chi osserva chi

 

onda rorschach- CriBo

senza barriere di difesa
sull’orlo d’una roccia a precipizio
e chi si affaccia
vede il suo doppio immoto
in uno scambio di persona che
capovolge l’assioma naturale
duplica la ragione ed il nonsenso
e in uno spazio onirico
entrambe le realtà fatte pensiero

 

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Il mondo è una stampella virtuale

fantasmi - by criBo

Ci aggrappiamo alle cose
come se fossero eterne
c’inquieta
destarci ogni mattina e ritrovarle
sempre più provvisorie
e scolorite

 

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Finiti l’attenzione e l’annotare

sedie e tavolo - by criBo

quale che fu la storia mia
o quella d’altri
nessuna narrazione mi seduce
le vite nei cortili
le bambolebambine, i soldatini
le confessioni e i “c’erano una volta”
le madeleines e i saggi
non leggo più commedie né tragedie
_restano solo i morti da sfogliare
sopra leggii di ossa_

di sedimenti filosofici
di scienza e metafisica
trabocco di nozioni e di pensieri
_ci vuol poco
a riempire una mente microscopica_
e tuttavia resisto
altalenando
tra i bagliori d’umana conoscenza
e il buio che avanza

 

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Testimonianze in cromatismi autarchici

 

in volo - by criBo

alla corte dei fatti inattendibili
la pittrice di case e copertine
rende ragioni delle dissolvenze
delle nuvole prese a velatura
degli albatri dipinti nell’argento
_è per sentirmi viva_
il giuramento al giudice di pace
che assume a prova linee di confine
colori presi a prestito dal mare
scomposizioni per similitudini
deposizioni un po’ confuse
a stento sufficienti alla difesa:
un modo come un altro per concludere
_ultime pennellate al suo ritratto_

in camera i giurati
in assenza di prove comprovanti
decidono il rilascio a mano libera
_può finalmente entrare in quel suo quadro_

a chi rimane è comminato il compito
di metterlo in cornice

 

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Lila (il Grande Gioco)

via Lila (il Grande Gioco)

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Dell’Indeterminatezza e suoi princìpi

noi che guardiamo il mondo
affascinati dal mistero
e spaventati nello stesso tempo
_il tempo base che ci toglie e mette_
che ci trasforma in apparenza
dal passato al futuro
“quando” è concetto stravagante
e come gatti
nella scatola- terra non sappiamo
se siamo vivi o morti
ma esistiamo
_malgrado il paradosso_
perché l’Osservatore sta vagliando
nei secoli dei secoli la scelta
e nel frattempo
per renderci immortali
ci tiene prigionieri nella scatola

 

 

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A tu per tu con l’io misconosciuto

lampada riflessa 4 -by criBo

Non gli appartengono carte vidimate
ha solo ricordi trafitti da evasioni volute
_i luminari oscurano anziché…_
piccolo e complicato come un atomo
con enormi distanze dal suo nucleo

sa che ne calcano le orme
astutamente
_bastano pochi accorgimenti per_

l’io diseredato non ama interloquire
accetta l’esser stato e poi dimenticato
e la malevolenza dei distributori
di sapienza essiccata
_allori tra di loro_

e si conduce
in assenza di punti e contrappunti
di volta in volta tu
pur sempre io

 

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Ohm

via Ohm

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Di soste inusitate e conseguenze

paradisea - by crBo

nell’acquitrinomondo
rospi e affini
aspettavano il bacio della donna
per la trasformazione prenceazzurra
ma saltellando da una foglia all’altra
diventavano vecchi nell’attesa

la donna anfibia aveva altro da fare
che trasformare principi in ranocchi
o viceversa
lei respirava fiori nel pantano
si teneva in disparte

il Dio delle promesse e delle mele
aveva smesso di creare gli alberi
si concedeva favole sabbatiche
mentre tentati e tentatori
facevano la stessa brutta fine
_non per menefreghismo, ma
perché proprio così doveva andare_
sennò i fratelli Grimm
invece di narrare di cocchieri
di lupi, di uccellini e fratellini
avrebbero cantato il miserere
servito messa o coltivato rape

visto che andò così
non resta che sperare
_l’ultima dea gestisce sogni a ore
è poliglotta, ha catene d’alberghi in ogni dove
e vive in un motel_

