scervellano sull’impossibile perchè non sanno più riconoscere il possibile, hic et nunc che ci porterebbe in girotondo. La quiete, almeno quella possederla, viatico che alleggerisce il percorso, la quiete che da ogni dove è presa a bersaglio.
    Per aspera ad astra ( dalle cose difficili alle stelle, osavano i romani)
    Narda

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    • cristina bove ha detto:

      Noi in questo paradosso esistiamo, con una mente che si chiede il perché del mistero.
      Non so perché ci ostiniamo a cercare risposte, e perché non ci acquietiamo e ci lasciamo semplicemente vivere…
      E anche questo è mistero.
      L’intuizione, che dall’asprezza del vissuto materiale si giunge alle stelle, quella solo non ci abbandona.
      Forse si può scegliere tra l’eterna immobilità dell’attimo e la fugace traiettoria dell’esistere.
      Sapremo?… Sappiamo e non ne siamo coscienti?… Chissà.

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  5. marzia ha detto:

    Sai..quella voce desolata m’appartiene e quella voce il mio dire e costruire cerca di placare…
    Grazie Cristina per questo essere inossidabile testimone.

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  6. piero colonna romano ha detto:

    Vengono bene, da un anima sensibile e da una mente colta, e vanno a toccare vene profonde dove s’intrecciano riflessioni a istinti. Provochi sussulti di consapevolezza con i tuoi scritti, cara Cristina.
    Un affettuoso saluto ed un grazie.
    Piero

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    • cristina bove ha detto:

      caro Piero, a volte penso di essere una specie di grillo parlante, primaditutto per me stessa, per la parte sonnolenta di me che vorrebbe eliminare ogni interrogativo e mettermi a tacere.
      Forse un pinocchio prima o poi tenterà di schiacciarmi, ma intanto resisto.
      ti saluto affettuosamente anch’io e grazie di essere passato.

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  7. lorenzobiondi993 ha detto:

    “lasciare un indizio di sé, d’essere stati vivi, non solo cifre in calce all’immanenza” tensione erostratea… riuscire, da granelli di sabbia, a distinguersi in mezzo al deserto della storia umana. Riuscire a lasciare qualcosa per dire di essere esistiti, c’è chi ci riesce e chi no, forse chi ci riesce è destinato a farlo? Destinato però non in senso fatalista, al destino non ci credo, dico destinato perché capace, nelle sue possibilità. In fondo che importa? Da uno sguardo umano sarebbe anche giustificabile una tensione simile ma da uno sguardo “universale” l’essere stati qualcuno tra gli uomini o meno conta poco, agli occhi dell’universo resteremo sempre inevitabilmente granelli.

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    • cristina bove ha detto:

      forse proprio perché si teme la propria inanità e sparizione, si tenta di lasciare un segno.
      che questo sia poi garanzia di riconoscimento dell’infinitesimale rispetto all’universale, è alquanto impensabile nella logica umana.
      noi possiamo solo riconoscerci particelle di un assoluto ignoto.
      nello stesso tempo non possiamo negare che ogni singola particella concorre a formare il tessuto universale.
      non sappiamo se l’annichlimento di alcune (ammesso che qualcosa possa realmente finire) possa scompensare la trama e fino a qual punto si potrebbe ancora definirla tessitura.
      e qui dovremmo affidarci a proiezioni matematiche e alla fisica quantistica….

      come mai, cliccando sul tuo nick wordpress, il blog risulta “inesistente”?

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