Spoeticando

sera sul terrazzo wp - by criBo

Oggi si fa da punto alle questioni
morali o quel che sia
da punto messo prima di finire
_non si scrivono case ma pensieri_
quindi tra pavimento e cielo
un susseguirsi di filosofie banali
mentre si bendano le mani al vecchio folle
e più non s’intravede quel che fu
quasi che non si fosse stati giovani

mari d’agosto che si stava a riva
a sorvegliare figli
ricordo solo gialli di tramonto
sbuffi di sabbia agli occhi
vissuti in prosa stretta
c’erano pranzi e cene da allestire
i conti da pagare al salumiere
e le bollette

adesso ho tempo ma non ho più voglia
di rassettarmi gli abiti e i capelli
esco col viso dei registri
anagraficamente incontestabili
e scrivo tanto per sentirmi viva
quanto basta

 

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In buona compagnia

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

E adesso che i contorni sfumano
che le conseguenze saranno impraticabili
e il gesso per segnare nuove formule
è senza una lavagna
adesso
che le certezze sono tutte in una
una soltanto
_la spiegazione non è di conforto_
posso vegliare i miei fantasmi
o relegarli dentro le pareti
ma so che sono vivi più di me
mettono firme ai versi
ridono delle mie corbellerie
_sanno delle minuzie cerebrali_
talvolta fanno finta d’essere telepatici
spostano fatti accreditati in fatti futili
così ch’io possa stare senza remore
nella quiete di me stessa
giocando a nascondino con la mente

 

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L’orizzonte degli eventi

aquilone in campo azzurro - by cristina bove

sporgersi da finestre
sogni di carta in veste di aquiloni
in attesa d’un vento di ritorno
speranzosi d’illogico volare
selfie di facce lisce come bambole
icone senza età

ma infondere un colore alle propaggini
non mette primavera alle radici
né configura nuove chiome agli alberi
quando le stecche rotte
malgrado nastri e fiocchi
fanno precipitare
sgualcite inconsistenze di velina

resta la parte incognita a tentare
il volo oltre lo squarcio della carta
ma il cielo è una metafora
un miraggio d’azzurro
che sembra unire il buio dell’infinito
al buio del mondo
 

 

 

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Una donna di marmo nell’aiuola

il mio nuovo libro (Campanotto Editore)

 prefazione di Annamaria Ferramosca

foto Una donna...

https://www.campanottoeditore.com/catalogo.php

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Fase terminale

terra in fase terminale - by criBo

La somma dei misfatti è una cometa nera
sulla capanna della terra
noi che tentiamo salti quantici
appoggiati alle croci
irredentori cristi periferici
anni luce da regge e cattedrali
morituri sottratti alle galassie
_si nasce tutti in una mangiatoia_
consumiamo la paglia e ogni altra cosa

la lasceremo calva questa terra
corrosa fino all’osso: noi tumori invasivi
resistenti a qualunque terapia
mordiamo sogni e digeriamo pietre
siamo depositati in ogni dove
anche ridotti in cenere
infestiamo le vene della madre
l’abbiamo intossicata
perforata
ridotta a spazzatura
infine moribonda
l’abbiamo condannata a morte certa

spero che l’universo impietosito
abbia mani di stelle
a confortare la sua dipartita

 

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Crocodile

coccodrillo nel cassetto

di cose giuste e cose errate
di un mondo irrazionale
altalenante tra pensiero e azione
segnai lo scorrere dei giorni
nell’ombra dei cortili
_parevano scenari sconfinati_

ora che la vecchiaia
finge noblesse e obbliga alla resa
resto seduta nella mia platea
rappresentando il meglio di me stessa
_pago dolori al botteghino_
per assistere a farse
o rappresentazioni edulcorate
per non mostrare le ferite

lascio un’eredità di cose scritte
_niente gioielli e case_
solo testimonianze indefinite
delle battaglie vinte e perse
a chi diedi la vita
sperando mi perdonino la morte

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Il peso dell’anima

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piuma contro granito
la pietracuore grava
sulla bilancia di Maat

ponderazioni ambigue
per angeli che vissero senz’ali
in vesti umane
nei labirinti dell’oscurità
_tentammo con tenacia la sortita_

dimenticati dagli dei
ci sconoscemmo

e fummo
inesorabilmente soli

 

 

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riproposta

https://cristinabove.net/2014/04/26/in-cucina/

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La libertà

umano con_forme
elaborazione grafica di una mia scultura

Da zone di catrame
tentarono la fuga verso campi di gigli
ma uccelli neri a guardia dei confini
pretesero giornate a pagamento
nottate senza sogni
_li avrebbero elargiti in cambio dei pensieri_

