L’estrema risorsa

 

città di sabbia

Intorno c’era solo sabbia, un colore indefinito anche l’aria, giallastra.
Ansimava.
Lo aveva trascinato per ore, lasciando una scia su quella che doveva essere stata un’autostrada, e adesso si era accasciata, esausta.
L’uomo sembrava immobile, lo osservò attentamente e si accorse con sollievo che respirava ancora.
Si liberò dello zaino da cui estrasse la lattina di bibita trovata in un frigorifero sventrato sommerso dalla polvere, l’aprì e ne bevve qualche sorso, il resto glielo fece scivolare tra le labbra screpolate.

Disorientata, senza alcuna cognizione temporale, ricordava soltanto la terribile scossa che aveva fatto tremare e crollare ogni cosa.
Aveva perso i sensi. Al risveglio si era alzata a fatica e guardata intorno senza riuscire a mettere a fuoco nulla.
C’era un odore strano che la soffocava, sembrava che invece d’aria entrassero bolle di fango nei polmoni.
Come un automa, a tentoni, aveva imboccato una sorta di canale, una strettoia tra pareti calcinose in cui avanzò tossendo, dopo aver tirato fuori dalla tasca un fazzoletto che tenne sulla bocca nel tentativo di filtrarla. Quando inciampò nel corpo riverso.
Il viso era incrostato di polvere. Con gesto automatico accostò l’orecchio: respirava, seppure debolmente, era vivo.

Mentre tentava di liberarlo dalla sabbia e lo adagiava sul fianco, lo sentì gemere.
Dovette sedersi ancora per riprendere forze.
Si guardò intorno, distingueva a malapena grovigli di pali, strutture pencolanti, dune che dovevano essere stati palazzi. Ogni cosa era dello stesso colore sulfureo. Il chiarore uniforme non dava ombre.
L’uomo si mosse, mormorò qualcosa, forse un nome.
Lei gli cercò la mano e gliela strinse, d’impulso.
Il cervello pareva impantanato in quella immobilità senza sonoro.

Cosa è successo, chiese più che altro a se stessa, forse sto sognando, è un incubo. Ma non riuscì a concentrarsi su questo pensiero.
Il silenzio era denso, occupava ogni spazio. Gravava sulla continuità di avvallamenti e dossi dai quali spuntavano spettrali, obliqui o verticali, oggetti vagamente riconoscibili, resti di cartelloni, travi, spuntoni, ante di finestre, copertoni di camion.
Rovistò nello zaino e ne trasse un involto che scartò lentamente, i resti di un panino, provò a masticarli, scricchiolavano di sabbia sotto i denti.
Ma lo stomaco reclamava e mandò giù le ultime briciole.
Guardò l’uomo, i lineamenti regolari, malgrado lo strato ocraceo rappreso nei capelli e sulla faccia, ne tradivano la bellezza.
Pensò che avrebbero avuto bisogno entrambi di una doccia, di qualcosa di pulito da indossare, di procurarsi cibo e acqua.

Lo scosse, si agitò appena. Lo sollevò dalle ascelle per metterlo a sedere.
“Sai dove siamo?” gli chiese
“A casa” rispose con affanno.
“Cosa vuol dire, a casa?”
“Siamo dove eravamo”
“Vuoi dire che sto sognando, vero? Che sono nel mio letto e tu sei nel mio sogno”.
“No, siamo vivi e svegli.” E aggiunse a stento: “Grazie”
“Perché ti ho trascinato fuori dal cunicolo?”
Assentì debolmente con la testa. “Ho sete”.
Lei allargò le braccia.
“Se riesci a camminare potremmo andare alla ricerca di un riparo, magari troviamo anche da bere e da mangiare.”
“Non credo” bisbigliò. Aveva esplorato i dintorni prima di svenire: polvere, solo quella maledettissima polvere gialla a ricoprire ogni cosa.. Non esisteva più nulla che somigliasse a una città, non un’ anima viva. E poi, quasi in un rantolo “Ho sete, diomio!”
“Anch’io” gli rispose, mentre con lo sguardo tentava di scrutare lontano, di scorgere un minimo spiraglio d’orizzonte.

Un attimo dopo si rese conto che altra polvere scendeva lentamente dall’alto e stava riempiendo le cavità ancora distinguibili.
Si voltò a guardarlo, aveva gli occhi chiusi e si passava la lingua sulle labbra gonfie.
“Bisogna trovare dell’acqua, assolutamente” pensò.
Fece per alzarsi, ma un lamento la trattenne.
“Se non ci sbrighiamo saremo seppelliti dalla sabbia” Lo strinse a sé per sorreggerlo.
“Non posso” La voce fu come un sospiro sulle labbra riarse.
Lei tentò di sollevarlo ancora, ma il corpo dell’uomo si era fatto pesante come marmo.
Nell’ultimo tentativo, un frammento d’acciaio le penetrò nella mano, lacerandone il palmo. Dalla ferita cominciò a sgorgare un filo di sangue. Fu d’istinto che fece gocciolare quel liquido caldo tra le labbra di lui.

In quel preciso momento un che di azzurro, un varco minuscolo, si aprì da qualche parte, in alto. Si allargò sempre più, e nuvole grigie si addensarono sull’apertura.
Poi le prime gocce cominciarono a cadere, si fecero fitte, sempre più fitte, fino a trasformarsi in una pioggia scrosciante.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
Questa voce è stata pubblicata in CriBo, racconti e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a L’estrema risorsa

  1. zaritmac ha detto:

    Scherzando potrei dire “il sangue non è acqua”. Ma sarebbe solo una battuta squallida dinanzi alla tua bella pioggia intensa di speranza.

    Mi piace

  2. fattorina1 ha detto:

    Alla fine, happy end. Al rovinio segue la salvezza? Penso a Farenait, un capolavoro.

    Mi piace

    • cristina bove ha detto:

      Da ragazza, dopo aver letto 1984 di Orwell, mi appassionai allai fantascienza e, grazie a un mio zio che era abbonato a Urania, lessi oltre a Bradbury (Fahrenheit 451 fu tratto da un suo libro) e Asimov, tanti altri scrittori straordinari.
      il mio racconto lo scrissi per un’antologia che aveva come tema la fine del mondo

      Mi piace

  3. guido mura ha detto:

    Mi pareva un po’ apocalittico. Ma il bello è che potrebbe adattarsi ad altre situazioni, più realistiche. Potrebbe essere conseguenza di un’eruzione o di altre calamità, naturali o prodotte dall’uomo. Lo stile è efficace e stimola l’interesse.

    Mi piace

  4. lallaerre ha detto:

    fantastici (è proprio il caso di dirlo!) il racconto e il quadro!
    Ciao Cri

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...