Vulcani spenti

 

cratere_lago_santa-_ana

erano vivi quando le derive
dei continenti emersi
li fecero svettare sui pianori
quando le prime fioriture
vestirono di verde i loro fianchi
prima che il fuoco uscisse dalle bocche
e incenerisse prati

il rosso delle braci
divenne fumo e lame di ossidiana
la roccia un buio di polveri

in quel silenzio triste
tentarono la vita alberi e fiori
ma il vento vorticò sui nomi
li inabissò nel ventre dei titani
la pioggia colmò i vuoti
nacquero laghi tristi
smorti cieli

passarono millenni
ci volle il pianto della pioggia
a farli azzurri

 

(gennaio 2013)

 

 

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Discorso sulla ragione dei sassi

The texture of sea pebbles. stones to the , close

i guardiani del tempo
segnano tacche ai vivi
sul lastrico dei ponti
_avviso agli aspiranti suicidi: siate prudenti_
le burrasche si abbattono improvvise
bisogna abbandonare ogni progetto
accaparrarsi il cielo
prima che l’acqua si trasformi in pietra

non ci si può nascondere a sé stessi
tuttavia
si può tentare un ridimensionamento
dirsi che l’io affacciato alle transenne
è un sosia pretestuoso
e tralasciarsi
e andare verso l’armonia del tutto
che per fortuna ignora minutaglie
le nostre e di ogni ciottolo di rena

 

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Mari del nord

gabbiano e silhouette - by criBo

Guardala da lassù
cielo che spargi nuvole sui morti
e metti nomi d’acqua ai pesci
sai che l’azzurro se n’è andato
impera il grigio

la donna ch’era prossima all’esilio
traduce il mormorio delle conchiglie
le litanie sommesse delle onde
in cerchi disegnati sulla rena
subito cancellati dal riflusso

Dalla cima dei fiordi
si vedrebbe un relitto di polena
stanca di traversate tempestose
starsene muta
immobile tra plastiche e bottiglie

 

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History of frogs

sognare-rane-2

Nello stagno c’è subbuglio
tutt’intorno al baciapile
mezzo ratto mezzo re
come scettro una ramazza
per far finta di pulire
l’acquitrino dei vassalli

ha una nassa senza fondo
dove mettere in berlina
chi non pensa il suo pensiero
dissuasori e dissidenti
farli fuori a inchiostro nero
mentre ai rospi imparentati
impartisce le lezioni:
l’arte è cosa da beffare
eresia da castigare
la lettura è un grave oltraggio
lo scrittore è ’o malament
il poeta un poveraccio
che non ha capito nient

sta seduto sopra il trono
del suo grasso deretano
e all’accolito stellato
alle rane cortigiane
alle larve di palude
ha promesso melma e guano

a noi figli d’altra storia
non ci resta che aspettare
quando il fango finirà
_solo un buco resterà_

 

 

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Alter ego dell’alter ego

 

matrilineare- by criBo

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

 

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Buone maniere e versi da buttare

teinglese2

dialoghi garbati
risate con bon ton
riservatezza tout court
sia mai che ti venissero alla mente
i morti nelle stive, gli annegati
le schiave sulla strada
sia mai che ti spazzassero il sorriso
le donne violentate
le bambine sottratte ai loro giochi
andate in sposa prima d’essere donne
_orchi fedeli a un dio senza pietà_
Mai che ti colga
il pensiero che mentre scrivi rose
ci sono operatori degli espianti
chirurghi che si prestano a interventi
asportazioni d’organi
da vivi che morranno a morti che vivranno.
Non ti sovvenga
dei bambini rapiti, rivenduti
o uccisi a botte dai propri genitori.
Distogli il tuo pensiero
dai viaggi organizzati per pedofili
lo chiamano turismo sessuale
_italiani tra i primi della lista_
Resta lontana dagli affari sporchi
mafie governative
cosche italiche
agli inventori di poemi e affini
non si addice la critica.