Vedrete cose che nemmeno i dèmoni
saprebbero inventare
disse la madre in un rigurgito
di verità
vi accorgerete della densità dei corpi
delle infinite aberrazioni
in cui la stravaganza degli dei vi esige
_potrete difendervi dal male
dal bene vi sarà impossibile_

tentarono per secoli la fuga
gli esseri umani
la pagarono a rate a ogni respiro
diventarono maghi
separarono i mari e le montagne
evasero la luce e giunsero nel mondo
_vagirono e morirono
nel punto in cui si chiuse il cerchio_
furono presi all’amo dell’amore
il cordone d’inizio una catena
il taglio d’una nuvola la fine

 

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Fuori dal campo

serendipity - by criBo

Io non conosco le misure estreme, nacqui
nelle terre di mezzo e attraversai poco profonde
acque, lambire appena i piedi
e spendevo gli spiccioli di un giorno qualsiasi
le briciole di pane di un lunedì
oppure di una festa
di altre minime cose nelle tasche
e venivo a guardare dalla ruggine
di una vecchia ringhiera
lo svolgersi di un fiume tra le case

passavano tetri con le mani
serrate al petto gli habitués degli eccessi
e a guardarli mettevano brividi
eppure si sedevano nel campo di papaveri
neri, a simulare rose.
Ridatemi il mio cielo terso, il mio restare
in disparte, quello che chiedo, infine,
è camminare ancora a testa alta.
un sereno e sicuro silenzio
e poi dormire.

 

ottobre 2011

 

 

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Call center

 

Squilla una voce da contratto
il fine machiavellico giustifica
-signora mia, le offriamo giga e massimo servizio
a miglior prezzo –
in quel momento
vorrei sapere tutta l’enciclopedia di parolacce
ma la “signora sua”
essendo troppo adusa a cortesia
dice che sta già bene come sta
la voce non si arrende
snocciola benefici in quantità

allora vesto i panni da villana
tronco tutto
mentre dall’altra parte
continuano a tentare di pescare
a filo morto
innescando la lenza a tiritere

 

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Nel concavo di un nome

pesce rosso

racchiusi nel minuscolo abitacolo
del corpo materiale
siamo come dei pesci nella boccia
ingannati dal vetro della sfera
sappiamo solo il poco che ci attornia
ipotizziamo spazio ed infinito
_la neve di scintille appaga gli occhi
e ci distoglie dal cercare altrove_

ecco la beffa degli dei
l’iniquità divina del silenzio:
fare di un essere pensante
un prigioniero

innamorarsi del non conoscibile
è la tragedia che disloca l’anima
la rende folle
confinata a vita
fino alla sparizione della bolla

 

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Horror vacui

y cassiopeiae

chissà se le tonalità di grigio
le coloriture di parole
abbiano in sé la porta delle percezioni
l’impronta del possibile
e se comunicare un gesto ci traduce
nel linguaggio dei santi
_nell’accezione “interi”_
la potenziale umana ha fioriture di frattali
scorrimento di segni alle galassie
alle lune, ai campi oscuri
a cominciare dal suo primo battito
proteso all’infinito

ce ne verrà di sentimenti illogici
suggestioni inspiegabili
c’inventeremo numi e protettori
perché siamo incapaci di finire
il viaggio d’ombre
la caduta dei gravi
il decantarsi delle forme in altro
che non saremo noi

e forse il vuoto
ci accoglierà per germinarci ancora

 

 

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Genitorialità

 

Il padre disse: basta essere padre
vado via
e scelse donne e tavoli da gioco
la madre dimezzò fotografie
pose un pensiero d’odio a mo’ di lapide

le figlie ebbero letti
in camerate gelide d’inverno
soffocanti d’estate
tavolate per orfane di vivi

rispetto a quelle dell’Addolorata
che bacchettavano il dorso delle mani
mettevano in ginocchio sul terrazzo
sui chicchi di granturco
le suore salesiane erano buone
insegnavano a scrivere e cucire
a disegnare e solfeggiare musica
ma nelle sere della solitudine
non sapevano come farsi amare

le ragazze più grandi
lavavano cataste di lenzuola
passate al turchinetto
le dita diventavano azzurrine
le piccole sedevano in disparte
giocando a ripiglino nel cortile

a ripensarci fummo fortunate
rispetto ai figli dell’oscurità
bambini sulle ruote degli esposti
noi viaggiavamo in mari di speranza
di approdare a una casa
a nostra madre
ai giorni che sarebbero arrivati
e finalmente vivere con lei

