Lila (il Grande Gioco)

marecielo in una stanza - by criBo

Nuvole sparse in una stanza, e non è il freddo. È un attraversamento lento da parete a parete.
È ferma al centro, abbandonata nell’enorme poltrona che sembra ingoiarla.
Alcuni fogli volteggiano tentando di farsi leggere, le si alternano davanti agli occhi, ma lei non sembra interessata. Conosce tutto quanto c’è scritto, nemmeno ha bisogno di contarli, sa esattamente quanti sono.
Alcuni sembrano sgualciti, altri pudicamente arrotolati.
-È così – pensa – che ci si abitua ai sogni, che ci si sparpaglia in giro per la vita.

Adesso è il mare a sommergere la stanza: volano pesci nell’azzurro.
I fogli nuotano con grazia nell’acqua per adagiarsi sul tappeto che dovrebbe essere zuppo e invece fluttua lieve come un’onda.

Dove sei, ragazzo dell’estate di tanti secoli fa? Non riesco più a vederti, dubito che tu sia mai esistito.
Ondeggia anche il suo cuore mentre è sospesa sopra la poltrona e si fa sempre più d’argento, fino a trasparire, acqua nell’acqua.
Non potrò più amare – dice alla scia del pesceluna che spia dalle persiane – non potrò più sostare lungo me stessa e dirmi corpo. Cosa accade alle cose della terra quando diventano mare?

-Vorrei saperlo anch’io –
Ha una cadenza nota questa voce, evoca sguardi divertiti, movimenti flessuosi, espressioni ridenti con cui il ragazzo tesse, a sua insaputa, una rappresentazione millenaria.
Gli correrebbe incontro, se potesse; ma non può, non ha più gambe, né braccia, nemmeno un volto. Fosse almeno uno stelo controvento!

E così se ne andrà, la lascerà invisibile e sola, e non saprà che il tremolio che lo accarezza e avvolge, è lei.
Se ne andrà forse deluso da tutto quel silenzio, andrà dove si parla con accenti forti, dove si gioca a dadi e a carte per sbarrare le porte alla vecchiaia.
– Resta! – dice il pensiero. Chi mai potrebbe udirlo? È così fioco! Ma a lei sembra d’aver emesso un grido.

Le nuvole si stanno dissolvendo in pioggia, sgocciolano intorno alle finestre: vorrebbe avere un passo. un volo, almeno un fremito.
Si sposta circondata da un nugolo di lettere, avanzi di tastiera, disposte a sagomarla di parole.
Eccola qui, scritta da mano ignota, crittografata in un papiro: lei non c’è più, rimane solamente un soffio d’aria che senza fretta va verso l’uscita.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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17 risposte a Lila (il Grande Gioco)

  1. bortocal ha detto:

    be’, si potrebbe anche dire che ho le lacrime agli occhi, e forse ti capisco, qui, meglio di chiunque altro…

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  2. tramedipensieri ha detto:

    …eterea…

    mi si presenta questa parola
    e la scrivo

    l’immagine è tutt’uno con il testo

    buona serata
    .marta

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  3. gelsobianco ha detto:

    ho le lacrime agli occhi per un qualcosa che ho risentito forte in me, Cri, leggendoti.
    “E così se ne andrà, la lascerà invisibile e sola, e non saprà che il tremolio che lo accarezza e avvolge, è lei.”
    e la tua chiusa “lei non c’è più, rimane solamente un soffio d’aria che senza fretta va verso l’uscita.”
    oh, Cri!

    la tua immagine completa ciò che sto provando.

    Cri, ti abbraccio forte
    gb

    P.S. poi, poi questo tuo scritto mi riporta al grande Andersen con “Den lille Havfrue”, che è una “fiaba” che ha in sè moltissimo, da leggere da tantissime angolazioni.

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    • cristina bove ha detto:

      ciao, gb, so che hai provato le stesse emozioni mie mentre scrivevo.
      la mia stanza è sommersa, ed io mi sento costantemente sospesa in questa atmosfera che è e non è…
      l’immagine, come dicevo a Marta, è venuta da sé.
      la favola andrò a leggerla, grazie.
      un abbraccio

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  4. fattorina1 ha detto:

    poche parole per dire di questo segmento di vita la levità, il dolore, l’assenza, la poesia.E’ un bellissimo struggente frammento di scrittura.
    narda

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  5. leopoldo attolico ha detto:

    A parte l’emotività e le lacrime di cui sopra ( tutte italiane ) , credo occorra rilevare l’espressività molto personale – e segnatamente poetica – che Cristina esperisce in ambito sensoriale e psichico , sdoganando il minimalismo e restituendoci senza celebrarla una sua “verità” assolutamente condivisibile .
    Grazie
    leopoldo attolico –

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    • cristina bove ha detto:

      mi hai fatto sorridere, Leopoldo, con quel “tutte italiane” … lacrime doc?
      ti ringazio per lo sdoganamento che mi attribuisci, in verità io scrivo senza sapere a quale corrente i miei versi possano appartenere.
      in questo mi sento molto libera, mi esprimo come so, senza riserve.

      Grazie a te
      e buone feste!

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  6. Blumy ha detto:

    non basta lasciare ‘mi piace’ su racconti (?) come questo. è bellezza pura trafitta dal dolore da cui, tuttavia, esce sublimata. Buon Natale, Cri ! 🙂

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  7. lementelettriche ha detto:

    E il mare
    quel mare che tanto significa per te
    e per me?
    Un’altra delle cose che ci uniscono.
    Il mare.
    Anche.

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  8. cristina bove ha detto:

    il mare… l’orizzonte che più si avvicina al concetto dell’infinito…

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  9. lementelettriche ha detto:

    Il mare.
    Mio padre – per me – è stato e resta il mare.
    Come dice chi lo ha conosciuto “Inebriante e grande come il mare nei suoi silenzi capaci di esprimere più di ogni parola.”
    E’ là che lo vado a cercare e lo trovo.

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  10. cristina bove ha detto:

    è meraviglioso essere nati dal mare, è la prova di appartenenza all’universo…

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  11. lementelettriche ha detto:

    Se penso a lui sorrido. Vedo la scogliera (la nostra) questa qui, a 100 mt da casa. Vedo lui che fa le sue immersioni e me che – a mò di sirena – mi libro nell’acqua con bracciate potenti. Vedo noi che, appuntamento seduti sullo scoglio, ci diciamo cose che nessuno ha mai saputo né saprà. Mi piace, eravamo complici e liberi in acqua: gli altri sotto all’ombrellone e con noi solo Giulia piccolina. Il ragazzo di mia sorella… lo seminavamo un paio di scogliere più su. Era acqua nostra, scoglio nostro, sale nostro, sole nostro. Eravamo noi!
    Lui fiero di me ed io fiera di lui.
    Ci guardavano in tanti e ci conoscevano tutti: facevamo invidia.

    Nessuno come lui, mai, sin da quando ero solo piccola: sono stata molto fortunata.

    Paoletta cantava con “il mare, voce d’una grandezza libera”.

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