 

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Quando si vive al margine di sé

 

il mio kintsugi - by criBo

l’anima non ha spazi da riempire
e non si adegua
ai tentativi di ridare vita
a un corpo andato

la donna è un intervallo
tra l’inizio di strada e la sua fine

ha smesso di parlare
all’uomo che si è spento nella testa
lontano da ogni suono
intermittente e privo di colori
nel mondo suo daltonico

così la donna prende le distanze
fuggendosi negli occhi

 

 

 

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Filogenesi metafisica

00719ee710e35d8bee3d2654c6b4ea82

insieme d’incostanze: l’io depone
l’uovo del suo sentirsi unico
tra le infinite repliche
nasce l’uomogirino e in una virgola
a sua insaputa è già cambiato il mondo
i tu
i voi
i noi
i loro
principiano giornate sotto il sole
in questa dimensione da pantano
schiude la consistenza
accenna la variabile

si nasce tondi e non si muore quadri
tuttavia
non esistendo stampi nel difforme
oltre le coordinate dei batraci
si può nascere tondi
morire quadri
e non finire mai

 

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Non bastano lanterne a fare luce

 

Lanterna_di_Genova_0

Troppa sabbia sotto i ponti
troppo consolidare conti in banca
anziché piloni di cemento
esseri umani da macerie
firmano le condanne
si muore attraversando le città
si muore stando fermi
e vive di domande chi si affaccia
sperando di trovare una risposta
al buio che incombe

 

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EX

02_Tsundoku

Il secolo venturo numero nonsoché
che tutti scriveranno e che nessuno leggerà
immaginarlo non è poi difficile
vediamo un po’: rimasero gli eroi della lettura
_dedicarono ad essi un giorno l’anno_
erano solamente una decina
vecchi e strafatti di letteratura
finché ne sopravvisse uno soltanto
che poi morì di un libro scritto a mano
_un’ overdose d’ipnomorfeina_
intanto che
nel mondo intero si mandava al macero
per sopraggiunti limiti di mensole
in case e librerie

quanto al servizio funebre
fu evento memorabile
la piazza era gremita di scrittori
orfani di quell’ultimo lettore

fu decretato avvenimento storico
ne fecero ritratti e monumenti
_ormai tutti pittori e intagliatori_
ma questa è un’altra storia
di cui si scriverà

 

 

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Ripetizioni con_sonanti e mobili

La Vie et la Mort de Gustav Klimt

coniugazione verbi
nozze tra con_senzienti
testimoni presenti indicativi
barra/futuro semplice
anteriore risulta trapassato
_erano lì in vacanza dai pronomi_
furono visti nei giardini
seduti su panchine ad aspettare
il solito Godot

_avranno sbadigliato nomi errati_
un serpente al guinzaglio
a testimone della verità _muda_

saranno visti dalle autorità
segnati sotto gli occhi
il nerofumo dell’età, la greve
imposizione d’un plissé _la faccia
l’avremmo risparmiata, anche la pancia e le
maniglie dell’amore
_amore da comò senza vestiti_

invitati alla cena delle beffe
come fantasmi in finte cassapanche
a quadruple maniglie

 

 

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Optare per la mousse au chocolat

copernicana - by criBo

La terra non è tonda
è un buco senza la ciambella
vortica e ci risucchia nel profondo
mai ne usciremo vivi
interi intendo. Ma
smolecolati a cellule maligne
coriandoli e sciroppo per sarcofaghe
_un carnevale per scomposizione_
e stiamo allegri
che fa male a Dio
saperci inginocchiati sul granturco

provando a ragionare
se ci si aggrappa al vuoto
si sta nel paradossoprecipizio
illusi che le cifre siano certe
_chi, si muove? se il gesto nello spazio
è ancora spazio?_
un 8 rovesciato
un doppio buco senza le ciambelle
e un giro di farfalle
per farci rassegnare al vuoto eterno

 

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L’eroe dismesso (soltanto l’ippogrifo prese il volo)