 

(dalla raccolta “Coordinate semplici”)

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Cerchi concentrici

un sasso lanciato sull’acqua
la forma dei ciottoli abrasi
ha l’anima mia
adatta a quei lanci
adatta a disperdersi in onde
visibili solo per poco

il tempo ci rende profani
ai segreti del mondo

la natura c’insegna a sparire
ci abitua al distacco da sé

nel mistero la vita
è un groviglio di vane domande
uno stagno che simula il cielo
noi stelle cadute
lasciamo che il cerchio si espanda
ci affondi

 

 

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Popolpollo

le chiocce fanno uova per i ladri
i polli in batteria
non sanno che saranno macellati
e che il mangime
è solo il passaporto per la pentola
nei ricettari han foto di famiglia
i loro morti
uccisi e rosolati

il popolo non sa
d’essere foraggiato a distrazioni
becchettiamo per vivere
le briciole di tutti gli epuloni
dalle catene di montaggio ai danzatori
_i cantastorie ninnano i dormienti_
l’arte ci narcotizza
la bellezza è un richiamo per gli insonni
distrazione dai fatti:
i mari immortalati sulle tele
sono splendide lastre sepolcrali
agli annegati
il coperchio del vaso degli abissi

sottile è il gioco (giogo)
la manovra che ottunde e ci prepara
alla comune sorte

le strategie di premi e di vittorie
ci fanno consenzienti
divoratori onnivori seriali
dei centri commerciali

dove non è la gloria a lusingare
il culto dei vincenti
assidui spettatori degli eroi
sportivi in canottiera sui divani

tutto fa brodo
popoli e galline

la ricerca scientifica
la promessa salvifica dell’eden
ogni mezzo efficace e soporifero
per mantenerci sani e produttori
di vita e morte (anche miracoli)
pensando mal comune mezzo gaudio
a beneficio dei dominatori

 

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L’ispirazione

la luna oltre la grata - by criBo

irrompe e cambia i termini del noto
versa l’insano e l’indeterminato
non una poesia da “adesso scrivo”
compitata con lessico e misure
_la tecnica perfetta è da Salieri_
Mozart l’aveva in mente il flauto magico
e la Regina della notte, prima d’essere udita
gli scompigliava il cuore

il mondo è pieno di Salieri
dai pentagrammi irreprensibili
dalle stesure in ordine
ma la maestria non basta a dire l’anima
_l’ineffabile sfugge a norme e regole_
ci vuole il tocco folle di chi vede
uccellatori e nozze mistiche
il frullo che trasforma perfezione
in percezione d’oltre
il dio che vive dentro l’uomo
che all’improvviso si risveglia
e gli traduce il cielo

 

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Amnesie funzionali

fantasmi - by criBo

delle nostre vicende
dei colpi bassi e delle meraviglie
se dovessimo ricordare tutto
vivremmo come cofani ricolmi
di pensieri-cemento
condannati a rivivere il passato
minuto per minuto
inabissati a piombo

una pietas ignota
ci grazia con dimenticanze
momenti che sembravano magnifici
ridotti a ombreggiature
dolori che parevano annientare
edulcorati in ogni forma d’arte
tuttavia
scritti, dipinti, musiche
nulla contengono
di quella giovinezza che si era
spavaldi avventurieri
a sfidare la vita a spada tratta

 

 

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Broken mirrors

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IO non può fare da specchio
a Tu con le sue schegge di similcristallo
finito il baccarat, nel vetro si riflette OI
che non fa 10 ma 01
se poi gli passano lo straccio
sull’argento squillante della testa
attraversano il piano frantumato
Alice e il bianconiglio
la risata del gatto e il cappellaio

la regina di picche a testa in giù
riversa rifritture e déjà vu
nel rovescio di mappe replicate
a decimali minimi
frammenti a zero virgola di sé
coriandoli di silice
il mastro soffia coppe senza fondo
per santi bevitori
d’acqua e sale

 

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Dissolvenza

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

sta scomparendo
a cominciare dagli occhi
il vecchio che biascica parole maligne
come se fosse un altro a parlargli tra i denti
i pochi rimasti
pesca spezzoni di ricordi
nel turbinio d’immagini
fotogrammi di un film che ha preso luce
qua e là
piccole zone morte da cui fuggo
intermittenze mute

vorrei saper sorridere
a chi vive davvero
ai figli costruttori di bellezza
ai loro fiori
vorrei farmi leggera
essere sprazzi d’una gibigiana
che appare illuminando per un attimo
gli spazi di ringhiera

 

 

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