E se malgrado tutto
scrivo di fiori cieli e cuori tristi
sono meno di un sasso
una nientezza che
nessuna poesia potrà colmare

 

 

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Cattedrale

 

Chiesa_di_San_Domenico_Maggiore,_Apse,_Naples_(14381535115)

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza san Domenico maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

(da “Coordinate semplici”)

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Un pianto di finestra

pioggia a Lariano - by criBo

Di là dai vetri
_i giardini risultano sfocati_
una macchia d’olivi trema al vento
è più lontano il mondo

pensando ai fatti miei
mi dichiaro innocente
_capitata per caso nel mistero
in sosta di brevissima durata
qui e non so
non so
non so
di croci malportate

piovono cieli
si allargano le faglie
i continenti vanno alla deriva
io qui appartata
mi assolvo dalle colpe tramandate
dal bene che non feci
mi rispetto
nell’infinitamente piccolo ch’io sono

 

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Argine

al di qua della finestra - by criBo

 

è una parola lineare
scritta dove si sta da vecchi
un segno tra il possibile e il reale
__i malanni distolgono__
aghi d’assaggio come aperitivi

pettinavo le tempie con le mani
trattenevo la vita nei capelli
non compitavo l’esistenza a fogli
lasciavo che la vita mi vivesse

i morti sono ovunque
il mare sa
la terra sa

ma qui faccio silenzio
stanziale e provvisoria
gesti al minimo
annodo cocche alle fotografie
_sembrano foglie gialle_
con la pazienza dell’inverno
esilio il tempo

 

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Nel biancore del buio

y cassiopeiae

stiamo
in questo silenzio soffice
tu che hai perduto la personaforma
io che mi alleno a perderla
in un abbraccio d’aria
_quando l’aria si tocca_
e mi sconfino lentamente
entrando nella dimensione che
ci rende vivi
e muti
avendo la parola perso il suono
ed ogni turbamento

qualcuno scrive noi
di notte in notte
e noi leggiamo stelle

 

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Kafkiana 2

https://www.ferraraitalia.it/wp-content/uploads/2017/04/the-cemetery-of-umbrellas.jpg

sotto i tappeti delle feste
la polvere dei giorni quando
s’era vivi lucenti
ho trovato un’intera staccionata
ridotta in truciolato sotto i piedi
bisogna camminare con cautela
scrivere cose tonde e assecondare
se non si vuol finire ramazzati
blatte da processare nei castelli

infuria la follia dei mentecatti
i corridoi percorsi dalle nere
salviniche bandiere e da beote
maionime carenze strutturali

gente che muore prima nel cervello
il corpo segue
pare vincente la stupidità
che uccide più di cancri ed attentati
e l’ignoranza è complice
di predatori in maschera da agnelli

 

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Empirica

la vague, le vent, le cri - by criBo
 
Quando dico “noi”
è per sentirmi meno corpo solo
meno assente
tralascio il mio consistere di poco
il non voler combattere
l’acquiescenza dell’anima
al dolore dei tanti
 
_mi direi_
ma soprassiedo e pluraleggio
_ci diremmo_
che tutto ci sovrasta e sopravanza
noi scampoli di cielo
esposti ai quattro venti del disordine
sennò
chi noterebbe il punto infinitesimo
del “sono” singolare?

                                   

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Spettri e diffrazioni

diffrazioni - by criBo

Sono passati e sono andati via
ne sgrano i nomi in un rosario laico
per evocarne almeno qualche voce
persa l’assiduità del ricordare
resto immobile
mentre la strada va   _si finge fiume_
scorre e sparisce nella notte alchemica
in uno spaziotempo ignota foce

umanamente temo quel nigredo
eppure so che siamo
“della stessa sostanza delle stelle”
particelle adattate a corpi singoli
che smetteremo come abiti vecchi
e chi lo sa
che in un tripudio d’atomi e fotoni
si esista come essenza di pensiero
_forse amore_

 

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Evanescenze funzionali

 

 

balcone- by criBo

come in un film girato in bianco e nero
si risvegliò nel letto d’ospedale
il rumore del tonfo sull’asfalto
finì mentre finiva in dissolvenza
la scena muta del precipitare

si perse in una tenebra acquiescente
divenne un’amnesia tra prima e dopo
quella ragazza che morì a metà

poi nella sala accesero le luci
e si vide una donna
riflessa quattro volte nel futuro
vivere per intero

I MIEI FIGLI - by criBo

 

