Disposte in cieli bassi

catttedrale  by criBo

 

Nella cantoria dei Turchini
le bambine affannavano sui mantici
le mani troppo piccole per dare tempo al tempo
_corde vocali tra le stalattiti_ sfiatavano nel coro

una pen(n)a tatuata sette volte
inverni di latino intorno ai polsi

Bach ansimava tra le canne d’organo
_spifferavano i tasti Aria ingiallita_
sotto le arcate fittili
madonne s’affacciavano ai soffitti
e santi dalla testa reclinata
assorti sopra un teschio e una candela
non vedevano i piccoli dolori
farsi preghiera
e le bambine spegnersi nei marmi
perse negli arabeschi dei mosaici

 

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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14 risposte a Disposte in cieli bassi

  1. guido mura ha detto:

    Molto bella. Mi sembra di vedere quelle bambine perdersi nelle decorazioni e svanire nell’inverno, con l’ansimare dell’organo.

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  2. leopoldo attolico ha detto:

    Forse nei versi finali c’è la migliore Cristina , la “sua” poesia .
    leopoldo attolico –

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  3. Anna Maria Curci ha detto:

    Ingiallite manchette di pena e penna
    dimenticate, strattonate ai polsi,
    accennano le note, senza voce
    oramai tra le volute

    (richiesti invece gli angeli strombazzanti
    gote gonfie d’assalto)

    grazie, Cristina

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  4. fattorina1 ha detto:

    Sforbiciate dal tempo
    stinte nell’animo e nell’incarnato
    carne tenera che non troppo regge
    e i reggenti a gote piene
    tagliano l’aria con sibilo di lame..
    …. Fu così in tempi andati, in tempi presenti; avevano l’arte le bambine che sono diventate così leggere da volare via appena si aprì una finestra.
    Narda

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  5. Antonio Devicienti ha detto:

    Perdonami, Cristina, ma mi sono accorto di aver “postato” il commento in un’altra pagina e non qui, come doveva essere; te lo riscrivo ringraziandoti per tanta bellezza:

    Splendida e finissima questa tua tessitura poetica; inoltre, leggendo, il mio pensiero non può non andare a due musicisti che amo: Florio e Sollima.

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  6. Pingback: La Cantoria della Pietà de’ Turchini | Via Lepsius

  7. Antonio Devicienti ha detto:

    Sai, Cristina, i tuoi versi mi hanno colpito subito ed hanno scatenato quel tipo particolare di euforia che si sente quando si scrive con slancio e naturalezza. E poi imbastire un dialogo in versi è un dono bellissimo, soprattutto in tempi violenti come questi e in cui, come scrivi in modo appropriato, cincischiamo con le pagine di network e affini e crediamo le nostre minuscole scritture il centro del mondo.

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  8. cristina bove ha detto:

    riporto anche qui i tuoi versi ispirati, empatici, e credo sia la più bella risposta al tuo commento.
    con un accorato grazie!

    “un corpo infreddolito e una mente musicale
    quelle voci d’amore (amore
    non di carezze ma surrogato
    in basso continuo e fuga a più voci
    e mantici armoniosi in canne d’organo)
    quelle fughe del canto quelle solitudini intese
    all’amicizia
    per un giusto saziare
    vago dolore d’assenza
    una viola una mandola sospeso un silenzio
    tra le labbra appena richiuse e l’attimo a seguire.”

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