Parassiti e…

parassiti

Lo scrissi nel 2007
ma avrei potuto scriverlo secoli fa o stamattina

 

Parassiti e parassitati

So di non avere le conoscenze specifiche per controbattere economisti e tecnocrati, quindi espongo la mia idea, come donna, di media cultura, che vive in una nazione in cui si rigirano le ideologie come frittate, dove chiunque arrivi a sedersi su quello scranno che dovrebbe renderlo curatore del benessere sociale, vi incolla il deretano per decenni, e per decenni vive sulle spalle dei connazionali.
Qualsiasi sia la forma di governo, ciò che più mi stupisce è lo spirito di sudditanza con il quale, da sempre, i popoli la permettano e la subiscano, proni.

Mi chiedo come possiamo accettare l’iniqua spartizione delle risorse del pianeta, come   abbiamo permesso, nei secoli, che alcuni esseri umani, soltanto perché nati in una reggia, o fortunati rampolli di una casata, o comunque appartenenti a una casta privilegiata, siano mantenuti dai rispettivi popoli, condizionati a ritenersi orgogliosi di mantenere il grasso apparato di tronfi parassiti e farlo diventare addirittura un motivo di fierezza individuale e nazionale.

Come è possibile che diamo per scontato che ci sia chi, come unico scopo nella vita, ha quello di abbigliarsi di fronzoli e ori per ostentare la propria sfacciata opulenza, d’impiegare il tempo tra sfilate di moda e sport costosissimi, di volare da un aeroporto all’altro, ospite degli hotel più lussuosi del pianeta, e di nutrirsi di cibi ricercati. Privilegi che i miserabili non gli faranno mai mancare, pescando e morendo nelle tempeste, scavando e crepando nelle miniere per i suoi diamanti, massacrandosi alle catene di montaggio per produrre ogni bene che è suo diritto esigere. Andando a morire nelle guerre, per ragioni di potere spacciate per umanitarie, contenti di morire per una medaglia o un monumento alla memoria.

Perché ci accontentiamo, e ci sentiamo a nostra volta fortunati di raccoglierne le briciole?
Perché ci hanno convinto fin dalla culla che è volontà precisa di chi siede tra le nuvole, il cui nome intrinseco è perfezione assoluta, quindi bontà assoluta, giustizia assoluta, ecc… che bisogna rassegnarsi, che bisogna stare al proprio posto, morire se è il caso, purché si perpetui l’infamia.

Ero soltanto una bambina quando mi fu impartito l’apologo di Menenio Agrippa, eppure percepii che nella storiella ci fosse qualcosa di stonato: una evidente sperequazione tra organi e cervello. Pensandoci adesso: della milza e dell’apparato sessuale si può fare a meno, anche dei reni, e perfino delle gambe e delle braccia; ma del sistema cardio-respiratorio e dell’apparato digerente, no, assolutamente impossibile  fare senza.
Ed ecco le alleanze cervello-cuore-fegato. ..

Che sia indigesto, il tutto, nemmeno lo supponiamo, e se qualcosa dentro ci si contorce ecco un concentrato “digestimola” a farci digerire pietre e rospi putrefatti…
Il nome del farmaco varia secondo le latitudini, la sua efficacia sempre assicurata.
Ha funzionato per gli antenati, funzionerà per i pronipoti.

La formula è sperimentata, basta far credere che per ogni rinuncia oggi, si avrà tutto domani: nirvana o paradiso, angeli o urì, la differenza è solo formale. Basta che ci si creda e ci si genufletta ad aspettare.
Masochismo, non può essere che questo.

Prefiguro un’era di torsi umani dal cervello asfittico, dal cuore ridotto a mera pompa di circolazione, i quali, pur di continuare l’abbuffata, saranno come le zecche, che soltanto quando non c’è più nulla da succhiare, finalmente, rinseccoliscono e si staccano.
Quindi sarà troppo tardi per una rimonta, soprattutto se organi, arti, pecore e cani, saranno definitivamente estinti.
Dovranno saltarsi addosso a vicenda, e succhiarsi tra loro, a tradimento, fino all’ultimo sangue.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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8 risposte a Parassiti e…

  1. rossana ha detto:

    Ci sbatto la testa da sempre e mi pare solo oggi di intravvedere con chiarezza che si tratta di qualcosa che ha a che vedere con un effetto di visione convessa: innalziamo l’ego che straripa illudendoci che misuri il mondo che ha intorno partendo dal basso.
    Non vediamo come sia più bella la semplicità dell’essenziale, la dignità parca, la frugalità rispettosa.
    Come siano più filosofici i piedi della testa, le mani nodose più di quelle indiamantate, le braccia scurite e rese forti dal sole dei campi più di quelle bruciate al sole di barche arroganti.
    Ciò che domina il mondo non è che la volgarità, la pesantezza dell’ingordo, l’adipe che ottunde i pensieri senza pance emotive e parlanti.
    Forse manca in noi l’istinto dell’ordine sacro, quello che vorrebbe sacrificassimo ritualmente i vitelli grassi prima che si facciano famelici al punto da rincorrere con la lingua penzolante e il rantolo affannaso chi li ha fin lì sfamati.
    Ci abbonda la gentilezza, la pietà, il senso del perdono per chi nemmeno sa più di esser causa prima della disarmonia celeste ogni volta che si avventa sul pane amorevolmente sudato.
    A volte mi pare che siano la miseria, il dolore, la fame, la disperazione di una bellezza così commovente che solo il grasso disprezzo di inutili pachidermi ci convince a sentire come vite a perdere.
    Cambiassimo lente con cui guardarci, forse riusciremmo a vedere quanta sia di più la nostra bellezza stracciona di certi culi esibiti come fossero gioielli.
    Fa male a me forse più questo, della fame e della miseria: vedere quanto a misurarla siano occhi volgari e privi di grazia.

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  2. tramedipensieri ha detto:

    Ohhhhh come condivido i vostri pensieri….non avrei saputo, di certo, esprimerli meglio…

    un abbraccio collettivo
    .marta

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  3. grazie, cara Cristina!

    Ernestina.

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  4. fattorina1 ha detto:

    Ogni tanto fa bene mettere il disordine del mondo nell’ordine della scrittura; la scrittura ha regole preciso e incorruttibili; solo il suo jocker, la poesia, può ignorarle, nei limiti.
    VERBA MANENT, dunque ogni tanto invitiamoci a sottoscrivere una riflessione.
    Tu ci hai pensato e ce ne hai fatto dono. Sapevi di trovare condivisione. Ciao, buona giornata. Narda

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