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La banalità del bene (ovvero fronzoli e fiorami)

thm_jutz_the_farmyard

coccoderie di cieli sempre azzurri
primaverie di prati verdi
galline becchettare a verso sciolto
polente e madrigali
intanto che sull’aia cala la sera (sempre cala)
così come

una perenne fonte che disseta
nel gelido sussurro di dolore
fantasmi del passato
che tormentano l’anima
come rugiada (brina se d’inverno)
nel deserto del cuore
intraprendere un viaggio senza fine
come foglia d’autunno (non se ne può prescindere)
il vociare dei bimbi nei giardini
e parlarsi con gli occhi
piangere a calde lacrime
d’albe radiose e soli risplendenti
e carezzare pelle vellutata (a morte i rospi)
nel respiro profondo dei ricordi
in un canto d’amore senza fine

bisogna ricambiarle queste cose
con giri di parole compiacenti
e non si dica mai la verità
perché i discorsi tra pennuti e affini
conducono alla paglia
e onestamente spero di finire
fingendomi anatroccolo
aspettando Godot (Andersen, sciocca!)
e si salvi chi può

 

 

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Nel fondaco di via S.Gregorio Armeno

 

fondaco

Sotto le case di ringhiera
la porta nera della casastalla
nera come i cavalli col pennacchio
e nero il cocchio
versione funeraria della zucca
lanterne affumicate e croci d’oro
il tiro a quattro per i morti ricchi

nell’ombra una scaletta
portava all’ammezzato
_ci dormivano figli e genitori_
unica presa d’aria
una finestra cupa, a mezzaluna
ricavata nell’arco del frontone
da cui mi salutava Concettina
l’amichetta con cui si andava a scuola

scene da un mondo refrattario al sole
e chi lo visse non esiste più
ora è un mercato acceso di vetrine
insegne e bancarelle variegate
ma sul balcone al terzo piano
c’è una donna tra i fili che si sporge
e d’improvviso è l’ombra di mia nonna
che mi saluta mentre stende i panni

 

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Come la resurrezione delle uova di cioccolato

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRJsiHrEtB4-sPbcUy8NVmnPaqG3Xsw9eMDxIk5AP_Ol_wtCAkD

Saremo riciclati in tavolette
supine negli orti
il nome in spifferi di polvere
_eravamo soggetti a regole genetiche_
ed una volta nati
coperto il contenuto
considerammo solo l’apparenza
l’abito che fa il monaco
finché il rivestimento si assottiglia
e crocifissi al raso dei cuscini
nasconderemo ancora la sorpresa

forse avverrà che un dio
dopo averci scartato
aperto l’uovo e visto il suo terribile segreto
inventi un’alchimia
e ci trasformi in stelle

 

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Non posso essere la timida viola e nemmeno lo voglio

https://imgc.allpostersimages.com/img/print/poster/edvard-munch-der-schrei-1893_a-G-13870189-0.jpg

Perché la vita è un grido
e non va
proprio non va
starsene come mosche su vetri
ad aspettare che finisca il giorno.
è necessario un ululato
per non sentirmi solo un tubo vuoto
dalla bocca a…

non ho sapienza mistica
non credo nelle favole e nei crismi
ed è perciò che urlo
se un bruto mi violenta
se mi lacero mentre partorisco
se mio figlio ha una storia disperata
se un lutto mi fa orfana
se i bambini africani muoiono
per l’oro delle chiese e belle dame
se un bambino rapito
viene venduto all’asta dei pedofili
o ai trafficanti d’organi
se ci governa un guitto o un malfattore
se la terra è spartita tra i potenti
se non bastò saltare da un balcone
per non vedere il sangue sulle pietre

Non morirò tacendo
urlo
verso quel cielo indifferente
da spaccargli le nuvole
sarò l’accusa perentoria a tutte le divine strafottenze.

Voglio una voce d’uragano

(scritta nel 2011, riveduta oggi)

 

 

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La serra di Penelope

fildiferro by CriBo

tesse il filo spinato
brava donna che lavora ai ferri_corti
fa maglie di grovigli ai mendicanti
reti di rovi per giardini
esposti al maestrale

nottetempo
sferruzza rimasugli di ricordi
_ne ha le mani ferite, il cuore un po’ di più_
per restare nel campo delle spine
legge manidifatalità
apprende l’arte del confezionare
paradossi metallici
urticanti vestaglie di lamé

 

 

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Estetica e funzione

https://i1.wp.com/www.robertopoetichimica.it/wp-content/uploads/2017/06/img123359-1180x860.jpg https://i2.wp.com/www.antoniorandazzo.it/ortigia/gallery/palazzo-romeo-bufardeci--4-.jpg

i numeri
tracciati col carbone
sulle case di fango del Ruanda

i numeri
incisi sulle targhe patinate
di residenze e ville di città

hanno lo stesso compito:
segnalare ai presenti che si sta
contrassegnati a vita
nell’alfabeto metamatematico
di varia umanità

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