Il violinista blu

 

Marc Chagall – Il violinista blu
                                          
Non piangerò ancora.
Non lo farò perché sarebbe inutile, perché nessuno asciugherebbe le mie lacrime.
Adesso come allora.
Mi hanno permesso di tenere il quadro, una riproduzione di Chagall.
Spicca sulla parete bianca.
Ed io ci vivo dentro: sono lì, sospeso su quei tetti, seduto un po’ di sbieco sulla sedia, dietro di me la luna in opaline, e le “sue” rose.
                                 
Al suono del violino giungono le allodole, una  mi si posa sulla spalla ai  primi accenni della Meditation from Thaïs, l’unica musica che eseguo senza sbagliare mai.
Anche lei l’ascoltava rapita, abbandonata nella sua poltrona, di fronte a me.
Ricordo i suoi occhi assorti, lo scintillio che mi parlava all’anima.
                                                   
Ecco che arrivano.
Dovrò stare attento a non tradirmi, basterebbe uno sguardo al  violino per farli insospettire.
Ma loro non osservano mai, fanno solo quello che devono fare, pillole, flebo, cambio di sacchetti.
L’archetto è accanto a me, appena se ne andranno riprenderò a suonare.
Sono tutti occupati a sistemare aggeggi, è il momento giusto.
                                                
Non guardo verso il basso, in quella casa blu c’è ancora la sua voce.
Prima o poi si affaccerà, lo sento.  Esattamente dall’ultima finestra a destra.
È per questo che vivo.
E suono per lei.
E per le allodole.
                                              
Una volta l’ho udita, ripeteva  il mio nome, implorante, ma io non potevo smettere, l’archetto era come incollato alla mia mano e traeva dalle corde suoni ineffabili, fluidi come miele, aguzzi come lame. Ne erano pervase anche le nuvole.
Avrei voluto dirle di aspettare, ma già la sua voce si spegneva, ed il mio pianto silenzioso accompagnava gli ultimi accordi. Ma lei non c’era più.
                                    
Ora non smetterò, non mi inganneranno più le loro promesse, scenderò finalmente da quel cielo e se precipiterò tanto meglio.
E suonerò tutte le musiche, non sbaglierò una nota.
Atterrerò proprio sul davanzale.
Dentro la stanza, lei, come sempre ad aspettarmi.

                                      
agosto 2008   
                                     
                                    

 

 

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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10 risposte a Il violinista blu

  1. Antonio Devicienti ha detto:

    Cara Cristina, hai saputo dire un dolore totale e nello stesso tempo così lucido e consapevole. C’è anche un amore indissolubile che è tenace memoria in questo testo che giustamente oscilla tra il verso lungo e la poesia in prosa. Quanto profondamente sanno dire la scrittura, la pittura e la musica quello che noi siamo e sentiamo…

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    • cristina bove ha detto:

      caro Antonio, condivido quanto dici di queste tre arti, e dell’arte n genere, penso anch’io che siano i mezzi più idonei ad esprimere le emozioni, il pensiero profondo, le pulsioni di cui a volte nemmeno ci rendiamo conto.
      grazie della tua lettura!

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  2. fattorina1 ha detto:

    Niente di quanto dettato dall’intelletto intersecato con il cuore invecchia; questo brano ibrido nell’uso del ritmo ma saldo e coeso nel tema che salva le contraddizioni del vivere. Siamo a cantare per le allodole, a ingannarle con gli specchietti, a accordarci al loro canto? La tua scrittura offre tutte le scelte, si fa vista che oblitera il giorno.
    Narda

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    • cristina bove ha detto:

      Narda cara, mente-cuore a formare il quid di ciascuno di noi…
      l’una senza l’altro è sterile autocompiacimento, continua tensione che crea aspettative e conseguente delusione quando queste vengono eluse.
      ci salviamo al di là dello specchio, con il violino del nostro sentire poetico.
      a garanzia del vivere.
      grazie!
      cri

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  3. Carla ha detto:

    mia cara Cristina, qui leggo un lirismo struggente che non conosce tempo perchè il tempo si è cristallizzato nel dolore che questo canto racchiude, un dolore che può appartenere a tutti noi, così vicini ora…

    un abbraccio immenso!
    Chagall è l’artista del sentimento tradotto in musica …

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  4. cristina bove ha detto:

    “un dolore che può appartenere a tutti noi, così vicini ora…”
    è così, cara Carla, ed io sono grata a questo mezzo meraviglioso che avvicina le anime!
    Chagall e Klimt , tra tanti altri, sono miei pittori preferiti.
    grazie
    e un abbraccio altrettanto immenso
    cri

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  5. carmen ha detto:

    Che bellissimo racconto! hai un modo di scrivere che affascina. Mi piace appropriarmi di questa parte del commentodi Carla, perché è quello che sento, ma non avrei saputo dirlo altrettanto bene: “un lirismo struggente che non conosce tempo perchè il tempo si è cristallizzato nel dolore che questo canto racchiude”
    Brava, come sempre! …issima, anzi!
    Car

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    • cristina bove ha detto:

      Car_issima, mi sta accadendo questa cosa meravigliosa di essere letta, di condividere ed essere compresa, è uno dei regali più belli della mia vita!
      chi l’avrebbe mai immaginato sette anni fa!…
      eppure siamo qui, sul cammino che ci vede insieme.
      grazie infinite
      cri

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  6. gelsobianco ha detto:

    Che splendido racconto!
    Hai un modo di scrivere che mi affascina.

    Condividiamo tutti il dolore che è contenuto nelle tue parole-note di questo tuo “canto”.
    E questo ci avvicina gli uni agli altri. E’ bello essere insieme.

    E Chagall è sentimento tradotto in pennellate e qui… anche nel suono triste del violino che piange…

    Grazie, Cri.

    gb

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    • cristina bove ha detto:

      questo racconto fu uno dei tasselli di un domino nel blog di Laura Costantini e Loredana Falcone, le mitiche L&L su splinder.
      quando lo scrissi ero molto triste, mi sentivo chiusa in quella stanza e affidai al violinista le parole e il senso che tanto mi sarebbe piaciuto provenissero da una persona che credevo amorevole ma che si dimostrò tutt’altro.

      ecco il perché di tanta malinconia.

      grazie, gb ❤
      un abbraccio

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