«Io sono colui che viene dal profondo. Mylords, voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte.» (Victor Hugo – L’Homme qui rit)

morte luna - by criBo

Accese il fuoco
sedette sotto l’albero del pane
gesti lenti
_era la madre a nascergli carezze_
le madri che li danno alle battaglie
chiari e scuri
il mito della genesi perfetta
scontrarsi con la morte ad ogni istante

smise le lame e le corazze
intorno un nuvolare di fantasmi
presero il posto dei caduti
saggi o folli, svuotati di sé stessi
disarcionati dalle ideologie
_soltanto il sangue rimaneva in sella_
nudi fino al fuggire dei ricordi

che c’entrano le fate
quando la nave è un grido
pensava disegnando nell’argilla
un SOS monocromatico
_né dalle stelle avrebbero mai letto_
ma la speranza affligge i miserabili
gli dei delle risate hanno tagliato bocche
eppur si ride
perché l’imperatore s’è vestito
e mostra solo ciò che vuol mostrare

sbucarono dai sogni antichi schiavi
scesero tra le gomene sfinite
s’udirono rintocchi di campane
un battito sonoro d’ali nere
e tramontò la terra
con tutti i suoi tiranni
e i suoi Gwynplaine

 

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Poco più che farfalle

farfalla nella teca - by criBo

vetrina trasparente antiproiettile
antiqualunquecosa
_un solo fiato può appannare il mondo_
vero che a illuminare si concede
qualche luna d’agosto
qualche sprazzo di festa
ma scivoli di sole non bastano a chiarire
il grigio di una stanza (anche tutta per sé)

pochi amori resistono
_si vive accanto senza mai incontrarsi_
si lavano e si stendono vestiti
per fingere un salotto (ospiti inclusi)
la verità è un sistema aleatorio
dice quel che si vuole
non quello che si è

ci salveremo dalle scritte addosso
dalle lusinghe e dalla poesia
in una gita dentro un marevetro
lontano da ogni faro

 

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Una che ancora sta

piccolo sole da camera -by criBo

cadeva senza mai toccare il suolo
una di voli e d’atterraggi
che dipingeva glicini sui muri
scolpiva il peperino
scopriva nella musica e nei libri
immagini di sé
una che si perdeva in mille pezzi
ma si faceva intera sempre più
una di sviste e imprecisioni
fiera della sua piccola statura
_cresciuta poco, l’anima di più_
faceva l’inventario dei dolori
una che si cullava i figli suoi
felice d’essere viva, amarli, amata
una tra tante

sorpresa di svegliarsi ancora a casa
dopo le notti blu degli ospedali
di guardare trai pini in lontananza
il sole che si arrampica sui rami
una che vive mentre il resto manca
che sa di guerre mari e via tacendo
e non può farci niente

una in partenza senza preavvisi
un libro aperto sopra il comodino

 

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L’età dei giri a vuoto e degli ammanchi

in una stanza tutto l'universo - by criBo

ripetersi vivi ogni giorno
nel paradosso di voler sparire
prima che avvenga inesorabilmente
evitare il pensiero di pensarlo
_sarà scontrosa la faccenda?_
comunque si farà
anche se metti a posto le stoviglie
forse accadrà nel lavandino
un piatto rotto

ti amavano sapendoti lontana
apparizioni da caffè
li amavi nel gravoso rimediare
alla ferocia dei tramonti
alla bellezza cruda dei boccioli
_e i bambini!_ I bambini che ancora non lo sanno
quanto sia irrimediabile l’amore

e tutto il mondo in un cervello solo

il buio infinito
l’infinita luce
è troppo complicato starci dentro

 

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Nonsense

 

ombre sul porfido

 

L’ombra mi calpesta
non sembra che si appoggi
o gravi sulle spalle. È chiara
una macchia che sconfina
_vitiligine dell’anima_ incurabile
come sapersi duplicata in bianco madreperla
mi avvolge
chi la vede ne sa, di queste avviluppanti ombre
per esperienza o per sentito dire

il corpo è senza precisione
si sposta in onde che visivamente
fanno una donna antica
_per non dire vecchia, ch’è brutto_
e si percorre in largo e in lungo
si snoda tra i residui della fu

possono i ruderi avvistare
le proprie pietre orizzontali
le colonne cadute?

 

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