Dove non si è ritratti né riflessi

Gli specchi appannano la stanza e chi ci abita.

Soltanto le fotografie restano vivide, salvano volti, luoghi, amori, vita. Documentano storia e storie minime, il senso che si dava alla speranza.

Si muove lentamente, i suoi gesti sono diventati cauti e questo la deprime: la rapidità era il suo forte, poteva fare mille cose insieme e nel frattempo progettarne altre.

Affronta questa sfasatura in una sorta di scissione in cui le sembra che una di sé trascorra il tempo a guardare documentari, film e serie di registi audaci, di giovani divulgatori impegnati a infondere dubbi sulle ingiustizie di sistemi iniqui (le caste non sono solo in India) e l’altra si mantenga attiva leggendo, scrivendo, disegnando, ascoltando musica, scoprendo nuove fonti di sapere. Il tutto per  distogliere la mente da pensieri tristi.

Gli specchi, quindi, possono essere ignorati.

La donna che vi appare è sempre più sfocata, si espande fino a confondersi con altrettante forme evanescenti. Vive come sospesa sulla soglia oscillante tra due mondi interconnessi, ora più presente nell’uno, ora nell’altro.

L’angoscia è sostituita da una pacata forma di rassegnazione, ma evita questa parola che suona di sconfitta: cosa ci sarebbe mai da perdere? Non la vita, che finirà comunque. Forse la ragione.

Ecco il suo grande timore: diventare come quegli specchi, opaca, vuota, incapace di dare  e ricevere amore, pesare come un macigno pur essendo un’ombra.

“Stiamo lavorando perché ciò non accada” questo vorrebbe sentirsi dire dalle presenze che a volte percepisce intorno.

Ma le permane il dubbio che siano stratagemmi, adattamenti della psiche per eludere la consapevolezza della fine.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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9 risposte a Dove non si è ritratti né riflessi

  1. lallaerre ha detto:

    non so se diventare specchi opachi serva a eludere la consapevolezza della fine o non sia già l’inizio della fine… almeno così mi pare di sentire la mia progressiva opacità.

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  2. ernesta52 ha detto:

    Buongiorno Cristina che bella poesia di speranza! Ernestina

    Inviato da iPad

    >

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  3. Francesca Moro ha detto:

    Cara Cris, è lo stesso timore che mi attanaglia in questi giorni, perdere il senno, per la lentezza e tutto il resto sembra cucita addosso a me. ❤

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