La banalità del bene (ovvero fronzoli e fiorami)

thm_jutz_the_farmyard

coccoderie di cieli sempre azzurri
primaverie di prati verdi
galline becchettare a verso sciolto
polente e madrigali
intanto che sull’aia cala la sera (sempre cala)
così come

una perenne fonte che disseta
nel gelido sussurro di dolore
fantasmi del passato
che tormentano l’anima
come rugiada (brina se d’inverno)
nel deserto del cuore
intraprendere un viaggio senza fine
come foglia d’autunno (non se ne può prescindere)
il vociare dei bimbi nei giardini
e parlarsi con gli occhi
piangere a calde lacrime
d’albe radiose e soli risplendenti
e carezzare pelle vellutata (a morte i rospi)
nel respiro profondo dei ricordi
in un canto d’amore senza fine

bisogna ricambiarle queste cose
con giri di parole compiacenti
e non si dica mai la verità
perché i discorsi tra pennuti e affini
conducono alla paglia
e onestamente spero di finire
fingendomi anatroccolo
aspettando Godot (Andersen, sciocca!)
e si salvi chi può

 

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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4 risposte a La banalità del bene (ovvero fronzoli e fiorami)

  1. bortocal ha detto:

    🙂 🙂 😉

    versi dolcemente feroci, lasciano il segno.

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: il rinnovo della patente – bortoblog 17 – 162 – cor-pus 15

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