Di memi ed inquietudini

lampada di aladino

Come una lampada votiva
sul poggiolo degli ultimi Dei
contaminati dai malanni
_numi di lontananze siderali
morti già da millenni_
vacilla fioca la sapienza umana
in fil di vita

un viso che galleggia sulla nebbia
pensiero ricorrente che attanaglia
ah! il gelo che risale! sale sale
sale dai piedi in cerca del suo cuore
_lei replicava storiche ragioni
per farne barricate_ e sugli spalti
tra le ghirlande e i passamani neri
un suono di ghironda
a fare antico il tempo e la dimora

e delle note fuori coro
che ci si amava nelle retrovie
discettando di genti e istituzioni
_la penombra pareva suggerire_
si ritornava mille volte insieme

ma nella teca della sua persona
era da sola a farsi compagnia

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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25 risposte a Di memi ed inquietudini

  1. chiamamip ha detto:

    La fiamma fioca della sapienza non ci dà certezze. Discorsi, volti, ricordi che riaffiorano, barricate della ragione a difendere il cuore, per restare soli con noi stessi.
    Grande Cri.
    Ti abbraccio
    Patrizia

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  2. lementelettriche ha detto:

    ❤ La fiamma fioca della sapienza (quale poi?) vorrebbe riscaldare e sciogliere quel gelo che sale.
    Ma si è soli davvero, anche se si dimora nel cuore di altri?
    Forse ci sentiamo soli e raggelati innanzi al nostro dolore, sì.
    Per quel che conta – alcuni affetti – oltre spazi e tempi, anche, ardono. Per noi.

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  3. lallaerre ha detto:

    ti abbraccio, Cristina, per questi versi e per tutto il resto ❤

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  4. tramedipensieri ha detto:

    Ti abbraccio anche io 🙂

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  5. fattorina1 ha detto:

    Oh, quante illusioni abbiamo covato e anche agito; quante barricate salite, e ogni giorno una solitudine più vasta, come il sasso lanciato nello stagno coi suoi cerchi che si allargano.
    Allora ci si fa compagnia da soli, si acquista una voce interna per dialogare così da non rendere desolata l’attesa.
    M’inchino , maestra.
    Narda

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    • cristina bove ha detto:

      proprio così, cara Narda, siamo come isole di un arcipelago di un mare sconosciuto, esposte ai venti e alle tempeste, e anche se ci vediamo non possiamo fonderci.
      e ciascuna resta nella sua solitudine.
      lanciamo il nostro sos nei modi che sappiamo.
      grazie di tanta stima!
      un abbraccio

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  6. elisabetta ha detto:

    Quasi.. Montaliana, per il ritmo e la scelta delle parole!

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  7. chiaramarinoni ha detto:

    Siamo circondati da tante persone: tanti isolotti tutti ben distinti, ma soli. La vita è meravigliosa anche se a volte vediamo solo il lato oscuro e non sappiamo cogliere il lato positivo.
    Un ritrovarsi nel tuo post,
    Ben felice di averti ritrovata,
    Un abbraccio
    Chiara

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  8. fernirosso ha detto:

    e delle note fuori coro
    che ci si amava nelle retrovie
    discettando di genti e istituzioni
    _la penombra pareva suggerire_
    si ritornava mille volte insieme

    ma nella teca della sua persona
    era da sola a farsi compagnia

    Nella tua teca è l’universo che brucia, è questa ampiezza che ti tiene in solitaria navigazione. Di tanto in tanto si avvista qualche imbarcazione, a volte nessuno che la guidi, nessuno che ci abita davvero e si prosegue, per un mare che non ha altre rive, che la sponda in-quieta migrazione da sé a…l’altrove.
    grazie Cristina.
    f

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