un racconto

tratto dal mio romanzo:

                          

                        

Afferrò l’arnese, un colpo secco, e sparì quella vecchia odiosa che la guardava con la piega della bocca all’ingiù.
Il cattivo odore si diffuse uscendo dalle crepe, esalando sbuffi di fenolo.
Ecco, l’ho uccisa, pensò.
Le parve di scorgere qualcosa di rosso che si stava spandendo in un liquame.
Con un paio di vecchi asciugamani tentò di tamponare la fuoriuscita.

Adesso bisognava costituirsi.
Prima, però, rendersi presentabile.
S’immerse nella vasca stracolma d’acqua caldissima, sali profumati, bagnoschiuma. Un’ora buona a strofinare gambe, braccia, spalle, con la manopola di corda, poi con la spugna dalla parte ruvida.
La pelle si arrossava ma non riusciva a smettere.
Quando ebbe finito si asciugò lentamente, massaggiò tutti i punti raggiungibili con l’unguento all’aloe.
Deodorante al muschio per le ascelle. Una goccia dell’essenza preferita nell’incavo dei gomiti e dietro l’orecchio.
Non tornerà mai più, disse a se stessa, sorridendo con aria soddisfatta.
Mi metteranno in una cella, è vero, ma sarà sempre meglio di quell’orribile convivenza.
Al poliziotto che la interrogava rispose con precisione a ogni domanda, l’agente riportava sul modulo ogni cosa.

Nome e cognome: Caterina Bersani.
Età: 67 anni.
Professione: scrittrice.

L’agente la osservava, se ne stava quieta, quasi immobile; mentre faceva un giro di telefonate, si chiedeva quale poteva essere stato il movente.
“La continua lagna, lo starsene per giorni sdraiata sul divano senza fare nulla e lei che doveva occuparsi di ogni cosa, dalla biancheria al minestrone, dal prendere gli appuntamenti col medico alla somministrazione dei farmaci; a provvedere a ogni necessità di entrambe, e quella sempre scontenta, mai un sorriso, mai una parola di ringraziamento.”
“Era obbligata a curarsene?”
“Certo, aveva solo me, e nell’ospizio non ci voleva andare, lo ripeteva non so quante volte al giorno.”
“Non mi sembra un motivo sufficiente per uccidere una persona.”
“Provi a viverci lei, signor poliziotto, con una vecchia piagnucolosa che non fa altro che denigrare ogni suo operato. Io non ne potevo più, l’avevo anche avvertita più volte, niente. Addirittura, sapendo quanto sono sensibile agli odori, si trascurava al punto da emanare un puzzo insopportabile. Per non dire di quanto ostacolasse ogni mio tentativo di estraniarmi e dedicarmi alle mie letture preferite. E passi. Ma quando ha tentato di sabotare anche quello che scrivo, no, questo non gliel’ho permesso.”
“Ricapitolando: lei ha ucciso la sua coinquilina perché voleva renderle inservibile il pc, giusto?
“Sì, voleva distruggerlo. Sembrava una forsennata, allora le ho strappato il martello dalle mani e… il resto lo sa.

Il nome della vittima? Caterina Bersani
Età? 67 anni
Professione? Scrittrice

L’agente ebbe un attimo d’esitazione.
Un altro si avvicinò con le manette ma lui gli fece segno di riporle.
La tizia aveva stampigliato sulla faccia un sorriso indecifrabile.
Entrarono alcuni della squadra di ricognizione:
“Capo, abbiamo perquisito tutta la casa. Niente di niente.
Solo uno specchio in frantumi, presumibilmente preso a martellate.”

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
Questa voce è stata pubblicata in il mio romanzo, Una per mille. Contrassegna il permalink.

28 risposte a un racconto

  1. carmen ha detto:

    Fantastico!!!

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  2. sb ha detto:

    avrei fatto lo stesso 🙂
    mitica!

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  3. tramedipensieri ha detto:

    Cristina! ….un pochino autobiografico…magari?
    In questa frase ho pensato a te “…lei ha ucciso la sua coinquilina perché voleva renderle inservibile il pc, giusto?”…come se stessi rivolgendo questa domanda all’altra “lei” che in te.

    Splendido…
    un abbraccio
    .marta

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  4. fattorina1 ha detto:

    vedi sopra…
    Narda

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  5. ludmillarte ha detto:

    a volte è necessario indebolire parti di personalità. riuscire a ridurle in frantumi poi, rinforza parecchio la parte che soffre e che, evidentemente, riesce a farsi le sue ragioni. credo che per riuscirci sia necessaria una notevole sofferenza soprattutto in persone ragionevoli ed accomodanti. considerando che è solo un estratto del libro…caspiterina! abbraccio e bacino

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  6. gelsobianco ha detto:

    quanto soffrire, Cri.
    e se impostiamo le nostre difese, e lo facciamo sempre, anche queste possono cadere nella sofferenza o le facciamo precipitare noi nel nostro “non essere”.
    io, domani, vado in un’ altra libreria ad ordinare il libro.
    un abbraccio, Cri.
    perchè non hai unito una musica a questo tuo racconto tratto dal tuo libro?
    gb
    sono così felice per te!

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  7. albafucens ha detto:

    bellissimo
    un finale da oscar ^ _ ^

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  8. cristina bove ha detto:

    grazie MILLE a tutti i pollici alzati
    🙂

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  9. domenica luise ha detto:

    Bellissimo, Cristina: scrittura perfetta e particolarmente realistica molto più di quanto appaia all’esterno.
    Uccidere se stessi per delusione di sè.
    Non aggiungo altro, per ora. Complimenti.

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    • cristina bove ha detto:

      se non uccidessimo gli aspetti di noi che non ci piacciono, quelli che contrastano con l’immagine in cui vorremmo identificarci, non potremmo aspirare al cambiamento.
      dici bene, è la delusione di sé che ci costringe a eliminare noi stessi per continuare ad esistere.
      grazie
      buona giornata

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  10. Anonimo ha detto:

    Originale! Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho visto che la vittima era uno specchio e che la scrittrice avrebbe potuto continuare a scrivere più tranquilla!…
    Sempre brava, Ti porto su fb ciao
    Giovanna G.

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  11. pieramariachessa ha detto:

    Bello rileggere questo brano, Cristina, mi ci sono soffermata a lungo a suo tempo, ricordo che mi aveva colpito molto.
    Acquisterò presto il libro.
    Ciao.
    Piera

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  12. fernirosso ha detto:

    bellissssssssimo…come mi riconosco!ferni

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  13. Vincenzo Errico ha detto:

    Caterina Bersani sorprende, prende il lettore che sono e gli fa sobbalzare il cuore con un sorriso finale. Brava, Cristina.

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